Il Rapporto Caritas sulla povertà in Italia consegna al Paese una fotografia che dovrebbe interrogare la politica, le istituzioni e l’intera società civile. Non siamo di fronte a una fase temporanea di difficoltà economica, ma a una condizione strutturale che coinvolge milioni di persone e che rischia di diventare permanente. Secondo i dati più recenti, oltre 5,7 milioni di italiani vivono in povertà assoluta, pari a circa il 9,8% della popolazione, mentre le famiglie in questa condizione superano i 2,2 milioni. Negli ultimi dieci anni il fenomeno è cresciuto di oltre il 40%.
Particolarmente drammatica è la situazione dei minori. Quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta. Significa che un quarto dei poveri italiani è costituito da giovani che dovrebbero rappresentare il futuro del Paese. La povertà non è più soltanto mancanza di reddito: è povertà educativa, sociale, culturale e relazionale.
Il dato che più colpisce è che il lavoro non rappresenta più una garanzia contro l’emarginazione. Cresce infatti il numero dei cosiddetti “working poor”, persone che lavorano ma che non riescono comunque a raggiungere un livello di vita dignitoso a causa di salari bassi, precarietà e aumento del costo della vita. La Caritas evidenzia come sempre più spesso avere un impiego non basti più a sottrarsi alla povertà.
Anche il Mezzogiorno continua a pagare un prezzo elevato. Le difficoltà economiche si intrecciano con la carenza di servizi pubblici efficienti, opportunità occupazionali limitate, emigrazione giovanile e crescente spopolamento dei territori. In molte aree del Sud la povertà rischia di trasformarsi in una vera e propria esclusione sociale permanente.
Le Caritas italiane hanno sostenuto nel solo 2024 quasi 278 mila famiglie, un numero cresciuto del 62% rispetto a dieci anni fa. È il segnale evidente che il sistema di welfare pubblico non riesce più a intercettare e sostenere adeguatamente tutte le situazioni di disagio.
La vera emergenza nazionale non è soltanto economica. È democratica. Un Paese in cui milioni di cittadini non riescono a costruire un progetto di vita, ad accedere a cure, formazione, casa e lavoro dignitoso è un Paese che rischia di vedere indebolirsi il patto sociale su cui si fonda la Repubblica.
Servono politiche coraggiose: salari più alti, sostegno alle famiglie, investimenti nel Mezzogiorno, contrasto alla precarietà, tutela delle imprese sane, lotta alla povertà educativa e una riforma del welfare che rimetta al centro la persona. Perché una nazione non si misura dalla ricchezza di pochi, ma dalla capacità di garantire dignità a tutti.
La povertà in Italia non è più un fenomeno marginale. È diventata una questione nazionale che riguarda il presente e il futuro della nostra democrazia.