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La lotta all’usura e’ ancora prioritaria?

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La questione della lotta all’usura è complessa e tocca dinamiche profonde, psicologiche ed economiche, prima ancora che giudiziarie. Non si può parlare di un vero e proprio “stop” istituzionale, ma è innegabile che i dati sulle denunce e sugli arresti registrino da tempo dinamiche particolari.

I fattori principali che spiegano questa situazione si articolano su tre livelli:

1. Perché calano le denunce (e di conseguenza gli arresti)

I dati ufficiali del Ministero dell’Interno mostrano spesso una forbice: mentre le richieste di aiuto e le denunce per estorsione tendono a salire, le istanze e le denunce legate all’usura registrano flessioni.

Il motivo principale è che l’usura è un reato “a querela di parte” nella quasi totalità dei casi pratici: se la vittima non parla, per le forze dell’ordine è difficilissimo far scattare le manette. Meno denunce si traducono matematicamente in meno indagini e meno arresti in flagranza.

2. Il fattore fiducia: lo Stato o la burocrazia?

Dire che le vittime “non si fidano dello Stato” in senso assoluto sarebbe ingeneroso, ma la realtà sul campo evidenzia ostacoli concreti:

 La solitudine e la paura: L’usuraio non si presenta quasi mai come un nemico immediato; all’inizio appare come un “salvatore” quando le banche chiudono le porte. Quando subentra la violenza o la minaccia, la vergogna e il terrore di ritorsioni (specie se c’è di mezzo la criminalità organizzata) bloccano la vittima.

 La trappola burocratica: Lo Stato mette a disposizione strumenti importanti, come il Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura(che eroga mutui senza interessi per ripartire). Tuttavia, l’accesso a questi fondi richiede requisiti stringenti, l’effettiva presentazione della denuncia e tempi tecnici che un commerciante o un cittadino strozzato dai debiti fatica ad aspettare. La percezione di una macchina statale lenta o complessa frena la scelta di denunciare.

3. La metamorfosi dell’usura

Gli arresti risentono anche del fatto che l’usura ha cambiato volto. Non c’è più solo il classico “cravattaro” di quartiere:

 Usura digitale e “welfare criminale”: Oggi il fenomeno passa anche attraverso piattaforme online o si maschera dietro forme di assistenza apparentemente lecite.

 Infiltrazione silenziosa: La criminalità organizzata preferisce non utilizzare la violenza esplicita se può evitarlo. L’obiettivo moderno non è solo recuperare il denaro con tassi folli, ma rilevare direttamente le quote delle aziende in difficoltà per riciclare denaro sporco. Quando l’imprenditore diventa un prestanome della mafia nella sua stessa azienda, sparisce ogni incentivo (e possibilità) di denuncia.

La realtà del contrasto: La lotta all’usura non è ferma sul piano operativo o normativo — come dimostrano i periodici rinnovi degli accordi quadro tra Ministero e associazioni (tra cui l’ABI) per facilitare l’accesso al credito sano — ma si scontra con il muro del silenzio. Per invertire la rotta sul fronte degli arresti, la sfida principale resta quella di intercettare il bisogno finanziario prima che il cittadino bussi alla porta sbagliata.