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1,7 milioni di microimprese a rischio chiusura: fare qualcosa, farlo in fretta

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


La crisi economica scaturita dal Coronavirus potrebbe determinare, a breve, il fallimento di 1,7 milioni di microimprese italiane, praticamente il 40% del totale. Sono dati preoccupanti e drammatici quelli che emergono da uno studio condotto dalla Cgia di Mestre, che ha analizzato gli effetti della contrazione post serrata.

Ad essere maggiormente colpite le attività operanti nel settore della ristorazione, ma anche le botteghe artigiane e le attività ricettive. Senza dimenticare, poi, gli effetti della crisi sul comparto del mobile e del legno, sul tessile e, di conseguenza, anche sul settore dell’abbigliamento e delle calzature. Tutte attività che, da sempre, hanno rappresentato al meglio le eccellenze italiane, quei settori del commercio che tengono in alto la bandiera del “Made in Italy”. Un combinato disposto letale quello determinato dalla scarsa liquidità, dalla contrazione dei consumi e dal drastico calo del turismo internazionale, che mette in ginocchio milioni di PMI italiane.

Questo periodo nero, inoltre, si inserisce in un decennio di per se già complicato. Dal 2009 al 2019, come sottolinea il segretario di Cgia Renato Mason, le aziende artigiane nel nostro paese sono diminuite di 180.000 unità, soprattutto nei comparti legati al settore edile. Basti pensare, ad esempio, a quanti lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici hanno dovuto issare bandiera bianca. Questa ulteriore crisi, quindi, potrebbe essere la mazzata finale per un intero settore, tra i più importanti e prolifici del sistema economico tricolore. Un rischio consequenziale è, purtroppo, anche quello dell’aumento della disoccupazione. Le previsioni sul crollo del PIL (-10% nella “migliore” delle ipotesi), d’altra parte, lascia presagire un calo esponenziale degli occupati.

Un quadro a tinte fosche, quello che abbiamo dipinto, che diventa ancor più preoccupante se si guarda alle conseguenze sociali. La chiusura delle attività commerciali causerà aree delle città sempre più vuote, tristemente abbandonate a se stesse, preda del degrado e della delinquenza. Un drammatico effetto domino, al quale si deve porre rimedio il prima possibile. A cominciare dai provvedimenti al vaglio del governo, dal cosiddetto decreto Agosto che dovrà neccessariamente prevedere aiuti sostanziali per le microimprese: dall’erogazione di altri contributi a fondo perduto fino alla cancellazione delle scadenze fiscali. La direzione intrapresa, al momento, sembra un’altra, ma l’augurio è che si possano mettere in campo misure efficaci, anche attraverso un lavoro serio e responsabile di tutte le forze parlamentari, prima che sia troppo tardi, prima che non ci sia più nulla da fare.

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