Di Angioletta Massimino
San Cristoforo non è un quartiere: è una frontiera. Una zona di Catania dove non si passa neanche in macchina di sera senza pensarci due volte, dove a piedi ci vai solo se hai un motivo serio, dove la città ha imparato a convivere con la paura e con la bellezza ferita.
È qui che cinquant’anni fa sono spariti i 4 Picciriddi, inghiottiti da un silenzio che ancora oggi pesa come un macigno. E oggi, 7 luglio 2026, Catania torna esattamente lì, alla Città dei Ragazzi, per dire che quella ferita non è stata dimenticata e non sarà mai più lasciata a marcire.
L’articolo ‘La Sicilia’ lo ha scritto senza giri di parole: questa giornata non è una commemorazione, è un atto politico. È il primo compleanno del Patto Educativo di Comunità di San Cristoforo, nato il 7 luglio 2025 e firmato da oltre cinquanta realtà che hanno deciso di non lasciare più nessun bambino indietro. Non è un progetto: è una presa di posizione.
Dino Barbarossa, promotore della Città dei Ragazzi, è la voce che ha trasformato un luogo in un presidio civile. È lui che ha detto che la memoria non basta, che serve responsabilità, che serve presenza, che serve una comunità che non scappa. È lui che ha portato dentro il Patto scuole, associazioni, famiglie, Istituzioni, costruendo una rete che oggi è riconosciuta anche dalla Presidenza della Repubblica, che ha assegnato all’iniziativa la Medaglia di Rappresentanza nel giugno 2026.
Un riconoscimento che non è un premio: è un avvertimento.
A giugno 2026 l’ASP Catania ha fatto la scelta che molti aspettavano: entrare nel Patto. Non con un comunicato di circostanza, ma con una firma che porta dentro la rete la Neuropsichiatria infantile, la Salute mentale, i Consultori, i PUA, gli screening, le vaccinazioni e il Programma Nazionale Equità nella Salute.
«Il benessere si costruisce con servizi integrati e comunità attive», ha detto il direttore generale Giuseppe Laganga Senzio. E Barbarossa ha risposto che la sfida è trasformare le energie di San Cristoforo in opportunità reali.
Oggi, 7 luglio, tutto questo diventa visibile. La giornata si apre con una torta celebrativa firmata Ristoworld, un gesto che sembra dolce ma è politico: una comunità che si siede allo stesso tavolo è una comunità che decide di non arrendersi.
Poi la dolcezza finisce e comincia la verità.
Si inaugura il murales “Siamo Solo Picciriddi”, ideato da Giuseppe Liuzzo e realizzato dagli artisti Luka Skore, Marinella Riccobene, Antonio Anc e Chiara Abramo, con il sostegno della Fondazione Federico II.
Non è un murales: è un atto d’accusa. È il volto dei bambini che la città non ha saputo proteggere, stampato sul muro di un quartiere che non vuole più essere trattato come una periferia da evitare.
Accanto, il “Muro del Piatto”, creato dall’associazione Independent Symbol of Catania – Sicily, insieme a Spazio 47, è il risultato di workshop con scuole, giovani e cittadini.
È un’opera collettiva che dice una cosa semplice: San Cristoforo non è un quartiere perduto, è un quartiere che pretende futuro.
La Medaglia del Presidente della Repubblica, conferita a giugno 2026, non è un ornamento, ma è la conferma che ciò che accade qui riguarda tutta l’Italia, che la memoria dei 4 Picciriddi non è una storia locale, è una ferita nazionale.
Cinquant’anni dopo, quei quattro bambini camminano ancora con noi. Camminano ogni volta che una scuola apre le porte, ogni volta che un servizio sanitario entra nel quartiere, ogni volta che un’associazione si prende cura di un ragazzino che non ha nessuno. Camminano perché la memoria non è un monumento: è un dovere.
E oggi, alla Città dei Ragazzi, quel dovere diventa pubblico, feroce, irrevocabile. Nessun bambino deve essere dimenticato. Nessun quartiere deve essere considerato perduto. Nessuna ferita deve essere lasciata a marcire nel silenzio. San Cristoforo non chiede pietà: chiede responsabilità. E Catania, finalmente, ha deciso di rispondere!