Via libera del Consiglio dei ministri al Documento programmatico di finanza pubblica e alla relazione al Parlamento. Giorgetti: scenario internazionale complesso. Meloni apre il confronto con Bruxelles sull’impatto dell’inflazione
ROMA – La manovra economica del 2027 prende forma sotto il segno della prudenza. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) e la relazione al Parlamento relativa allo scostamento, definendo la cornice all’interno della quale sarà costruita la prossima legge di Bilancio.
Il governo punta a utilizzare fino a circa 29 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, attraverso gli spazi collegati alle maggiori spese per energia e sicurezza. Le risorse corrispondono, per ciascuna delle due componenti, a circa lo 0,3% del Pil ogni anno.
Giorgetti: serve prudenza
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato come il DPFP nasca in un contesto internazionale particolarmente complesso, nel quale l’evoluzione geopolitica, l’energia, l’inflazione e i tassi d’interesse rendono più difficile formulare previsioni.
Il governo ha inoltre deciso di ridimensionare rispetto alle precedenti intenzioni lo sforzo aggiuntivo destinato alla difesa, fissando per sicurezza e difesa uno spazio dello 0,3% del Pil sia nel 2027 sia nel 2028. Una quota analoga viene prevista per l’emergenza energetica.
Meloni apre il confronto con Bruxelles
Parallelamente si apre una partita decisiva con l’Unione europea.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo che nell’applicazione delle nuove regole fiscali venga adeguatamente considerato l’impatto di un’inflazione molto superiore a quella ipotizzata quando furono determinate le traiettorie della spesa netta.
Il punto sollevato dall’Italia riguarda soprattutto la possibilità di disporre di margini sufficienti per intervenire contro il caro energia senza essere costretti a compensare le misure con interventi restrittivi.
Secondo Palazzo Chigi, infatti, l’aumento dei prezzi energetici sta comprimendo il reddito reale delle famiglie e incidendo sulla competitività delle imprese. Il tema dovrebbe essere portato anche al prossimo confronto europeo in sede Ecofin.
Deficit sotto il 3% nel 2026
Sul fronte dei conti pubblici, il DPFP indica per il 2026 un rapporto deficit/Pil del 2,9% e rivede al rialzo la crescita economica, portandola all’1%.
Per gli anni successivi, la nota del Ministero dell’Economia indica, nello scenario programmatico comprensivo dell’utilizzo della clausola nazionale di salvaguardia, un deficit al 3,4% nel 2027, al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Al netto dell’utilizzo della clausola, il rapporto sarebbe invece del 2,8% nel 2027 e del 2,6% nel 2028.
In conferenza stampa Giorgetti aveva indicato valori leggermente differenti – 3,5% nel 2027 e 3,3% nel 2028 – spiegando comunque che, depurando i dati dello scostamento legato a energia e sicurezza, il deficit tornerebbe sotto la soglia del 3%.
Il debito resta il punto più delicato
Il debito pubblico continua a rappresentare uno dei principali vincoli della politica economica italiana.
Nelle indicazioni fornite da Giorgetti in conferenza stampa, il rapporto debito/Pil è stimato al 138,1% nel 2026, per salire al 138,6% nel 2027 e successivamente scendere al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029.
Anche in questo caso la successiva nota del MEF presenta alcuni decimali differenti, confermando però la stessa dinamica generale: aumento iniziale e successiva graduale riduzione.
Energia e imprese diventano centrali
La vera partita della prossima manovra si giocherà quindi sul difficile equilibrio tra disciplina dei conti pubblici, sostegno all’economia e risposta all’aumento dei costi energetici.
Per le imprese il confronto con Bruxelles assume un’importanza particolare. Se l’Italia riuscirà a ottenere un’applicazione delle regole europee che tenga maggiormente conto dell’effetto dell’inflazione sulla spesa nominale, il governo potrebbe disporre di maggiori possibilità di intervento senza dover finanziare integralmente le misure attraverso nuove entrate o tagli.
Il DPFP non è ancora la manovra: ne rappresenta la cornice. Ed è proprio all’interno di questa cornice che nelle prossime settimane dovranno essere definite le scelte concrete su energia, imprese, famiglie, fisco e investimenti.
La linea indicata da Giorgetti è chiara: davanti all’incertezza internazionale, il governo intende evitare di impegnare anticipatamente risorse che potrebbero rendersi necessarie per affrontare nuovi scenari di crisi