TS Edizioni pubblica, anche in formato e-book, “Preghiera del non credente”, di Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, editorialista e scrittore. Il testo non è facilmente riducibile a un genere convenzionale. A volte sembra una poesia ma
è un canto razionale, in altre occasioni il lettore ha l’idea di essere di fronte a un monologo ma, in realtà, è un dialogo. Il testo appare quindi un confronto fra l’uomo e Dio ma presto
sembrano materializzarsi i due veri protagonisti, il cuore e la mente di un uomo brillante che si sente chiamato a spiegare l’inspiegabile, la meta che attende tutti, e proprio in
quell’occasione ci si rende conto che i veri protagonisti sono l’idea di uomo e l’idea di Dio.
“È bellissimo pensare di poter avere una esperienza diretta di Dio. Io lo cerco da tempo ma non è ancora tempo; io so che a lui piace incontrare, relazionarsi direttamente con le sue creature. La maniera migliore per occupare l’attesa è la preghiera. La preghiera del non credente. Esprime il bisogno del divino che c’è dentro l’umano”, scrive Andreoli nell’introibo. Introibo, come si usava una volta, nella messa preconciliare, quando il sacerdote recitava il salmo 42, “Introibo ad altare Dei…” (Prima di iniziare la messa…).
“Preghiera del non credente” recita il titolo ma forse ha davvero ragione quel cardinale che ha definito lo scrittore un credente: “Devo dirti di essere stato definito da un eminente cardinale ‘un credente inconsapevole’, come fossi un tale che mette resistenze a riconoscere ciò che non solo è avvenuto, ma che si continua a manifestare”.
In un dialogo diretto e appassionato con Dio quindi, Vittorino Andreoli evoca le domande più profonde dell’animo umano, interrogandosi sul bisogno di trascendenza e sul rapporto con il divino di una società spesso segnata dal dubbio e dalla perdita della fede. È un’invocazione intima, toccante, che ha avuto una lunga gestazione nella scrittura. Andreoli esplora il tema universale della preghiera, non soltanto come atto religioso, ma anche come momento interiore di chi cerca un significato alla propria esistenza, anche senza la certezza di Dio. A tratti – come nella biblica lotta di Giacobbe con l’angelo – il colloquio si trasforma in un confronto quasi sfrontato in cui Dio stesso, provocato, prende la parola.
Si apre così un ventaglio di paradossi: la fragilità, che è la vera grandezza della persona umana, perché ci avvicina e affratella tutti; la fede, che ha bisogno di trovare una dimensione spirituale, talvolta oltre i confini della religione; la bellezza della Creazione e il mistero del
male.
“La Preghiera del non credente” diventa così un modo per dare voce alle tante persone che cercano, che non credono ma vorrebbero credere, che credevano e non credono più. E in
questa voce risuona una sincera speranza: “Signore, non ti conosco ma ti penso, non so se esisti ma ti cerco, e giungo a desiderare che tu ci sia”. Per arrivare a comprendere che, in
fondo, solo l’amore conta e solo se avremo davvero amato, potremo vivere veramente. (AGI)
ELI