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BÍOS PYTHAGORIKÓS

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di Gianni De Iuliis

 

Carl Huffman, nella sua opera Il sapere greco, introduce il principio del bíos pythagorikós, cioè della vita pitagorica, ovvero regole e precetti di come affrontare la vita e la quotidianità secondo il filosofo di Samo.

La condotta di vita pitagorica contiene numerose regole, per lo più centrate sulla condizione di «purezza».

Nel bíos pythagorikós compare per la prima volta il divieto di avere relazioni extraconiugali.

Ma fondamentali per il bíos pythagorikós risultano le regole alimentari.

Innanzi tutto i pitagorici si guardavano bene dal mangiare le fave, evitando anche il semplice contatto. Esistono due interpretazioni a riguardo. Quella di Gerald Hart, secondo cui il favismo era una malattia molto diffusa nella zona del crotonese; quella di Claude Lévi-Strauss, per cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell’impurità, dalle quali il filosofo si deve tenere lontano.

Pitagora (571-570 a.C –490 a.C.) è tradizionalmente considerato l’iniziatore del vegetarianismo in Occidente, ce ne parla Ovidio nelle sue Metamorfosi, associando il suo vegetarianismo alla credenza nella metempsicosi, per la quale negli animali vi è un’anima non diversa da quella degli esseri umani.

Diogene Laerzio sostiene inoltre che Pitagora fosse solito mangiare pane e miele al mattino e verdure crude la sera; in più implorava i pescatori affinché ributtassero in mare quello che avevano appena pescato.

Per quanto concerne l’etica, i pitagorici, facendo seguito alla dottrina dell’armonia, definirono la giustizia come un numero quadrato (che si ottiene moltiplicando X per se stesso). La giustizia è cioè raffigurata come un quadrato, la cui superficie si calcola moltiplicando il lato per se stesso. In tale maniera si rende il concetto di giustizia come una figura geometrica completa e limitata, con angoli e lati uguali, a voler proprio sottolineare il suo valore di reciprocità e di armonia: infatti la giustizia si ottiene premiando i meriti uguali con uguali compensi e punendo le colpe uguali con uguali pene.

Si ricollega al pitagorismo la dottrina dell’encefalocentrismo, che sostituisce quella del cardiocentrismo. Tale dottrina avrà molto successo nella biologia moderna. L’organo della vita spirituale dell’uomo è quindi il cervello e non il cuore.

Il pitagorismo ha avuto un’influenza decisiva nella filosofia successiva. In particolare la storia degli effetti riguarda soprattutto la fondazione scientifica della matematica. La matematica cioè perde il suo carattere pratico «orientaleggiante», divenendo un codice ermeneutico del reale. La natura si esprime matematicamente, quindi per comprenderla è necessario conoscere il linguaggio della matematica. La scienza moderna si fonderà su tale intuizione.

Concludiamo la parte relativa a Pitagora con una citazione di Bertrand Russell, tratta dalla sua Storia della filosofia occidentale:

«Non so di nessun altro uomo che abbia avuto altrettanta influenza nella sfera del pensiero. […] Ciò che appare come il platonismo, si trova già, analizzandolo, nell’essenza del pitagorismo. L’intera concezione di un mondo eterno rivelato all’intelletto, ma non ai sensi, deriva da lui. Se non fosse per lui, i Cristiani non avrebbero pensato a Cristo come al Verbo; se non fosse per lui i teologi non avrebbero cercato prove logiche di Dio e dell’immortalità. Ma in lui tutto ciò è ancora implicito».

(19. Continua)