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Come sarà il presente "ibrido" della Bocconi 

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Per l’Università Bocconi di Milano affrontare lo scenario di una convivenza col Covid rappresenta “una grande opportunità di capire e sperimentare qualcosa di veramente nuovo rispetto al passato”.

“Cerchiamo di guardare oltre la contingenza – spiega all’AGI il Rettore Gianmario Verona – questa situazione può essere il volano per un’università ancora più digitale. Ho ‘sentito’ molti anticorpi contro il digitale, sembra che fare corsi in digitale significhi diventare un’università telematica o a distanza. In realtà, l’università deve continuare a vivere fisicamente, deve essere nel Campus e chiedere la presenza degli studenti, ma non bisogna sottovalutare l’importanza del digitale come la abbiamo compresa appieno in questi sei mesi”.

Non c’è il rischio, secondo Verona, di un futuro in cui professori e studenti se ne stiano ciascuno a casa a propria con davanti uno schermo: “Non è quello che accadrà perché la didattica è solo una parte, sebbene fondamentale, dell’università, ma poi ci sono una serie di servizi che vengono offerti allo studente e devono essere erogati a livello fisico, tenendo presente che le capacità di interazione vengono maturate nell’ateneo inteso come luogo fisico”.

Il presente, non solo il futuro immaginato, sarà “ibrido” alla Bocconi, cioé con un’offerta didattica sia in presenza che no e talvolta con l’uso contemporaneo di entrambe le modalità. “Abbiamo immaginato tre tipologie di corsi – illustra il Rettore – un primo tipo sono quelli che seguono il modello standard utilizzato da molte università col docente che fa lezione in aula mentre viene ripreso dalle telecamere e gli studenti che ruotano, una settimana in presenza e l’altra in remoto. Ad alcuni docenti, particolarmente bravi col digitale e che insegnano materie legate alla tematica digitale come ‘Data science’ o ‘computer science’, abbiamo chiesto di proiettarsi nel futuro e tenere  corsi interamente online”. 

“Si tratta comunque di corsi arricchiti da una serie di modalità che permettono agli studenti di interagire attraverso un servizio ricco di possibilità. Una terza possibilità prevede che si separi la parte teorica da quella applicativa. Il docente fa la parte teorica in digitale a tutti gli studenti e poi replica la stessa sessione in classe con metà degli studenti. La parte più applicativa la farà due volte. È un modello innovativo perché  riflette le potenzialità del digitale che permette di fare cose molto interessanti ma è più limitato per fare cose più applicative. In questo modo si ottiene il meglio di tutto”. 

La premessa di tutto questo è garantire la sicurezza in termini sanitari. “La logistica dei percorsi prevede distanziamenti anche più restrittivi di quello che le normative richiedono. Siamo aiutati anche dall’ampiezza delle nostre aule. Abbiamo investito 3 milioni per la sicurezza che comprende gli investimenti dal punto di vista tecnologico perché ci siamo voluti dotare non solo di una didattica a distanza ma anche interattiva che ci permetta la didattica in aula e a distanza”. Verona sottolinea che si è pensato anche ad aiutare “le famiglie che in questo ultimo anno si sono trovate più in difficoltà e che volevano iscrivere i figli in Bocconi. Per loro, abbiamo aggiunto 3 milioni ai 30 di solito  stanziati per le borse di studio”.  

Vedi: Come sarà il presente "ibrido" della Bocconi 
Fonte: cronaca agi

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