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5 maggio 1995. La Consulta elimina la parola Dio dal giuramento dei testimoni in tribunale

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di Gianni De Iuliis

A Roma la Corte di Cassazione elimina la parola Dio dal giuramento dei testimoni nelle aule di tribunale. Si fa riferimento all’articolo n. 251 del Codice di procedura Civile, che affronta il tema del giuramento dei testimoni nell’ambito dell’istruzione probatoria. La sentenza viene promulgata quando esiste ancora la figura del giudice istruttore che ammonisce il testimone sulla importanza religiosa e morale del giuramento e sulle conseguenze penali delle dichiarazioni false o reticenti (cp 366, 372), e legge la formula: «Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio e agli uomini, giurate di dire la verità, null’altro che la verità». Quindi il testimone, in piedi, presta il giuramento pronunciando le parole: «lo giuro».
Con sentenza del 10 ottobre 1979, n. 117, la Corte costituzionale aveva già dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo nella parte in cui non è contenuto l’inciso «se credente».
Quindi con sentenza del 5 maggio 1995, n. 149, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del secondo comma dell’articolo.
Il legislatore aveva originariamente previsto che il testimone prestasse giuramento prima di deporre dinanzi al giudice. La Corte costituzionale ha di fatto abrogato il giuramento, prevedendo una più semplice dichiarazione di impegno del testimone.
Il giuramento è una formula mediante cui s’invoca il divino come testimone della verità che si sta affermando; ma è anche un atto mediante cui s’invoca una maledizione divina su se stessi o sui prpri cari qualora non si rispettassero determinati impegni presi.
In generale il giuramento impegna la propria coscienza di fronte alla divinità, a un’autorità o anche a se stessi. Nel concetto di giuramento abbiamo progressivamente assistito a una laicizzazione dello stesso: si passa dal divino all’umano.
La sentenza della Corte Costituzionale spazza via ogni dubbio, eliminando proprio il giuramento stesso, considerandolo una forma arcaica e superata, poco adeguata a uno Stato laico, moderno e libero da ogni principio metafisico.

 


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