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La Tunisia entra nella storia dell’UNESCO: Sidi Bou Saïd è il decimo sito Patrimonio dell’Umanità

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Di Ettore Minniti

C’è una Tunisia che va oltre il turismo balneare e le immagini da cartolina. È la Tunisia della storia millenaria, delle civiltà che si sono succedute sulle sponde del Mediterraneo e di un patrimonio culturale che continua a ottenere il riconoscimento della comunità internazionale. Con l’iscrizione di Sidi Bou Saïd nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, il Paese nordafricano raggiunge il traguardo dei dieci siti riconosciuti, consolidando una posizione di assoluto rilievo tra i Paesi africani e del mondo arabo per ricchezza di beni dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

Il riconoscimento, deliberato dal Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel luglio 2026, rappresenta molto più di un successo istituzionale. È la conferma del valore universale di una terra che, nell’arco di oltre tremila anni, ha visto l’incontro di Fenici, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, Ottomani ed Europei, lasciando testimonianze storiche e artistiche di eccezionale importanza.

Una storia lunga quasi mezzo secolo

Il rapporto tra la Tunisia e l’UNESCO inizia nel 1979, anno straordinario nel quale il Paese ottenne ben tre iscrizioni.

Furono riconosciuti il Sito archeologico di Cartagine, simbolo della grande civiltà punica e della sua rivalità con Roma; la Medina di Tunisi, uno dei più importanti complessi urbani islamici del Mediterraneo; e l’Anfiteatro di El Jem, tra i meglio conservati al mondo e testimonianza della grandezza dell’Africa romana.

L’anno successivo, nel 1980, arrivò il primo e tuttora unico sito naturale tunisino: il Parco Nazionale di Ichkeul, fondamentale area umida per la migrazione degli uccelli tra Europa e Africa e autentico scrigno della biodiversità mediterranea.

Nel 1985 fu la volta della città punica di Kerkouane e della sua necropoli, uno dei rarissimi esempi di città cartaginese giunta fino a noi senza essere stata ricostruita dai Romani, offrendo agli archeologi una preziosa testimonianza della civiltà punica.

Gli anni Ottanta si conclusero con un altro doppio riconoscimento. Nel 1988 entrarono nella Lista UNESCO la Medina di Sousse, storico porto commerciale fortificato del Mediterraneo islamico, e Kairouan, considerata la quarta città santa dell’Islam e celebre per la Grande Moschea fondata nel VII secolo.

Per quasi un decennio non vi furono nuove iscrizioni, fino al 1997, quando fu riconosciuto il sito archeologico di Dougga (l’antica Thugga), considerato uno degli insediamenti romani meglio conservati dell’intero Nord Africa.

Dopo una lunga pausa durata oltre venticinque anni, la Tunisia è tornata protagonista nel 2023 con l’ingresso di Djerba, premiata non solo per il suo patrimonio monumentale, ma per l’originale modello di organizzazione del territorio, frutto della convivenza secolare tra culture, religioni e comunità diverse.

Infine, nel 2026, la consacrazione di Sidi Bou Saïd, che porta a dieci il numero complessivo dei siti tunisini iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Sidi Bou Saïd, dove paesaggio, arte e spiritualità diventano patrimonio dell’umanità

Tra tutti i luoghi della Tunisia, pochi sono immediatamente riconoscibili come Sidi Bou Saïd. Il piccolo villaggio, arroccato su una collina che domina il Golfo di Tunisi, è celebre nel mondo per le sue case candide, le porte e le finestre dipinte di blu intenso, i vicoli lastricati, i balconi fioriti e una luce mediterranea che, da oltre un secolo, affascina artisti, fotografi e viaggiatori.

Ma la bellezza non è stata l’unica ragione del riconoscimento.

Nella motivazione dell’UNESCO viene sottolineato il suo eccezionale valore universale quale esempio di paesaggio culturale perfettamente conservato, dove l’ambiente naturale, l’architettura tradizionale e la dimensione spirituale convivono in un equilibrio rimasto sostanzialmente immutato nel tempo.

Il villaggio deve il suo nome al mistico sufi Abu Saïd al-Baji, che nel XIII secolo vi fondò un luogo di meditazione e pellegrinaggio. Nei secoli successivi divenne una raffinata residenza dell’aristocrazia tunisina e, tra Ottocento e Novecento, un punto d’incontro per pittori, musicisti, architetti e letterati europei, attratti dalla sua atmosfera unica.

L’uniformità architettonica, preservata grazie a rigorosi vincoli urbanistici introdotti già agli inizi del XX secolo, rappresenta oggi uno degli elementi più apprezzati dagli esperti internazionali. A ciò si aggiunge il valore immateriale del borgo, che continua a essere un luogo di produzione artistica, di dialogo interculturale e di memoria storica del Mediterraneo.

Un patrimonio che guarda al futuro

Con dieci siti UNESCO, la Tunisia conferma il proprio ruolo di autentico ponte tra Africa, Europa e Medio Oriente. Ogni riconoscimento non rappresenta soltanto una medaglia da esibire, ma un impegno concreto nella tutela del patrimonio storico, nella valorizzazione delle comunità locali e nella promozione di un turismo sostenibile e di qualità.

Cartagine racconta le origini della civiltà punica; Kairouan custodisce la spiritualità islamica; El Jem testimonia la grandezza dell’Impero romano; Djerba narra la convivenza tra culture differenti; oggi Sidi Bou Saïd aggiunge un nuovo tassello a questo straordinario mosaico, ricordando come la bellezza possa nascere dall’incontro armonioso tra natura, architettura e identità.

Dieci siti Patrimonio dell’Umanità non sono soltanto un motivo di orgoglio nazionale. Sono il riconoscimento di una storia che appartiene a tutti e che la Tunisia continua a custodire come uno dei più preziosi scrigni culturali del Mediterraneo.