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Cade un altro muro: gli assi del baseball cubano possono giocare negli Usa

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La massima lega professionistica di baseball (MLB) e la Federbaseball di Cuba hanno firmato uno storico accordo per il libero accesso dei giocatori dell’Avana nelle squadre Usa, senza più tensioni diplomatiche. Un accordo che, equiparandosi a quello con le leghe asiatiche, in cambio di una percentuale su tutti i trasferimenti degli atleti dal piccolo paese caraibico agli Stati Uniti cancella anni e anni di frizioni, e drammi umani e familiari. Che dura addirittura dal 1960, dalla guerra Fredda Usa-Urss. E, solo al 2014, ha coinvolto oltre 350 giocatori fuggiti dalla patria attratti dai contratti milionari della MLB.

A Cuba, anche in caso di partecipazioni ad altri campionati all’estero, dovevano sempre versare una percentuale allo Stato e, in caso di dipartita verso l’Eldorado a stelle e strisce, che poteva avvenire solo in maniera illegale, visto che i due paesi – pur così vicini geograficamente – non intrattenevano rapporti diplomatici, essendo Cuba legata al blocco dell’Europa dell’est dominato dall’ex Unione Sovietica, i giocatori locali non potevano più tornare in patria. Creando non pochi problemi collaterali agli atleti che si accordavano con organizzazioni criminali alle quali restavano poi irrimediabilmente legati. 

Nel 2014, il Los Angeles Magazine ha infatti raccontato l’Odissea di Yasiel Puig per poter diventare il fuoriclasse dei Dodgers 2013-2018. L’esterno destro, poi soprannominato dai media “Cavallo selvaggio”, cioè il difensore che esalta le folle correndo verso le palle che arrivano nella zona esterna per cercare un’eliminazione al volo del battitore o rilanciare velocemente la palla verso il campo interno, per fermare le corse sulle basi, aveva cercato sin dal 2009 di raggiungere il Messico, per diventare un residente locale e poter diventare eleggibile per la Major Baseball League. Ma per ben 13 volte era stato stoppato in modo anche rocambolesco.

Finché non c’era finalmente riuscito, con l’aiuto però di Los Zetas, un famigerato cartello di droga messicano. “Rimanendo quindi bloccato se non da un vero e proprio rapimento”, come avrebbe sottolineato il mitico pugile Yunior Despaigne. "Si era legato a loro volontariamente, ma non era libero di andarsene senza versare parecchio denaro, pena il taglio col machete di un braccio o di un dito, che gli avrebbe impedito di giocare a baseball”. 

Alla fine, i contrabbandieri avevano “venduto” Puig per 250.000 dollari a Floridian Raul Pacheco, il presidente di T&P Metal e PY Recycling di Miami. Il quale si era accordato col giocatore per una percentuale del 20% dei guadagni futuri nella MLB. Anche se, passaggi vari, la libertà è costata 2-3 milioni di dollari.

“La MLB ha cercato di porre fine al traffico di giocatori di baseball da Cuba da organizzazioni criminali”, ha commentato il commissioner del baseball, Rob Manfred. “Questo accordo offre una alternativa sicura e legale”. Ha effetto dal 31 ottobre 2021, ed è il frutto di molteplici incontri fra la MLB e l’amministrazione Trump, dopo la marcia indietro del nuovo presidente Usa rispetto al precedessore, Barak Obama, che aveva iniziato la trattativa nel 2014.

Sarà la Camera di Commercio Internazionale a dirimere le eventuali controversie: i giocatori over 25, con sei anni nella Lega cubana potranno firmare per la Mlb, versando un indennizzo alla federazione in percentuale al loro ingaggio, per ogni under 25 le franchigie della MLB dovranno invece versare inderogabilmente a Cuba il 25% del loro compenso. 

Quanti milioni di dollari sono?

Vedi: Cade un altro muro: gli assi del baseball cubano possono giocare negli Usa
Fonte: sport agi

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