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Alla partita invece che al voto: a Palermo ha vinto il menefreghismo

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Ma chi non è andato a votare non ha poi alcuna credibilità quando parla, magari sui social o al bar, di città in ginocchio, di fuga di cervelli, di futuro dei nostri figli e di diritto al lavoro…

di Alessandro Cucchiara

La partita del Palermo del 12 Giugno andava spostata, su questo non c’è dubbio.

Nonostante le dichiarate capacità delle Forze dell’ordine di gestire evento elettorale ed evento sportivo contemporaneamente, la cosa giusta da fare era spostare questa partita: la Prefettura non ha voluto/potuto imporsi sulla Lega Pro.

Di bello questa partita ha avuto soltanto la vittoria del Palermo e l’entusiasmo dei tifosi veri, perché il resto tra polemiche e bagarini ha mostrato tutto il marcio che c’è nel calcio.

A prescindere, questa partita è stata un’offesa per la sacralità del momento elettorale; per l’impegno di candidati e relativi staff; per i lavoratori ai seggi elettorali che si sono spaccati la schiena; e infine per Palermo stessa.

La combo micidiale tra disordine nei seggi la mattina, con sezioni chiuse fino alle 12 e impegno della partita alle 21 ha portato migliaia di persone a non andare a votare. Ma questo giustifica chi non è andato a votare solo parzialmente.

Sono andati a votare 227.000 palermitani su 543.000 circa avanti diritto: 41,85%. Poco meno del 60% di palermitani non ha votato, per impossibilità o più probabilmente perché se ne è fregato oppure si è stancato di stare in fila. Quelli che si lamentano per un’ora di fila magari poi li troviamo in fila per comprare l’orologio Swatch Omega o qualche altra idiozia simile.

E tutti quelli che non sono andati a votare di sicuro li trovavamo e li troveremo in qualche post o commento social o in un bar a sentenziare sull’amministrazione comunale, a lamentarsi di cosa non va e a dire come loro risolverebbero i problemi.

C’è un modo preciso per dire la propria, è diritto/dovere del cittadino, sua prerogativa costituzionale: il voto. Nella libertà del diritto di opinione di tutti, le lamentele di chi non è andato a votare sono e saranno soltanto un fastidioso ragliare.

La prossima volta che qualcuno vorrà parlare con me di politica locale e di gestione del comune, chiederò se è andato a votare e se mi convince mi ci confronterò, indipendentemente da chi ha votato. Ma chi non è andato a votare il 12 Giugno e non ha una motivazione valida, con me per favore non parli di questioni afferenti a Palermo e alla sua gestione.

Chi ha votato ha scelto per tutti coloro che non lo hanno fatto, è ovvio. Ma il problema è che tra una partita e il voto bisogna scegliere il voto. Questa potrà anche essere una mia personale opinione, ma il fatto è che chi non è andato a votare poi è inutile che parli di “Palermo in ginocchio”, di fuga di cervelli, di futuro dei nostri figli e di diritto al lavoro.

Tra gli amanti del pallone e altri palermitani che se ne sono fregati, Palermo ha dato una dimostrazione lampante di se stessa, di quanto i cittadini della nostra città siano tanto bravi a blaterale, lamentarsi e ragliare per poi essere omertosi al momento del voto. Peccato.