Di Gilberto Di Benedetto, Psicologo e Psicoterapeuta
Quando immagino il futuro non vedo grattacieli sempre più alti. Vedo case che imparano di nuovo a dialogare con la Terra.
La crisi climatica non è più un’ipotesi scientifica: è la realtà con cui le nuove generazioni dovranno convivere. Estati sempre più lunghe e torride, ondate di calore estremo, incendi, siccità e un crescente consumo di energia stanno cambiando il nostro modo di vivere. Continuare a progettare le abitazioni come abbiamo fatto nel secolo scorso significa ignorare il mondo che sta arrivando.
Per questo credo che una delle grandi rivoluzioni dell’architettura sarà quella di riportare l’uomo sotto la superficie della Terra.
Non immagino bunker, ma luoghi luminosi, aperti, ricchi di vegetazione, attraversati dalla luce naturale e dalla ventilazione. Quartieri in cui il terreno diventa il più grande alleato dell’uomo.
La Terra possiede una straordinaria capacità di mantenere temperature costanti durante tutto l’anno. Costruire abitazioni semi-interrate o sotterranee significa sfruttare questa inerzia termica naturale, riducendo drasticamente il bisogno di climatizzazione estiva e di riscaldamento invernale. Meno energia consumata significa meno emissioni e un minore impatto sul cambiamento climatico.
Ma c’è un altro aspetto che considero fondamentale: vivere sottoterra significa anche difendersi dagli effetti del riscaldamento globale. Mentre all’esterno le città diventano sempre più calde e vulnerabili agli eventi meteorologici estremi, il sottosuolo offre naturalmente un ambiente più stabile, sicuro e confortevole. È una forma di adattamento intelligente a un pianeta che cambia.
Il sottosuolo, per me, non rappresenta un rifugio dalla natura, ma un modo nuovo di viverla. Invece di combattere il clima con un consumo crescente di energia, possiamo collaborare con ciò che la Terra ci offre da milioni di anni.
Sono convinto che, nel 2126, il valore di un’abitazione non sarà misurato soltanto dalla sua posizione o dalla sua estetica, ma dalla sua capacità di garantire benessere, sicurezza, autonomia energetica e resilienza climatica.
L’architettura dovrà diventare uno strumento di adattamento ai cambiamenti del pianeta. Le città del futuro saranno giudicate non per la loro altezza, ma per la loro intelligenza.
La mia è una visione, ma ogni grande innovazione nasce da una visione. Oggi abbiamo l’opportunità di progettare edifici che non siano soltanto belli, ma capaci di proteggere la vita delle generazioni future.
Costruire sottoterra non significa rinunciare al cielo.
Significa usare l’intelligenza della Terra per continuare a vivere bene anche quando il clima sopra di noi sarà cambiato.