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“Meglio una di meno che una feminista di troppo”. La vergogna su Facebook

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Cosa dobbiamo sentire e vedere nel terzo millennio!

L’immagine di questo network mostra una figura femminile che poco alla volta viene decapitata.

Questa immagine si apre agli utenti e mostra questo immondo slogan che prova a sbeffeggiare il movimento “Non una di meno” che, al contrario, le donne le vuole vive ed è impegnato per lottare contro la violenza di genere e i femminicidi.

​Nel Paese in cui la violenza di genere e i femminicidi sono una piaga sociale quotidiana, certi personaggi, da perseguire penalmente, normalizza e trasforma in “brand” l’augurio di morte e la cancellazione fisica delle donne. 

Non siamo di fronte ad una legittima critica politica o di un dissenso ideologico, ma ad una strategia di comunicazione mirata a influenzare le opinioni, gli atteggiamenti o i comportamenti di un pubblico specifico,usando leve psicologiche ed emotive di persuasione su menti deboli e frustrate, perché passi un messaggio di odio “… meglio morte che femministe…”.

Torniamo ai tempi più bui! Le donne fanno paura perchè hanno la testa e la usano, quindi vanno ridimensionate!

Il femminismo dal Novecento a oggi ha trasformato radicalmente il ruolo delle donne nella società.

Se oggi le donne hanno il diritto di parola, di voto, di indipendenza economica e la libertà di esprimere le proprie idee, lo si deve a quelle battaglie che scardinavano la subalternità naturale imposta dal patriarcato.

Di fronte a teste di donne mozzate e di una retorica reazionaria che pretende paradossalmente di “proteggere donne e bambini dal femminismo”.

Di fronte a questo immondo tentativo di riportare indietro l’orologio della civiltà di oltre un secolo, per smontare l’oscurantismo che si prospetta, occorre una mobilitazione di tutte le forze democratiche della politica e della società civile.

Bisogna distruggere alla radice le nefandezze pubblicate su questo network fondato da uomini che hanno concepitoun simile slogan, dando prova di essere profondamente disturbati e per questo da perseguire anche legalmente. 

​ ​Il femminismo non è “propaganda” o un attacco alla famiglia, ma un cammino di liberazione esistenziale ed intellettuale, che nessuno può fermare. 

​​Bisogna agire subito! 

Di femminismo, di cultura woke, di teoria gender non si muore!

Di sdoganamento della violenza, di retorica d’odio e di slogan che invocano una donna “in meno”, purtroppo, SI!