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L’Europa mobilita 710 milioni per le crisi umanitarie: dall’Ucraina all’Africa, nuovi fondi per emergenze e migrazioni

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Bruxelles rafforza gli interventi contro guerre, sfollamenti, epidemie e disastri naturali. Risorse per Africa subsahariana, territori palestinesi, Libano e Ucraina. Un pacchetto specifico anche contro l’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

BRUXELLES — L’Unione Europea rafforza la propria risposta alle grandi emergenze internazionali mettendo in campo complessivamente circa 710 milioni di euro per affrontare alcune delle crisi umanitarie, migratorie e sanitarie più gravi.

L’intervento interessa un arco geografico vastissimo, dall’Africa subsahariana all’Ucraina, passando per i territori palestinesi e il Libano, e combina assistenza immediata, gestione degli sfollamenti, protezione dei migranti e prevenzione sanitaria.

Il filo conduttore è una realtà sempre più evidente: guerre, cambiamenti climatici, povertà, epidemie e migrazioni non rappresentano più emergenze separate, ma fenomeni che spesso si alimentano reciprocamente.

252 milioni per le emergenze

Un primo intervento riguarda 252 milioni di euro provenienti dalla riserva europea per gli aiuti di emergenza.

Le risorse serviranno a sostenere popolazioni interessate da sfollamenti forzati, conflitti, epidemie e catastrofi naturali.

Tra le aree destinatarie figurano Africa subsahariana, territori palestinesi, Libano e Ucraina.

Particolare attenzione viene riservata proprio all’Ucraina con l’avvicinarsi dell’inverno, quando le necessità umanitarie possono aumentare per effetto delle basse temperature e dei danni subiti dalle infrastrutture energetiche e civili.

L’obiettivo europeo è garantire assistenza alle fasce più vulnerabili attraverso interventi che possono comprendere alloggi di emergenza, beni essenziali, assistenza sanitaria, acqua, servizi igienici e protezione della popolazione civile.

380 milioni per l’Africa subsahariana

Il capitolo finanziariamente più consistente riguarda però l’Africa.

L’Unione Europea prevede di mobilitare 380 milioni di euro per l’Africa subsahariana, concentrandosi in particolare sulle conseguenze dei grandi movimenti migratori e degli sfollamenti.

Il programma punta su più fronti.

Da una parte la protezione delle persone migranti che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità.

Dall’altra il sostegno ai programmi di rimpatrio volontario e reinserimento socioeconomico, con l’obiettivo di permettere a chi decide di rientrare nel proprio Paese di ricostruire condizioni minime di autonomia economica e sociale.

Una parte delle risorse sarà inoltre utilizzata per migliorare la governance dei fenomeni migratori e sostenere i Paesi che devono gestire grandi flussi di persone in fuga da guerre, instabilità politica, persecuzioni o condizioni economiche estreme.

Migrazioni, intervenire prima delle frontiere

La scelta europea contiene anche una precisa dimensione strategica.

La gestione delle migrazioni non può infatti essere affrontata esclusivamente quando le persone raggiungono le frontiere dell’Unione.

Intervenire nei Paesi di origine e di transito significa tentare di ridurre le condizioni di vulnerabilità che alimentano traffico di esseri umani, sfruttamento e migrazioni irregolari.

È però un terreno particolarmente delicato.

L’efficacia delle politiche dipenderà dalla capacità di conciliare il controllo dei flussi migratori con la tutela dei diritti fondamentali, verificando contemporaneamente che le risorse europee producano risultati concreti nei territori destinatari.

7,5 milioni contro l’Ebola in Congo

Un altro fronte riguarda la sicurezza sanitaria.

7,5 milioni di euro saranno destinati alla Repubblica Democratica del Congo per sostenere la risposta all’emergenza Ebola.

I finanziamenti serviranno sia ad affrontare la situazione sanitaria immediata sia a rafforzare la capacità del Paese di prevenire e contenere eventuali nuove epidemie.

L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato quanto sia importante intervenire rapidamente sui focolai epidemici.

Sorveglianza sanitaria, laboratori, personale specializzato, capacità diagnostica e informazione delle comunità locali rappresentano strumenti essenziali non soltanto per proteggere le popolazioni direttamente coinvolte, ma anche per impedire che un’emergenza locale assuma dimensioni internazionali.

L’Europa davanti alla moltiplicazione delle crisi

Dietro le cifre emerge una questione politica più ampia.

L’Unione Europea si trova contemporaneamente davanti alla guerra in Ucraina, alla crisi umanitaria mediorientale, all’instabilità di diverse aree africane, alle migrazioni e al ritorno periodico di emergenze sanitarie.

La tradizionale distinzione tra politica estera, cooperazione allo sviluppo, sicurezza e assistenza umanitaria diventa quindi sempre meno netta.

Una crisi alimentare può produrre migrazioni.

Una guerra genera sfollamenti.

Gli sfollamenti possono aggravare emergenze sanitarie e sociali.

L’instabilità economica può a sua volta favorire nuove tensioni politiche.

Per questo la vera sfida non riguarda soltanto quanto denaro viene stanziato, ma come viene utilizzato e quali risultati produce.

Solidarietà ma anche interesse europeo

L’assistenza umanitaria nasce innanzitutto dall’esigenza di proteggere persone che si trovano in condizioni drammatiche.

Ma esiste anche un interesse strategico europeo.

Ridurre l’instabilità nelle aree vicine all’Unione, prevenire epidemie, affrontare le cause degli sfollamenti e migliorare la gestione delle migrazioni significa intervenire su fenomeni che possono avere conseguenze dirette anche sull’Europa.

I 710 milioni annunciati rappresentano quindi qualcosa di più di un pacchetto finanziario.

Sono un tentativo di rispondere a un mondo nel quale le crisi non rimangono più confinate all’interno dei propri confini geografici.

Ed è proprio qui che si misurerà l’efficacia dell’intervento europeo: trasformare gli stanziamenti in assistenza concreta, verificabile e capace di raggiungere realmente le persone più vulnerabili.

Quotidiano dei Contribuenti — Esteri, Europa & Diritti