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Caro-prezzi dell’energia: una truffa

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Il governo è intervenuto tassando gli extraprofitti. Ma il punto è come contrastare una regola di mercato basata sulle contrattazioni sul mercato giornaliero indipendentemente dall’esistenza di mercati a lungo termine, permettendo questo tipo di speculazione

di Renato Costanzo Gatti

È la prima volta, a mia conoscenza, che un governo in carica denuncia platealmente delle truffe che hanno sconvolto il panorama economico italiano. Si tratta di truffe, stiamo parlando di Codice Penale, che hanno inciso in modo sostanziale sulla situazione economica del nostro paese danneggiando in primis i consumatori e alla fine, come al solito, sono ricadute a carico dei lavoratori.
Mi riferisco alla denuncia fatta dal ministro Cingolani per quel che riguarda il prezzo dei beni energetici che sono aumentati in maniera inusitata ancor prima dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina.
Ci troviamo di fronte ad un classico risultato delle aberrazioni risultanti dal cosiddetto libero mercato nel caso in cui esista un mercato monopolistico o oligopolistico. In pratica il prezzo dei materiali energetici, seguendo la legge del System Marginal Price (SMP), è basato sulle contrattazioni sul mercato giornaliero indipendentemente dall’esistenza di mercati a lungo termine che sanciscono un prezzo fisso per un tempo contrattualmente determinato. Se cioè una quota residuale di transazioni avviene sul mercato spot, determinando un certo prezzo, le quotazioni avvengono su questa base, senza considerare che transazioni consolidate in contratti a lungo termine abbiano scontato prezzi di gran lunga inferiori. Se cioè sul mercato spot (scambio con pagamento immediato) si determina un prezzo di 2,00 nulla importa che il grosso delle transazioni avvengano sulla base di contratti a lungo termine al prezzo concordato di 0,50. Anzi, succede che chi acquista a 0,50 rivenda sul mercato spot al prezzo di 2,00 guadagnando la differenza di 1,50. Ebbene in un mese le imprese che hanno acquistato a prezzi a lungo termine rivendendo sul mercato spot hanno guadagnato ben 40 miliardi di euro.
Il governo è intervenuto tassando questi profitti, prima al 10 e successivamente al 25%, anche se forze politiche (ad esempio Azione di Calenda) richiedessero una tassazione al 50%. Il punto, comunque, non è sul quanto tassare questi profitti speculativi, il punto è come combattere una regola di mercato, evidentemente errata, che permette di speculare questi guadagni. Se il governo è intervenuto ex-post introducendo una imposta, di cui è dubbia la legittimità essendo quei profitti già tassati dalla legislazione vigente, occorre chiedersi se invece di accettare il sistema e correggerlo con norme di dubbia legittimità non sia il caso di risalire a monte e correggere le norme “di mercato” che generano questi spropositi.
Va pure ricordato che scommettitori di borsa, avendo erroneamente stimato un ribasso dei prezzi hanno venduto energia con consegna a termine, contando di acquistarla successivamente a prezzi ridotti. Non verificandosi il calo dei prezzi, sono obbligati a comperare ora, contribuendo al rialzo dei prezzi, per onorare la vendita a termine. In sintesi: o ha ragione il mercato ed allora non dobbiamo stupirci del rincaro, o il mercato sbaglia ed allora bisogna rivedere il mito del mercato.
Cingolani ha definito il fenomeno come “una truffa”, non mi risulta che abbia fatto una denuncia alla procura della Repubblica, ma il tema, incombe sulle scelte politiche sul nostro sistema economico. Draghi ha portato a Bruxelles la sua proposta di “price cap” e la Commissione prenderà del tempo per studiare il modo migliore per attuare il tetto al prezzo del gas e dovrà anche valutare in tutta obiettività se questa cosa è fattibile e se non provoca danni peggiori del beneficio prodotto.
Fatto sta che la proposta di “price cap” tenta di arginare, ma non di sconfiggere, i meccanismi perversi del mercato in generale e dei futures in particolare; un mercato di scommettitori speculativi simbolo vivente della pericolosità del capitalismo finanziario.