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La psicopatologia dell’usuraio – Quando il denaro smette di essere ricchezza e diventa potere

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Di Gilberto Di Benedetto, Psicologo e Psicoterapeuta, esperto in sindromi debitorie

Ci sono persone che possiedono denaro e persone che hanno bisogno di possederlo. La differenza, psicologicamente, può essere enorme. L’usuraio patologico non è semplicemente un avaro: è, nell’ipotesi in cui siano presenti determinati tratti psicologici, una persona per la quale il denaro può trasformarsi da strumento di vita in strumento di dominio. Non gli basta avere: può aver bisogno che qualcuno abbia bisogno di lui. È qui che il denaro cambia natura. Non è più soltanto ricchezza, diventa controllo; non è più soltanto possesso, diventa dipendenza.

Il fenomeno dell’usura porta infatti il rapporto economico dentro una dimensione profondamente umana: quella della vulnerabilità. Chi chiede denaro spesso non sta semplicemente cercando una somma; sta cercando una via d’uscita, un tempo supplementare, una possibilità. Quando questa fragilità diventa per l’altro una fonte di potere, il debito smette di essere una semplice obbligazione economica e può diventare una relazione asimmetrica, nella quale uno dispone e l’altro dipende.

Da questo punto di vista, la domanda più interessante non è quanto denaro accumuli l’usuraio, ma perché non riesca a sentirsi sicuro senza accumularne ancora. Possedere può rassicurare; controllare può rassicurare ancora di più.

Il denaro, allora, diventa una barriera contro la paura della perdita, dell’impotenza, dell’incertezza. Spendere significa lasciar andare, investire significa rischiare, donare significa rinunciare al controllo. Conservare, invece, permette di mantenere tutto nelle proprie mani.

La psicologia contemporanea impone, però, una precisazione fondamentale: non esiste una specifica “psicopatologia dell’usuraio” riconosciuta dai principali sistemi diagnostici. Non ogni persona che pratica usura presenta necessariamente una determinata struttura psicologica, così come non ogni persona avara è patologica. È più corretto parlare di possibili tratti – rigidità, bisogno esasperato di controllo, avversione alla perdita, ricerca compulsiva della sicurezza, scarsa reciprocità – soltanto quando siano realmente riscontrabili nel singolo individuo.

Il paradosso, alla fine, è straordinario: chi accumula denaro per sentirsi libero può finire per diventare schiavo del denaro stesso. La ricchezza aumenta, ma può diminuire la capacità di fidarsi, condividere, godere e lasciare andare. E quando il valore dell’altro viene misurato esclusivamente attraverso ciò che può restituire, la persona rischia di scomparire dietro il debito.

L’usuraio patologico, nella sua forma più estrema, non possiede semplicemente il denaro: può essere posseduto dal bisogno di possederlo. È questo il vero rovesciamento psicologico. Il denaro, nato per dare possibilità all’uomo, finisce per diventare il padrone dell’uomo.

Non è patologico avere denaro. È patologico quando il bisogno di possederlo diventa più forte del bisogno di vivere.