Le imprese siciliane non possono più essere ostaggio della politica. Per troppo tempo hanno subito decisioni calate dall’alto, ritardi burocratici, promesse mai mantenute e una visione economica corta, spesso piegata agli equilibri elettorali più che alle reali esigenze del tessuto produttivo.
È arrivato il momento di dire basta.
La Sicilia ha un patrimonio imprenditoriale straordinario: piccole e medie imprese, professionisti, artigiani, start-up innovative che ogni giorno resistono e producono valore nonostante tutto. Non grazie al sistema, ma malgrado il sistema.
Eppure, troppo spesso, queste realtà si trovano in una posizione di subalternità. Aspettano bandi che non arrivano, autorizzazioni che si perdono nei meandri della burocrazia, risposte che non arrivano mai. E quando arrivano, spesso sono tardive o insufficienti.
La politica regionale e nazionale deve cambiare approccio: da padrona a servitrice dello sviluppo. Ma, allo stesso tempo, anche il mondo delle imprese deve fare un salto di qualità. Deve smettere di inseguire favori e iniziare a pretendere diritti.
Serve una rappresentanza forte, autonoma, libera da condizionamenti. Un sistema associativo capace di fare pressione vera, di proporre soluzioni concrete, di incidere nei processi decisionali senza piegarsi alle logiche di appartenenza.
Le imprese non devono chiedere protezione: devono chiedere condizioni. Infrastrutture moderne, accesso al credito, giustizia rapida, una burocrazia snella, una fiscalità equa. Questo è il terreno su cui si gioca la competitività, non nei corridoi della politica.
Uscire dalla subalternità significa anche avere il coraggio di dire no. No ai ritardi, no alle inefficienze, no alle politiche che penalizzano chi produce. Significa costruire una voce collettiva che non si limiti a protestare, ma che sappia orientare le scelte.
La Sicilia non può più permettersi un’economia dipendente. Deve diventare protagonista. E questo può accadere solo se le imprese smettono di essere spettatrici e diventano attori del cambiamento.
Perché senza imprese libere non c’è sviluppo.
E senza sviluppo non c’è futuro.