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Comitato tecnico scientifico: atti secretati fino al 10 settembre

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Il Consiglio di Stato si è espresso nelle scorse ore sulla spinosa vicenda legata alla desecretazione degli atti del Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile, l’organismo al quale il governo si è affidato per la sua azione di contrasto alla diffusione del Coronavirus.

Tutto nasce dall’istanza al Tar del Lazio della Fondazione Einaudi, nella quale si chiedeva che fossero desecretati gli atti che hanno portato alla chiusura, all’isolamento domestico e alle altre norme stabilite con i vari DPCM emessi nei mesi della pandemia. Il tribunale amministrativo regionale, lo scorso 22 luglio, aveva accolto questa richiesta, ma la sentenza è stata appellata,tramite l’avvocatura dello Starto, dal governo. Si arriva, dunque, all’intervento della terza sezione del Consiglio di Stato presieduta dall’ex ministro Franco Frattini, che dà ragione all’esecutivo e sospende la sentenza del Tar. La decisione finale, tuttavia, è demandata al collegio, che esaminerà la questione il 10 settembre. Fino a quella data, quindi, gli atti rimarranno secretati. Decisione, questa, che come spiega lo stesso Consiglio di Stato è stata presaper non pregiudicare definitivamente l’interesse dell’amministrazione contraria all’ostensione degli atti in attesa della decisione del collegio (che sarebbe inutile ad ostensione degli atti avvenuta), vista la materia meritevole di approfondimento giuridico“.

Una questione chiaramente complessa, che merita un adeguato approfondimento e che potrebbe anche concludersi con una risoluzione contraria al volere del governo. Nel decreto emesso ieri, inoltre, si evidenzia che i verbali “hanno costituito il presupposto per l’adozione di misure volte a comprimere fortemente diritti individuali dei cittadini, costituzionalmente tutelati ma non contengono elementi o dati che la stessa appellante abbia motivatamente indicato come segreti;” che “le valutazioni tecnico-scientifiche si riferiscono a periodi temporali pressocché del tutto superati e che “la stessa Amministrazione, riservandosi una volontaria ostensione fa comprendere di non ritenere in esse insiti elementi di speciale segretezza da opporre agli stessi cittadini”. Il decreto monocratico, tuttavia, esprime anche alcune perplessità sulla vicenda: “non si comprende, proprio per la assoluta eccezionalità di tali atti” per quale motivo debbano essere inclusi “nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa, ribattezzata freedom of information act sul modello americano, prevede come regola l’accesso civico”.

L’accesso civico è, dunque, la regola, mentre la non accessibilità rappresenta un’eccezione… É proprio questo il punto focale della questione, quello che probabilmente costituirà un punto di partenza quando, il 10 settembre, la questione sarà definitivamente esaminata. L’atteggiamento dell’esecutivo, che può essere letto come oscurantista, non depone certamente a favore di un chiarimento pubblico e di una lucida analisi su quei dati e quelle evidenze che, nei mesi passati, hanno motivato l’adozione di misure straordinarie. Non si può certamente negare la grave emergenza sanitaria, nè tantomeno sostenere che il virus non sia mai esistito, ma d’altra parte paiono leciti i dubbi e le richieste di delucidazioni sulla gestione di questa emergenza, su tutte le decisioni istituzionali. Verità e limpidezza su questi aspetti sono indispensabili perché – se dovessero venire meno – si darebbe adito al dubbio e al sospetto, si incoraggerebbe ogni tipo di teoria negazionista o complottista.

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