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Libri: la storia ancora oscura di Nada, un ‘suicidio’ a Capri

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Capri. Non solo lo scintillio del glamour e le star in piazzetta. Ma anche le ombre del delitto. Cold case per lo più, dalla sorella dell’imperatore Commodo, nel 182 d.C., fino al caso di Luca Canfora, impegnato nella creazione dei costumi di scena del film ‘Partenope’ di Paolo Sorrentino quando fu trovato cadavere in mare a settembre 2023. Una lunga scia di sangue nell’isola azzurra che spesso vede etichettare il caso come ‘suicidio’. Al punto che l’incipit de ‘L’Isola dei suicidi imperfetti’ di Raffaele Marino, con Renato Esposito, Edizioni La Conchiglia, è senza appello: “Se volete uccidere qualcuno, fatelo a Capri”.
Marino, magistrato ora a riposo ma con una carriera lunga 40 anni e costellata di indagini di primo piano anche di camorra – a lui si deve per esempio le innovative (per l’epoca) perizie balistiche per ricostruire la dinamica dell’omicidio di Annalisa Durante, la 14enne vittima innocente di un conflitto a fuoco nel quartiere Forcella di Napoli – insieme a Esposito ripercorre quello che è ancora ‘un mistero della prima Repubblica’, come recita il sottotitolo dell’agile volumetto di meno di 140 pagine: la morte di Nada Gronovach. Una donna di 49 anni arrivata a Capri il 28 settembre 1988 per partecipare a un convegno dei Giovani industriali di Confindustria insieme al marito Aldo Basile, trovata senza vita pochi giorni dopo in un dirupo in circostanze incongrue per un suicidio, come ad esempio i pantaloni ben piegati a poca distanza dal corpo, mentre l’esame esterno del corpo di Nada indicava che per le fratture ante mortem, soprattutto quella coxofemorale, la donna non sarebbe stata in grado di toglierseli da sola.
Un caso chiuso come suicidio e riaperto altre due volte, soprattutto per volontà della sorella della vittima, Olga, ma sempre archiviato nonostante tante ombre mai fugate, tra cui i comportamenti del marito, che aveva una relazione e che anche economicamente traeva vantaggio dalla morte di Nada. Un caso, inoltre, che si incrocia con altri pezzi della storia anche giudiziaria italiana, come la banda della Magliana e l’omicidio di Mino Pecorelli.
In una scrittura densa e avvincente (ma Marino è un appassionato di letteratura dirige una scuola di investigazione ed è consulente scientifico di Gialli.it), l’autore ripercorre sulla base di documenti e articoli di stampa quanto accaduto, evidenziando gli errori che sono stati fatti nel corso soprattutto della prima indagine, chiusa con la cremazione del corpo della donna senza nemmeno procedere all’autopsia. (AGI)
LIL