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M.O.: Israele abborda la nave di Freedom Flotilla

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La nave Handala, gestita dalla Freedom Flotilla Coalition, è stata intercettata dalla Marina israeliana mentre tentava di raggiungere le coste di Gaza con un carico di aiuti umanitari e a bordo attivisti pro-palestinesi provenienti da 12 Paesi. L’episodio si inserisce in una lunga sequenza di tentativi di rompere il blocco navale imposto da Israele sull’enclave palestinese, e rilancia il dibattito internazionale su legalità, sicurezza e accesso umanitario a Gaza. Handala era salpata da un porto siciliano all’inizio di luglio, dopo settimane di preparativi e all’indomani di un altro blitz israeliano che aveva fermato la Madleen, un’altra nave della stessa coalizione impegnata nella stessa missione.
Secondo gli organizzatori, Handala trasportava 19 attivisti e operatori umanitari, tra cui due cittadini ebrei-americani, due parlamentari francesi, due giornalisti di Al Jazeera e rappresentanti del mondo sindacale, ambientalista e dei diritti umani. In totale, a bordo viaggiavano persone di 12 nazionalità diverse.
Il carico, stando alla Freedom Flotilla, era costituito esclusivamente da aiuti civili: latte in polvere per neonati, pannolini, cibo e medicinali, destinati a una popolazione, secondo le organizzazioni internazionali, colpita da una crisi umanitaria senza precedenti, una carestia sempre più grave e un collasso del sistema sanitario dovuto al blocco. Nel corso della traversata, gli attivisti hanno più volte comunicato di temere un’azione militare israeliana prima di poter avvicinarsi alle acque di Gaza. Già a circa 100 miglia nautiche dalla costa, la Handala aveva superato il punto dove la Madleen era stata intercettata, a giugno, dalla Marina israeliana. Le immagini e gli aggiornamenti pubblicati dagli organizzatori mostravano la determinazione del gruppo e la crescente tensione a bordo. Nelle ore precedenti l’abbordaggio, la Freedom Flotilla aveva annunciato che l’equipaggio avrebbe iniziato uno sciopero della fame immediatamente dopo un eventuale intervento delle forze israeliane: “Se l’esercito israeliano attaccherà la nostra nave e ci impedirà di raggiungere Gaza, inizieremo subito lo sciopero della fame,” aveva dichiarato l’attivista Huwaida Arraf, aggiungendo che nessuno avrebbe accettato cibo o acqua da Israele, “tanto meno nei modi in cui vengono usati per propaganda mentre i bambini palestinesi muoiono di fame”. Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri israeliano, la Marina ha abbordato la Handala in acque internazionali e la sta ora rimorchiando verso il porto di Ashdod. Tutti i passeggeri, secondo le autorità di Tel Aviv, sono al sicuro e saranno espulsi dal Paese dopo lo sbarco. Le forze armate israeliane sostengono che l’imbarcazione (identificata anche con il nome Navarn) avrebbe tentato di entrare illegalmente nella zona marittima vietata al largo di Gaza, in violazione del blocco navale imposto dall’IDF. “I tentativi non autorizzati di violare il blocco sono pericolosi, illegali e compromettono gli sforzi umanitari in corso”, ribadisce il ministero. Le riprese diffuse dalla stessa Flotilla avevano mostrato le motovedette della Marina avvicinarsi alla Handala e le truppe israeliane salire a bordo. In seguito, tutte le comunicazioni dalla nave sono state interrotte, con le telecamere di bordo disattivate su ordine delle forze israeliane. Per la Freedom Flotilla Coalition si tratta del terzo sequestro di una loro nave dall’inizio del 2024. Oltre all’abbordaggio della Madleen a giugno, a maggio una nave civile denominata Conscience era stata colpita da un drone in acque europee, causando quattro feriti. La coalizione accusa Israele di violare il diritto internazionale e di ignorare le sentenze della Corte internazionale di giustizia, che hanno imposto a Tel Aviv di facilitare l’accesso degli aiuti umanitari verso Gaza. Il governo israeliano, dal canto suo, sottolinea che il blocco navale rappresenta una misura di sicurezza necessaria per impedire il traffico di armi e materiali verso Hamas, e che qualsiasi tentativo di violazione, anche a fini umanitari, rischia di compromettere gli “sforzi umanitari legittimi” che Tel Aviv sostiene di portare avanti sotto la supervisione di agenzie internazionali. (AGI)
ALE