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14 settembre 1965. Paolo VI apre l’ultima sessione del Concilio Vaticano II

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di Gianni de Iuliis

Il Concilio Ecumenico Vaticano II, abbreviato come Vaticano II, è stato il ventunesimo e il più recente concilio ecumenico della Chiesa cattolica.
La sua convocazione fu annunciata da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 presso la sala capitolare del Monastero di San Paolo di Roma.
I lavori conciliari ebbero luogo nel corso di quattro sessioni, la cui lingua ufficiale fu il latino. Nella storia ecclesiastica fu il concilio che in assoluto diede rappresentanza alla maggior varietà di lingue ed etnie. All’evento furono invitati ad assistere anche alcuni esponenti delle altre confessioni cristiane.
La prima sessione iniziò nell’ottobre 1962 e si interruppe a seguito della morte del Pontefice il 3 giugno dell’anno seguente. Le altre tre sessioni, fino al termine dei lavori l’8 dicembre 1965, furono convocate e presiedute dal suo successore Paolo VI, che diede avvio al quarto ed ultimo ciclo dei lavori conciliari il 14 settembre 1965.
Papa Giovanni XXIII fu uno dei principali artefici, in piena Guerra Fredda, della distensione. Tutta la sua attività pastorale fu dedicata alla salvaguardia della pace e alla difesa dei più poveri. Tra le sue attività l’Enciclica Pacem in terris sui problemi della pace e l’Enciclica Mater et Magistra, mediante cui aggiornò la dottrina sociale della Chiesa e in cui affrontò il problema del sottosviluppo dei paesi poveri.
Un tratto distintivo del suo pontificato furono i «fuori programma», spesso coinvolgenti. Essi riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che i precedenti pontefici avevano perseguito con la comunicazione distante del “Vicario di Cristo in Terra” e preservato in virtù di un ormai sorpassato ruolo immanentista e dogmatico del papa. Per il primo Natale da papa, Giovanni XXIII visitò e benedisse i bambini malati dell’ospedale romano Bambin Gesù, alcuni dei quali furono talmente sorpresi che lo scambiarono per Babbo Natale.
Il giorno successivo, memoria liturgica di santo Stefano, visitò i detenuti nel carcere romano di Regina Coeli, dicendo loro: «Non potete venire da me, così io vengo da voi… Dunque eccomi qua, sono venuto, m’avete visto; ho messo i miei occhi nei vostri occhi, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore… La prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari». Accarezzò quindi il capo di un recluso che gli si inginocchiò davanti, domandandogli se «le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me».
In totale si contano 152 uscite di papa Giovanni dalle mura del Vaticano; egli adottò l’abitudine della visita domenicale alle parrocchie romane.
Lo stile di papa Giovanni XXIII non si caratterizzò soltanto per l’informalità. A soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, il 25 gennaio 1959, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, Giovanni XXIII annunciò l’indizione di un concilio ecumenico, di un sinodo della diocesi di Roma e l’aggiornamento del Codice di Diritto Canonico.

 


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