Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha approvato il piano predisposto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio: due distinte offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa destinata a modificare profondamente il risiko bancario italiano e a costruire un’alternativa industriale all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps.
L’offerta di Intesa, valutata inizialmente 30,6 miliardi di euro, era già stata giudicata dal Monte non adeguata a rappresentare il valore della banca. Mps aveva inoltre sollevato dubbi sulle sinergie prospettate, sui passaggi regolamentari e sulle conseguenze industriali dell’operazione.
Con il nuovo piano, Lovaglio prova a rovesciare la prospettiva: non più una banca costretta soltanto a difendersi, ma un soggetto aggregatore in grado di promuovere la nascita di un grande polo nazionale del credito, della gestione del risparmio e dei servizi finanziari.
Le operazioni difensive
Il progetto prevede due offerte separate, che Mps potrebbe presentare rispettivamente agli azionisti di Banco Bpm e di Banca Generali. Non si tratterebbe, quindi, di un’unica operazione contemporanea, ma di due possibili direttrici strategiche attraverso le quali rafforzare il Monte e rendere meno conveniente l’adesione alla proposta di Intesa.
L’aggregazione con Banco Bpm consentirebbe di creare un gruppo con una presenza particolarmente significativa nel Nord Italia e una rete commerciale estesa su tutto il territorio nazionale. Sarebbe, tuttavia, necessario trovare un’intesa con Crédit Agricole, principale socio di Piazza Meda e interlocutore decisivo per il successo di qualsiasi operazione.
Il fronte Banca Generali presenta caratteristiche differenti. L’acquisizione permetterebbe a Mps di rafforzarsi nel private banking, nella consulenza finanziaria e nella gestione dei grandi patrimoni. Secondo le ricostruzioni finanziarie, lo scambio potrebbe portare Assicurazioni Generali, oggi azionista di controllo di Banca Generali, a detenere una partecipazione rilevante nel capitale del Monte.
Il piano è stato approvato dalla maggioranza del consiglio di amministrazione, mentre quattro esponenti delle minoranze si sarebbero astenuti. Il consigliere Corrado Passera avrebbe invece sostenuto la strategia di Lovaglio. Sky TG24�
Il nodo dell’autorizzazione degli azionisti
Il via libera del consiglio non chiude la partita. Mps è sottoposta alla cosiddetta passivity rule, la disciplina che limita la possibilità per gli amministratori di una società bersaglio di adottare autonomamente misure capaci di ostacolare un’offerta pubblica già in corso.
Le operazioni dovranno quindi affrontare ulteriori passaggi societari e ottenere l’autorizzazione degli azionisti. Saranno inoltre necessarie le valutazioni delle autorità di vigilanza e concorrenza, oltre al confronto con i soci strategici dei due istituti coinvolti.
Il successo dell’iniziativa dipenderà anche dai rapporti di concambio, dall’eventuale premio riconosciuto al mercato e dall’impatto patrimoniale delle acquisizioni. Per convincere gli investitori, Lovaglio dovrà dimostrare che le nuove aggregazioni possono produrre più valore rispetto all’offerta di Intesa, senza indebolire il capitale di Mps.
Il contesto di mercato
La decisione arriva in una fase di profondo riassetto del sistema bancario italiano. Dopo il salvataggio pubblico del 2017 e la successiva uscita dello Stato dal controllo, Mps è tornata al centro delle strategie di consolidamento, forte del risanamento dei conti e dell’integrazione di Mediobanca.
La banca senese dispone oggi di una maggiore flessibilità strategica e di un indice patrimoniale Cet1 del 16,3 per cento a fine giugno, elemento sul quale il vertice potrebbe fare leva per sostenere le proprie ambizioni. Reuters�
Intesa Sanpaolo punta invece a integrare le attività considerate più redditizie del Monte, mentre una parte della rete dovrebbe essere ceduta per rispondere alle esigenze antitrust. Proprio il rischio di uno smembramento del gruppo senese rappresenta uno dei principali argomenti utilizzati da Lovaglio e dai sostenitori dell’autonomia di Mps.
La vicenda ha assunto anche una dimensione politica. Il confronto istituzionale sul futuro della banca, al quale dovrebbe partecipare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è stato rinviato al 25 agosto a Siena. Il governo conserva una quota di circa il 4,9 per cento e resta quindi coinvolto, anche se in misura ridotta, nella definizione degli equilibri futuri.
Prossimi sviluppi
La prima scadenza sarà la definizione delle condizioni economiche delle due offerte: concambi azionari, eventuale componente in contanti, governance e distribuzione del capitale nel nuovo gruppo. Subito dopo sarà necessario verificare la disponibilità di Banco Bpm, Generali e dei loro principali azionisti.
Sul fronte opposto, il 10 settembre si riunirà l’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo, chiamata ad autorizzare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas su Mps. Il periodo di adesione è previsto tra la fine di settembre e dicembre 2026. Intesa Sanpaolo�
La doppia iniziativa del Monte apre dunque una partita complessa, nella quale si intrecciano finanza, politica industriale e difesa dei territori. Lovaglio ha scelto di non limitarsi a respingere l’assalto di Intesa: punta a trasformare Mps nel perno di un nuovo polo bancario nazionale. Ma tra il voto degli azionisti, la posizione dei grandi soci e le autorizzazioni delle autorità, la strada verso la controffensiva resta lunga e tutt’altro che scontata.