Type to search

America2020: Corte Suprema. Cinque candidate, una battaglia

Avatar
Share

AGI – Comunque vada, sarà una donna. Donald Trump ha cinque candidate sotto esame e “senza indugi” annuncerà  sabato alal casa Bianca  la sua scelta per sostituire alla Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, la giudice e icona liberal morta venerdì all’età di 87 anni. La favorita, Amy Coney Barrett, 48 anni, è stata ricevuta ieri alla Casa Bianca mentre Barbara Lagoa, 52 anni, cubana-americana, potrebbe incontrare il presidente venerdì a Miami, in Florida, uno Stato in bilico che decide elezioni presidenziali.

I will be announcing my Supreme Court Nominee on Saturday, at the White House! Exact time TBA.

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump)
September 22, 2020

Comunque vada, la nomina si vota entro l’anno, assicura il leader di maggioranza al Senato, Mitch McConnell, in ogni caso, anche spostando in avanti il calendario, sarà questa maggioranza repubblicana a votarla, anche se il tycoon venisse battuto o se il controllo dell’Aula passasse ai democratici. “Preferirei che il voto avvenisse prima dell’Election Day” del 3 novembre, tira dritto il capo della Casa Bianca, pur anticipando (su Fox News) che entro il 2020 è okay.

Per Trump, comunque vada, sarà un successo

Comunque vada, per lui sarà un successo la possibilità di nominare un terzo giudice alla Corte Suprema nel suo primo mandato, come non avveniva dai tempi di Richard Nixon. Non solo perché le scelte per il massimo organo giudiziario Usa giocano un ruolo enorme nella partita per il consenso in chiave elettorale, ma anche perché i democratici rischiano di farsi avvolgere in uno scontro tale da distogliere l’attenzione dal coronavirus, l’unica arma affilata di cui dispongono. Dato che “anche le migliori argomentazioni falliscono se sono condite di digressioni”, come ammoniva il filologo e critico letterario Fausto Cercignani, per i democratici è essenziale che le presidenziali si confermino un referendum sulla gestione della pandemia che negli Stati Uniti ha ucciso 200 mila persone.

Sostituire Ruth Bader Ginsburg, bandiera del progressismo americano, venerata come una rockstar, è un’impresa anche per un tipo disinvolto come Trump. La sua salma sarà esposta venerdì nella ‘rotunda’ di Capitol Hill, con tanto di picchetto d’onore militare, come non era mai avvenuto prima per una donna.

Il comandante in capo ha definito ‘The Notorious Rbg’ un “titano del diritto” e la sua scomparsa un evento triste. Ma ha messo in dubbio l’autenticità del suo testamento politico, dettato alla nipote prima della sua morte: “Il mio più fervente desiderio è che io non venga sostituita fino a quando non si sarà insediato il nuovo presidente”.

Il testamento politico di Ruth

The Donald l’ha butta là, en passant, sollevando il sospetto di una cospirazione dem. “Non so se l’abbia detto lei o se sia stato scritto da Adam Schiff o Pelosi. Sarei più incline verso la seconda. Okay. Come sapete è spuntato fuori dal nulla. Suona benissimo, ma suona come un affare di (Chack) Schumer, o di Pelosi, o di Shifty Schiff. Diciamolo, è stato portato dal vento. Forse l’ha scritto lei e forse no”. Trump che fa Trump, allude, illude, devia, svicola e punge.

Se a prendere il posto di Ginsburg alla Corte Suprema dovesse andare una giudice conservatrice (cosa più che probabile), Trump cementerebbe una schiacciante maggioranza di destra (6 a 3) mettendo a rischio ogni conquista liberal, dall’Obamacare al diritto all’aborto sancito dalla storica sentenza ‘Roe contro Wade’ del 1973.

Lo sfidante democratico per la Casa Bianca Joe Biden fa quello che deve e può fare, è insorto, parlando di abuso di potere ed esortando i senatori ad un voto di coscienza. Lui non ha presentato alternative, limitandosi a dire, mesi fa, che avrebbe scelto un’afroamericana. La Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha perfino ventilato un nuovo impeachment. Il partito dell’Asinello vuole che sia il prossimo presidente a fare la nomina, proprio come chiesero (e ottennero) nel 2016 (nel caso di Merrick Garland indicato da Barack Obama) i repubblicani che però allora (come oggi) controllavano il Senato.

Chi dovrà scegliere il sostituto della Ginsburg?

Un sondaggio condotto da Morning Consult segnala come l’opinione pubblica sia spaccata sul tema, con il 50% degli elettori americani convinto che sia il nuovo presidente a dover scegliere chi sostituirà Ginsburg. Il 79% dei democratici è favorevole al rinvio a dopo l’Election Day, così come il 49% degli indipendenti mentre il 71% dei repubblicani ritiene che la scelta sia di Trump. Per approvare una nomina per la Corte Suprema al Senato basta la maggioranza semplice. Il Grand Old Party vanta 53 seggi su 100. 

Le senatrici repubblicane Susan Collins e Lisa Murkowski hanno già fatto sapere che vogliono che sia il vincitore del 3 novembre a fare la nomina. McConnell può permettersi un’altra defezione perché nel caso di parità sarebbe il vicepresidente Mike Pence a votare con la maggioranza, facendo passare la nomina. Il senatore repubblicano Lindsey Graham si è schierato con la leadership del partito pur avendo dichiarato in passato che nessun giudice dovrebbe essere confermato in un anno elettorale. E se alcuni manifestanti hanno sfilato per protesta ieri davanti alla casa di Graham, Trump ha detto che Collins e Murkowski “saranno colpite duramente” per la loro posizione politica in dissenso con il presidente e la maggioranza del partito.

Tutti i riflettori sono ora puntati sull’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney, l’unico ad aver votato a favore dell’impeachment di Trump per il Russiagate e che ha annunciato un comunicato per oggi. Nella top five di Trump vi sarebbero (oltre a Barrett e Lagoa) anche Joan Larsen, 51 anni, giudice della Corte Suprema del Michigan, Allison Jones Rushing, 38 anni, confermata solo 18 mesi fa come giudice della Corte d’appello del quarto circuito a Richmond, e Kate Comeford Todd, 45 anni, avvocato mai stata giudice.
 

Barret, 48 anni, cattolica, giudice distrettuale e professore alla Notre Dame Law School, ha lavorato con Antonin Scalia, il giurista italoamericano, tra gli interpreti più conservatori della Costituzione statunitense, scomparso nel febbraio del 2016. Nel 2018 fu presa in considerazione per sostituire il giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy. Alla fine Trump le preferì Brett Kavanaugh, confermato dopo infuocate audizioni seguite alle accuse di tentato stupro. Barrett “me la tengo per Ginsburg”, avrebbe detto The Donald in quell’occasione e forse oggi è arrivato il suo momento.
Comunque vada, sarà una donna. Comunque vada, sarà una battaglia. 

 

Vedi: America2020: Corte Suprema. Cinque candidate, una battaglia
Fonte: estero agi

Tags:

You Might also Like