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Cinema e psichiatria: tra i “Corti in Cortile” l’idea di Totò Calì.

di Livio Mario Cortese

Follia ed ironia, satira e sopravvivenza: su tutto la Bellezza che crea oltre ogni disagio psichico.


Si chiamerà Cinema e psichiatria una particolare sezione della rassegna “Corti in Cortile”, il festival internazionale dei cortometraggi diretto da Davide Catalano ed ospitato per il decimo anno a Catania. La sezione, curata dal poliartista Totò Calì (ben noto vignettista de “La Sicilia”), accoglierà una serie di filmati realizzati da pazienti di vari Dipartimenti di Salute Mentale. L’evento, che inizierà al Cortile Platamone sabato 15 Settembre alle 9.30, vedrà la presenza di ospiti quali l’assessore regionale alla Sanità, insieme alle più alte personalità del Dipartimento di Salute Mentale catanese; non mancheranno i primari dei reparti ed alcuni pazienti. Cosa potranno aspettarsi gli spettatori? Lo abbiamo chiesto all’ideatore Calì. “Attraverso i filmati potranno ricavare una visione della malattia mentale un po’ diversa da quella legata a cliché e giudizi a priori, osservando e cercando di comprendere il percorso creativo di questi pazienti”. Ma quali le ragioni per una simile scelta tematica? “L’evento non vuol raccontare le patologie, ma la sanità mentale attraverso la capacità di pazienti ed operatori di creare attività riabilitative che consentano ai pazienti stessi di considerare gli aspetti della propria vita che hanno condotto alla patologia. Attraverso i laboratori, si possono sperimentare capacità artistiche magari insospettate”. E questo può condurre ad un miglioramento? Il discorso è ampio, e il dott. Calì lo sviluppa su vari piani: nello specifico, alcuni soggetti presentano indubbi miglioramenti, nessuno peggiora. “L’idea di fondo è lavorare sull’intelligenza emotiva: attraverso l’arte, riscoprire esigenze di base. Sopravvivenza, procreazione e attrazione, afflato spirituale: quelle stesse che fondarono le più antiche manifestazioni artistiche umane, fino al pensiero illuminista”. Si tratta di un indubbio spartiacque per la cultura europea, ma in che modo questo raggiunge il tema dei cortometraggi? “Quella corrente di pensiero ha aperto vie lungo le quali l’uomo si è creduto capace di sostituirsi alla divinità: un discorso che giunge al pensiero di Nietzsche. E si riflette anche nella psichiatria ottocentesca, dalle finalità contenitive: il pazzo creava disordine, la scienza salvaguardava le regole sociali destabilizzate dal folle”.  Più oltre, tratteggia Calì, si andò ad associare il “disordine” a cause organiche e cure farmacologiche, ma anche questa visione è oggi superata: “Sempre più si propende per un lavoro olistico attorno all’esistenza dell’uomo: composta da cognizioni, relazioni, esperienze che non possono essere sganciate l’una dall’altra. Ricerche neuroscientifiche sulle connessioni tra neuroni inducono a credere che determinate attività pratiche possano portare giovamento ai malati psichici”.

Cinema e psichiatria è anche questo: espressione di un modo diverso per intendere il concetto di cura. “Spesso il malato psichico non ha coscienza della malattia: perciò le attività artistiche servono a conoscere il soggetto, evitando la parola filtrata dalla ragione e suscitando in tal modo contenuti sconosciuti anche al paziente. Molto conta quel benessere che ciascuno vive dinanzi al dato estetico, legato alla creazione personale”. Ma cos’ha condotto un artista poliedrico a cimentarsi tra follia e salute mentale? “Nove anni fa mi è stato proposto di realizzare questi laboratori coi pazienti psichiatrici, e non mi sono tirato indietro. Ho compreso così quello che considero il senso dell’essere artista: motivare gli altri ad esserlo a loro volta”. Ma la sensazione è che esista un rapporto tra il lavoro del vignettista satirico e questo particolare segmento di mondo. “C’è, ed è dato dall’ironia: utile ad esorcizzare il male che ci attornia e a sopravvivergli. Serve a smontare l’angoscia del paziente, ad aiutarlo nel fare esercizio di benessere e perciò iniziare a liberarsi dei propri fantasmi”. Follia e salute mentale: come definirle con meno equivoci possibile? “Follia potrebbe essere tutto e il suo contrario, persino Dio: ciò che diventa abnorme e non riesce ad entrare nel pensare umano. Più comunemente, l’uscire dai canoni. Patologia se si attuano comportamenti nocivi per se stessi o chi si ha attorno, positività nell’ invasamento creativo”. E la salute mentale? “Ce la costruiamo quotidianamente: non è dato nascere sani e può esistere una predisposizione alla malattia mentale, poi però influiscono l’ambiente e le relazioni che ci costruiamo. Ma è pure  prevenire quelle condizioni che potrebbero danneggiarci: restare umani in una cultura individualista, determinata anche dal filtraggio tecnologico che porta a costituire relazioni take-away”.

Un clima che sembra incoraggiare nevrosi e conflitti: il culmine è quella “Sindrome da disconnessione” individuata negli ultimi dieci anni. Servirà una sana ironia a tutelarsi da questa ed altre aberrazioni? Forse, dinanzi a Cinema e psichiatria, il pubblico troverà una risposta.


 

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