Di Antonella Morabito, medico legale
A poco più di venti giorni dal decesso della bimba di Palermo, uccisa dalla difterite, dopo aver letto e sentito di tutto, in presenza, sui social, alla TV, voglio spendere due parole anche io, da medico, da medico legale, e da cittadina.
Non mi soffermo a parlare della difterite, non è tollerabile la speculazione di taluni su un preteso errore diagnostico dei sanitari del PS, che hanno riscontrato “una tonsillite, invece della difterite”. La prima manifestazione della infezione, infatti, è proprio una tonsillite. Quindi la diagnosi è corretta. Il problema è l’individuazione della causa, batterica, di questa tonsillite.
Chi recita i propri impropri improperi sul mancato tampone e sul mancato antibiotico evidentemente sconosce le tempistiche di un laboratorio e di una coltura, ammessa l’individuazione del terreno di coltura giusto. Giorni di malessere già trascorsi a casa sono quelli nei quali il batterio ha prodotto la sua tossina, quella responsabile della necrosi dei tessuti che si manifesta sotto forma di pseudomembrane tenacemente adese e non asportabili come invece le comuni “placche”, perché le prime sono tessuto andato in malora, ma sempre facente parte dell’architettura della tonsilla, le seconde una produzione delle cellule, amovibile, talora mucopurulenta.
Quel tessuto andato in malora racconta della presenza non del solo virus, ma soprattutto della tossina, che si chiama così perché non è una passeggiata di salute ma un veleno per l’organismo, capace di danneggiare cellule e tessuti. E di uccidere. La tossina è inattaccabile dall’antibiotico, è aggredibile, ma solo la quota circolante, non quella che ha già invaso cellule e tessuti, da un siero di provenienza per lo più equina, che, a differenza del vaccino, può scatenare violente reazioni allergiche. Di conseguenza non lo si può praticare a cuore leggero, se non dopo l’accertata diagnosi.
Norme di buon senso, linee guida e raccomandazioni sulle problematiche della antibioticoresistenza impongono, altresì, cautela nella somministrazione degli antibiotici, ammessa solo nelle infezioni accertatamente batteriche.
A monte di tutto ciò, si riferisce, nel caso della bimba di Palermo, di un obbligo vaccinale eluso. Una mancata vaccinazione che avrebbe difeso la bimba dall’aggressione grave da parte del batterio e da una notorietà acquisita suo malgrado e a costo della vita. Una violazione che non solo è la manifestazione del livello di disinformazione imperante, ma che si pone in stridente contrasto con la tutela della salute costituzionalmente individuata, del singolo e della comunità.
Una elusione di una norma che costituisce il momento causale iniziale di una malattia aggressiva che tale non sarebbe stata se i genitori non avessero assunto una decisione del tutto arbitraria e contraria ad ogni prova scientifica sulla assenza di nesso tra vaccini e autismo.
Il problema non sono le sanzioni, mai applicate, nei confronti dei trasgressori, sui quali non c’è controllo. La vita di un bambino, anzi, il rischio di perderla, oltrepassa di gran lunga il valore umano e morale delle poche centinaia di euro di una eventuale sanzione applicata.
Il vero problema è la divulgazione di notizie pericolosamente fuorvianti, di quel passaparola ignorante che i social enfatizzano e su cui speculano, vendendo per informazione contro i poteri forti qualcosa che, alla fine, li uccide.
Ogni volta che leggo un post di un infettivologo, trovo commenti di una platea di immondi odiatori, che insultano e screditano. Le parole, invece, di una del tutto incompetente ex ballerina, non certo laureata in medicina, trovano il plauso di centinaia di migliaia di acclamati seguaci (ignari produttori di reddito a favore della soubrette in pensione), in nome di una sanità discutibile e di una credibilità (in realtà altrettanto discutibile, sul tema), di un personaggio televisivo.
Tutti hanno diritto di esprimere la propria opinione. Ma che opinione può avere chi non ha le basi formative perché tale opinione possa crearsi? Che opinione può avere una pur famosa ex ballerina se non una presunzione saccente, validata irritualmente non da considerazioni rigorosamente fondate sotto il profilo scientifico, ma dalla propria fortunosa esperienza personale, del tutto priva di significatività statistica, parametro fondante per la attendibilità delle risultanze dei lavori scientifici, provvisti di metodo e rigore? Nessuna, ma un gregge di contemplatori estatici obbedisce ai pifferai magici, e non alla scienza.
Io credo che questa deriva antiscientifica e francamente pericolosa per la salute pubblica, vada frenata. Che sia necessario bloccare in maniera decisa la divulgazione di falsità prive di supporto scientifico, da qualunque fonte mediatica provenga.
Una rete Mediaset alcuni giorni fa, ha trasmesso questa raccapricciante intervista, di una tizia che riferisce di “quanto ne ammazza il vaccino” della difterite (negli ultimi 80 anni, nessun decesso segnalato), https://share.google/0V8q00KQmy4a4rKjQ di come tale informazione le sia pervenuta dalla televisione, dai giornalisti e dai social, attraverso testimonianze (di decesso per vaccino difterico??), e che la sanità non funziona perché le hanno ammazzato il padre in ospedale (accusa di omicidio i sanitari che ebbero in cura il padre) e poi l’hanno fatta franca (forse qualcuno ne ha valutato l’operato e non ha rilevato criticità, però la signora pretende di conoscere la medicina legale, mentre le mancano le basi della lingua italiana).
Dei 771.000 spettatori della puntata della trasmissione in questione, in quanti hanno inviato lettere di protesta alla rete per manifesta infondatezza del contenuto dell’intervista?
A chiusura, credo sia necessario rimarcare che la scienza non è democratica, quindi non può essere patrimonio di discussione di chi non l’ha studiata. Le cosiddette opinioni di costoro sono falsi ideologici da cui il cittadino non è tutelato e a cui rischia di abboccare a totale proprio rischio e pericolo.
La divulgazione di notizie false e, ancora più, contrarie alla scienza, dovrebbe essere perseguita a norma di legge, invece di essere resa disponibile a soggetti privi di strumenti conoscitivi e, pertanto, fragili e facilmente condizionabili. Invece di tali falsità il web si nutre. Riposa in pace, Anna Rosa, perdona loro, non sapevano quel che facevano.