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Al fotofinish l’Italia salva la sua partecipazione ai Giochi Olimpici.

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di Ettore Minniti

In Italia non ci facciamo mancare nulla, ma propria nulla. Una crisi di governo da folli, riforme che stentano a decollare, una credibilità ai minimi storici come sistema Paese per la mediocrità della sua classe politica e dirigenziale, dove la meritocrazia è solo un optional.  

La miopia o l’incapacità della nostra classe politica (bipartisan) stava facendo sprofondare l’Italia in un girone infernale dantesco come il IX, dove vennero collocati “I Traditori della Patria”. Per Dante sono i dannati della seconda zona (Antenòra), detta così dal nome di Antenore che secondo una leggenda assai diffusa nel Medioevo avrebbe tradito Troia.

Proviamo a fare chiarezza ad una vicenda kafkiana tutta italiana.

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) aveva comunicato ufficialmente che il CONI sarà sospeso. Una decisione che non ha precedenti che impedirebbe agli atleti azzurri di gareggiare alle Olimpiadi di Tokyo, previsti dal 23 luglio all’08 agosto, sotto la bandiera del nostro paese.

Una scelta apparentemente incomprensibile. Lo sconforto e lo sconcerto serpeggiavano tra gli atleti e tutto il mondo dello sport.

C’è da chiedersi da dove nasce questo muro contro muro tra il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e il Governo italiano?

Nel 2018, con l’approvazione della Legge di stabilità (Governo giallo-verde), il Coni Servizi non esiste più. Viene creata ‘Sport e Salute’ che, tra i vari compiti, ha quello di elargire i finanziamenti alle federazioni nazionali e agli altri organismi sportivi.

Nel 2019 il Presidente del comitato olimpico, Giovanni Malagò, lancia l’allarme alla rappresentanza politica che La riforma dello sport crea un serissimo problema con il Cio. Le sanzioni e i rischi che correrebbe il nostro Paese se dovesse essere approvato questo provvedimento sono la sospensione o il ritiro del riconoscimento del Comitato olimpico nazionale: in tutta questa situazione noi non siamo mai stati interpellati e questo è molto grave”.

Nel frattempo, sull’argomento è sceso il silenzio. Ai nostri legislatori l’argomento sembrava non interessare. Purtroppo, il CIO è rimasto fermo sulla sua posizione, perché la legge italiana “intaccherebbe chiaramente l’autonomia del Coni in sei punti”.

La sospensione del Coni corrisponde ad Italia fuori dalle Olimpiadi, una figuraccia planetaria per un comitato nazionale che è sempre stato preso ad esempio, tenendo le conseguenze disastrose per l’assegnazione dei Giochi della neve e del ghiaccio di Milano-Cortina 2026.

Italia fuori dalle Olimpiadi significa nessuna bandiera tricolore, nessun inno di Mameli, nulla che possa ricondurre all’Italia.

L’esclusione varrebbe per l’Italia ma non per gli atleti che hanno conquistato il pass olimpico. Tutti gli azzurri gareggerebbero da indipendenti, come accadrà alla Russia e alla Bielorussia. Senza bandiera e senza inno.

Serviva un Decreto-legge che risolvesse la questione dell’autonomia del Coni.

In extremis, al fotofinish l’Italia dello sport evita la vergogna di un’Olimpiade senza bandiera tricolore e senza inno di Mameli. Stamani, il Consiglio dei ministri, l’ultimo del governo Conte-bis, come ultimo atto prima delle dimissioni del Presidente del Consiglio faticosamente ha trovato un accordo e su proposta dello stesso Premier Giuseppe Conte ha approvato un decreto-legge che restituisce l’autonomia al Coni.

Un colpo di coda salvifico.

Il provvedimento giunge alla vigilia della riunione di domani del CIO, che ha all’ordine del giornol’eventuale esclusione dell’Italia dai Giochi Olimpici. Probabilmente, prendendo atto di questo decreto-legge del Governo italiano non dovrebbe più escludere l’Italia dai giochi di Tokyo 2020.

È bene quello che finisce bene. Importante nello sport l’utilizzo del fotofinish per stabilire il vincitore, ma quanta ansia e stress esso provoca prima del verdetto finale.

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