Cosa dobbiamo sentire e vedere nel terzo millennio!
L’immagine di questo network mostra una figura femminile che poco alla volta viene decapitata.
Questa immagine si apre agli utenti e mostra questo immondo slogan che prova a sbeffeggiare il movimento “Non una di meno” che, al contrario, le donne le vuole vive ed è impegnato per lottare contro la violenza di genere e i femminicidi.
Nel Paese in cui la violenza di genere e i femminicidi sono una piaga sociale quotidiana, certi personaggi, da perseguire penalmente, normalizza e trasforma in “brand” l’augurio di morte e la cancellazione fisica delle donne.
Non siamo di fronte ad una legittima critica politica o di un dissenso ideologico, ma ad una strategia di comunicazione mirata a influenzare le opinioni, gli atteggiamenti o i comportamenti di un pubblico specifico,usando leve psicologiche ed emotive di persuasione su menti deboli e frustrate, perché passi un messaggio di odio “… meglio morte che femministe…”.
Torniamo ai tempi più bui! Le donne fanno paura perchè hanno la testa e la usano, quindi vanno ridimensionate!
Il femminismo dal Novecento a oggi ha trasformato radicalmente il ruolo delle donne nella società.
Se oggi le donne hanno il diritto di parola, di voto, di indipendenza economica e la libertà di esprimere le proprie idee, lo si deve a quelle battaglie che scardinavano la subalternità naturale imposta dal patriarcato.
Di fronte a teste di donne mozzate e di una retorica reazionaria che pretende paradossalmente di “proteggere donne e bambini dal femminismo”.
Di fronte a questo immondo tentativo di riportare indietro l’orologio della civiltà di oltre un secolo, per smontare l’oscurantismo che si prospetta, occorre una mobilitazione di tutte le forze democratiche della politica e della società civile.
Bisogna distruggere alla radice le nefandezze pubblicate su questo network fondato da uomini che hanno concepitoun simile slogan, dando prova di essere profondamente disturbati e per questo da perseguire anche legalmente.
Il femminismo non è “propaganda” o un attacco alla famiglia, ma un cammino di liberazione esistenziale ed intellettuale, che nessuno può fermare.
Bisogna agire subito!
Di femminismo, di cultura woke, di teoria gender non si muore!
Di sdoganamento della violenza, di retorica d’odio e di slogan che invocano una donna “in meno”, purtroppo, SI!