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Caso imprenditore Bramini, Csm contro media e politici. Finalmente una ricostruzione reale dei fatti.

ROMA, 10 APR – E’ diventato consulente del ministro Di Maio e alla vigilia dell’esecuzione dell’ordine di rilascio dalla sua villa, pignorata dopo il fallimento della sua azienda, ricevette le visite di solidarieta’ di entrambi i futuri vice premier del governo Conte. Ma ora il Csm, con una delibera approvata dal plenum, riscrive la storia della vicenda giudiziaria dell’imprenditore Sergio Bramini, assurto a simbolo delle aziende fallite a causa del mancato pagamento di crediti da parte dello Stato.
  Palazzo dei marescialli esamina il caso, intervenendo a tutela del giudice di Monza Simone Romito, che firmo’ il provvedimento sulla villa di Bramini, e che percio’ da alcuni politici e media e’ stato “denigrato, offeso e diffamato perche’, si e’ detto, violava la legge e la Costituzione”, come ha lamentato la presidente del tribunale di Monza, Laura Cosentini, quando e’ stata ascoltata dalla Prima Commissione del Csm. E afferma che il “forzato sloggio” dell’imprenditore dall’immobile fu in realta’ una “condotta coerente con la normativa vigente”.
  Nel mirino dei consiglieri ci sono innanzitutto i media e “in particolare la trasmissione televisiva le Iene” , colpevoli di aver ricostruito i fatti “in maniera distorta e faziosa”: riferirono che la societa’ di cui Bramini era rappresentante legale era stata fatta fallire per le inadempienze degli enti pubblici, una circostanza che “non risulta aderente alla realta'”. E omisero di dire che “i debiti sopravanzano e di gran lunga l’attivo sociale che si potrebbe riscuotere ove gli enti pubblici coinvolti pagassero i loro debiti”. E a conferma che il quadro era diverso da quello descritto dai mezzi di comunicazione, il Csm riporta le parole della presidente del tribunale di Monza: “nel pignoramento immobiliare stanno agendo due creditori personali del signor Bramini, che quindi non hanno niente a che vedere con il rapporto debiti e crediti che c’e’ nella Srl”.
  Palazzo dei marescialli bacchetta anche quei “soggetti istituzionali”, politici in testa, che con “indebite interferenze” hanno determinato “un reale e grave turbamento al regolare svolgimento della funzione giudiziari”. Furono in diversi a mobilitarsi per evitare che l’imprenditore dovesse lasciare la sua abitazione. A cominciare dal senatore dei 5S Gianmarco Corbetta che proprio a questo scopo stabili’ a casa dell’imprenditore il proprio domicilio, contando sulle sue prerogative di parlamentare. Esponenti della Lega (il deputato Andrea Crippa e i senatori Emanuele Pellegrini e Massimo Romeo) si rivolsero al prefetto perche’ si soprassedesse allo sgombero,
paventando problematiche di “ordine pubblico”. E il prefetto, secondo quanto riferito dal giudice Romito, fece a sua volta “pressanti richieste” per il rinvio dell’esecuzione del provvedimento e gli propose un “irrituale incontro” anche con Bramini. Il Csm “comprende che il prefetto abbia cercato di arrivare a una soluzione di mediazione”. Ma sottolinea che “tali problematiche sono sorte in virtu’ di una campagna di stampa alimentata ad arte, che ha considerato solo le rumorose proteste del debitore”. (ANSA).
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