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La malattia di Mastella e la malattia dell’umanità: il trionfo dell’invidia!

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Di Angioletta Massimino

Clemente Mastella, nel giorno della Madonna delle Grazie, si presenta davanti ai cittadini di Benevento non come politico, ma come uomo malato.

Nel suo discorso da Sindaco – pubblico, istituzionale, ma anche profondamente umano – chiede alla Madonna, più o meno esplicitamente, la grazia della guarigione e chiede ai suoi concittadini di pregare per lui.

È un gesto raro: un atto di umiltà, un avvicinarsi alla Fede che molti riscoprono solo quando la sofferenza strappa via le illusioni del potere. È il momento in cui l’uomo capisce che non comanda più nulla, che la vita non si governa, che la guarigione non si compra, che la speranza non si negozia. È il momento in cui si diventa piccoli e ci si rivolge a Dio, alla Madonna, alla Fede cieca che è l’unica capace di aprire la porta ai miracoli.

Eppure, davanti a questo gesto, il web risponde con una ferocia disumana: auguri di morte, insulti, sarcasmo, godimento della sofferenza altrui. Non è indignazione politica: è crudeltà pura. Non è dissenso: è annientamento. Non è giudizio: è perdita totale della pietà.

E sì, Mastella non è un esempio di trasparenza: nel 2008 fu coinvolto nell’inchiesta che fece cadere il governo Prodi, conclusa con assoluzione; sua moglie Sandra Lonardo venne condannata in primo grado nel 2012 per la vicenda dei concorsi truccati al Consorzio Agrario, poi assolta in appello. Ombre ce ne sono state. Una cosa, però, è criticare un politico per le sue vicende, un’altra è augurare la morte a un malato che chiede preghiere.

Qui non c’è politica: c’è disumanità.

Il punto è che l’odio contro Mastella nasce dal rancore verso ciò che ha rappresentato: potere, privilegi, soldi, visibilità. È rancore sociale, non invidia personale.

C’è un altro livello, invece, molto più profondo, che non riguarda Mastella e che attraversa la vita di moltissime persone: il male che nasce dall’invidia verso chi brilla di luce propria.

Questo male non si attiva contro chi ha sbagliato, ma contro chi è migliore. Non contro chi ha potere, ma contro chi ha carisma. Non contro chi ha privilegi, ma contro chi ha una luce che non si spegne. La mediocrità non sopporta la luce degli altri: la percepisce come un affronto, come una condanna, come uno specchio che mostra la propria ombra.

E allora scatta la dinamica più vile: allearsi con i nemici, mettere in giro voci, calunniare, diffamare, sabotare. Non per correggere un torto, ma per spegnere una luce che li umilia semplicemente esistendo.

L’invidia non nasce dal desiderio di avere ciò che l’altro ha: nasce dalla certezza di non poterlo mai raggiungere. È questo che li distrugge. È questo che li lacera. È questo che li rende cattivi.

Copiano tutto, imitano tutto, replicano tutto, ma ogni tentativo è solo un ridicolo fallimento. E ogni fallimento diventa rabbia. E la rabbia diventa male. E il male diventa azione.

Ecco la differenza fondamentale: l’odio contro Mastella è rancore verso il potere; l’odio verso chi brilla è rancore verso la luce.

Nel primo caso si attacca una figura pubblica; nel secondo si attacca una persona che non ha fatto nulla se non essere se stessa. Nel primo caso c’è frustrazione sociale; nel secondo c’è mediocrità che tenta di distruggere ciò che non può diventare.

Il caso Mastella è solo il sintomo. La malattia è un’altra: un’umanità che non sopporta più la luce e che tenta di spegnerla ovunque la veda.

Peccato non capiscano, però, che la luce autentica non si spegne. Non si copia. Non si ruba. Non si imita. Non si annienta. È una radice interiore, un’appartenenza, un riflesso di qualcosa di più grande. E chi appartiene alla Luce non può essere raggiunto in alcun modo da chi appartiene al buio!