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La Sicilia e la stanchezza dell’anima

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Di Gilberto Di Benedetto, Psicologo e psicoterapeuta

Ci sono momenti in cui una crisi politica smette di essere soltanto un fatto istituzionale e diventa uno stato d’animo collettivo. Da psicologo, è questo l’aspetto che mi colpisce di più osservando ciò che accade in Sicilia.

Non entro nel merito delle vicende giudiziarie, sulle quali vale sempre il principio della presunzione di innocenza. Mi interessa invece l’effetto che anni di scontri politici, promesse disattese e difficoltà amministrative producono nella mente delle persone.

Quando un cittadino vede ripetersi sempre lo stesso copione, finisce per convincersi che nulla cambierà davvero. È una reazione profondamente umana. La speranza lascia lentamente spazio alla rassegnazione, e la rassegnazione è uno dei sentimenti più pericolosi per una democrazia.

Nella mia professione incontro spesso persone che, dopo molte delusioni, smettono di credere di poter incidere sulla propria vita. Lo stesso può accadere a una comunità. Si smette di partecipare, di interessarsi, perfino di indignarsi. Si pensa che tanto sia tutto inutile.

È questa la vera emergenza della Sicilia: non soltanto le difficoltà economiche o amministrative, ma la perdita di fiducia. Una terra straordinaria rischia di abituarsi all’idea che il cambiamento sia impossibile.

La fiducia, però, non nasce dai discorsi. Nasce dai fatti. Ogni scelta coerente la rafforza; ogni promessa mancata la indebolisce. E quando questo accade per troppo tempo, il danno non è solo politico: è psicologico.

Una società sfiduciata diventa più fragile, più divisa, più vulnerabile a chi offre soluzioni facili a problemi complessi. È una società che perde energia, creatività e voglia di costruire il futuro.

La Sicilia merita molto di più. Merita istituzioni capaci di restituire credibilità attraverso comportamenti concreti, perché la fiducia non si impone: si conquista, giorno dopo giorno.

Come psicologo continuo a credere che nessuna persona sia destinata a rimanere prigioniera delle proprie ferite. Lo stesso vale per un popolo. Ma la guarigione inizia sempre quando si decide di affrontare la realtà con coraggio, responsabilità e rispetto per i cittadini.