Dal 1922 il circuito brianzolo accompagna la storia dell’automobilismo italiano. Domenica 6 settembre il Gran Premio d’Italia: Gasly a sorpresa in pole, Ferrari in seconda fila con Leclerc e Hamilton. Kimi Antonelli, leader del Mondiale, costretto alla grande rimonta dal fondo.
MONZA – Ci sono circuiti sui quali si corre una gara di Formula 1. E poi c’è Monza.
Qui automobilismo, industria, sport e passione popolare italiana si intrecciano da oltre un secolo.
L’Autodromo Nazionale di Monza fu costruito nel 1922 ed è considerato il terzo circuito permanente appositamente realizzato più antico al mondo. Entrò nel calendario già nella prima stagione del Mondiale di Formula 1, nel 1950, e da allora ha ospitato quasi sempre il Gran Premio d’Italia, con la sola eccezione del 1980.
Monza nasce in un’Italia nella quale l’automobile stava diventando simbolo di industria, modernità e progresso tecnologico.
La costruzione dell’impianto fu rapidissima e il circuito divenne presto uno dei grandi luoghi dell’automobilismo internazionale.
Generazioni di campioni hanno corso fra queste curve.
Ferrari, Alfa Romeo, Maserati, Mercedes, McLaren e le altre grandi case hanno scritto qui pagine fondamentali della propria storia.
Ma soprattutto Monza è diventata la casa dei tifosi italiani.
La marea rossa che ogni anno invade le tribune è ormai parte integrante dello spettacolo.
Per la Ferrari vincere a Monza non equivale semplicemente a conquistare un altro Gran Premio.
È vincere davanti al proprio pubblico.
Michael Schumacher e Lewis Hamilton condividono il record di cinque successi sul circuito, mentre Charles Leclerc ha regalato alla Ferrari due vittorie particolarmente emozionanti, nel 2019 e nel 2024.
Quest’anno Maranello ha scelto proprio Monza per rendere omaggio a Schumacher, a trent’anni dalla sua prima vittoria nel Gran Premio d’Italia con la Ferrari.
Le SF-26 di Hamilton e Leclerc sfoggiano per l’occasione una livrea speciale ispirata alla Ferrari F310 del 1996.
Le qualifiche di sabato hanno però regalato una sorpresa.
La pole position è andata a Pierre Gasly con l’Alpine, autore di un giro in 1’21”786. Il francese ha preceduto George Russell di appena 60 millesimi.
Alle loro spalle ci saranno le Ferrari.
Charles Leclerc partirà terzo e Lewis Hamilton quarto, dopo la penalizzazione inflitta a Oscar Piastri.
Significa che la Scuderia partirà con entrambe le monoposto immediatamente alle spalle della prima fila.
E a Monza, davanti a decine di migliaia di tifosi, l’obiettivo non può che essere uno: vincere.
C’è poi la storia nella storia.
Andrea Kimi Antonelli arriva al Gran Premio di casa da leader del Mondiale, con 59 punti di vantaggio sui suoi più immediati inseguitori.
Per un pilota italiano, presentarsi a Monza al comando del campionato significa inevitabilmente accendere l’entusiasmo.
Ma domenica Antonelli dovrà affrontare una gara completamente diversa da quella immaginata.
Ha ottenuto il settimo tempo in qualifica, ma le penalità dovute alla sostituzione di componenti della power unit lo costringeranno a partire dal fondo dello schieramento.
La sua domenica diventa quindi quella della grande rimonta.
Il semaforo si spegnerà domenica 6 settembre alle ore 15.
Gasly proverà a trasformare una pole inattesa in una vittoria che avrebbe del clamoroso.
Russell avrà una grande occasione per recuperare terreno nella corsa al Mondiale.
Leclerc e Hamilton avranno alle loro spalle il popolo Ferrari.
E Antonelli dovrà attraversare il gruppo per difendere la leadership del campionato.
Tutti ingredienti che promettono un Gran Premio spettacolare.
Ma qualunque sia il risultato di domenica, il Gran Premio d’Italia racconta qualcosa che va oltre la classifica.
In un calendario della Formula 1 sempre più globale, nel quale entrano nuovi circuiti e aumentano gli interessi economici internazionali, Monza rappresenta la memoria storica del Mondiale.
È industria italiana, tecnologia, turismo, territorio e cultura sportiva.
Dal 1922 le monoposto cambiano, le velocità aumentano, i regolamenti vengono riscritti e nuove generazioni di piloti sostituiscono quelle precedenti.
Monza rimane.
E quando domenica il semaforo si spegnerà davanti alla prima variante, non inizierà soltanto un altro Gran Premio.
Ripartirà una storia italiana lunga 104 anni.