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10 giugno 1924. Rapito e ucciso Giacomo Matteotti

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Il delitto Matteotti è considerato dalla storiografia come l’atto che ha dato l’avvento alla dittatura fascista in Italia

di Corrado Piluccio

Il 10 giugno 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti, mentre si recava a Palazzo Montecitorio, venne rapito e pochi minuti dopo ucciso. In quella Lancia Kappa che si accostò ai bordi della strada sul Lungotevere per prelevare con forza Giacomo Matteotti, c’erano Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo, tutti membri della “polizia politica” di Mussolini. Il corpo venne ritrovato solo il 16 agosto nella macchia della Quartarella, un bosco nel comune di Riano (Roma).

Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, ala riformista del movimento socialista italiano, era un personaggio scomodo per il governo di Mussolini, non solo perché rappresentava la principale opposizione politica, ma perché i suoi attacchi furono sempre ben documentati, il deputato era già in passato riuscito a trovare prove che incriminavano di corruzione e traffici illeciti alti esponenti del Partito Nazionale Fascista; non fu gradito al futuro “Duce” neanche il discorso in Parlamento del 30 maggio 1924, in cui il deputato socialista accusò il governo di deriva autoritaria, denunciando i brogli elettorali delle recenti elezioni tenutesi in un clima di tensione e violenza, a tali accuse Mussolini rispose: “a uomini come questi non si può rispondere che a colpi di rivoltella”.

Matteotti aveva annunciato, inoltre, di lavorare a due dossier molto scomodi per il governo, lavori che avrebbe esposto alla Camera dei Deputati l’11 giugno 1924, e proprio per evitare che venissero rivelate verità scomode si pensa che potrebbe essere stato rapito e ucciso il 10 giugno. I colleghi di Matteotti diranno che le accuse che avrebbe voluto esporre il socialista riguardavano un falso in bilancio e delle tangenti nel campo petrolifero; quest’ultimo tema avrebbe potuto creare uno scandalo e far vacillare la stabilità del governo, poiché si trattava di dimostrare accordi tra la compagnia americana Standard Oil – Sinclair e Mussolini, Il quale pare avesse svenduto le concessioni per eseguire ricerche petrolifere in Italia e in Libia in cambio di laute tangenti.

La reazione dell’opinione pubblica al delitto Matteotti fu forte, nonostante gli Italiani fossero oramai assuefatti dalla violenza in quanto in Italia si viveva un clima di quasi guerra civile da qualche anno, il rapimento e l’uccisone del Leader dell’opposizione avvenuta in pieno giorno, forse per mandato o comunque per responsabilità diretta del capo del governo, rappresentava un Unicum nella storia del Regno d’Italia, difatti dopo il delitto Matteotti molti storici parlano di un “risveglio”, seppure parziale, di una fetta di popolazione italiana in merito alla deriva autoritaria in corso da parte del Governo Mussoliniano.

Nei mesi tra la scomparsa e il ritrovamento del corpo, il governo fascista visse un forte calo dei consensi, ma le opposizioni non ne approfittarono e non riuscirono a creare un fronte unitario a causa delle loro divergenze ideologiche; l’unica risposta fu disertare i lavori parlamentari, con quella che passò alla storia come la “secessione dell’Aventino”.

Il 3 gennaio 1925 con un discorso alla Camera dei Deputati, Mussolini, si assumerà la “responsabilità politica morale e storica” di quanto accaduto a Matteotti, questo atto verrà visto dalla storiografia come l’atto costitutivo del fascismo come regime autoritario. Nei mesi successivi, la vita degli italiani cambierà radicalmente a causa della promulgazione di leggi fortemente liberticide che passeranno alla storia come leggi fascistissime.

Alla storia Matteotti passerà come esempio di fede politica e tenacia morale. Uno dei primi a recepire la deriva autoritaria del fascismo e che agì con la consapevolezza di mettere a repentaglio la propria vita pur di difendere i principi della democrazia, non a caso il 30 maggio 1924 dopo il suo discorso in parlamento si rivolse ai suoi colleghi dicendo “io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”.

 


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