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Il peso della normalità: la Sicilia e il costo dei diritti

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di Giuseppe Milazzo
Maestro del Lavoro
Oggi vorrei parlare di un tema che conosciamo fin troppo bene, perché lo tocchiamo con mano ogni giorno: il costo della vita in Sicilia. Ma non parlo solo di numeri su uno scontrino. Parlo del prezzo che paghiamo per vivere con dignità in questa terra.
Basta fare un giro al supermercato o guardare il contatore della luce per rendersene conto. Ogni mese è una sfida. Il costo dell’energia, del carburante e dei trasporti continua a salire, eppure i nostri salari e le nostre pensioni restano fermi, troppo spesso insufficienti perfino per le esigenze essenziali. Viviamo in un’isola, e questa non è solo una condizione geografica, ma una condanna economica: tutto ciò che arriva, costa di più. E chi guadagna uno stipendio normale, spesso deve fare i salti mortali per arrivare a fine mese.
Ma la questione più grave, forse, è la salute. La sanità pubblica, quella che dovrebbe essere un diritto universale, è sempre meno pubblica. Le liste d’attesa sono interminabili: aspettiamo mesi per una visita, e poi, se vogliamo evitare l’attesa, dobbiamo ricorrere all’intramenia, pagando cifre che per molte famiglie sono proibitive. E non parliamo della diagnostica: fare una TAC o una risonanza è diventato un lusso, perché i costi sono altissimi. Il diritto alla salute, così, diventa un privilegio per chi può permetterselo.
E poi c’è il futuro. Il diritto allo studio è un miraggio per tanti ragazzi che sognano di costruirsi un avvenire, ma si scontrano con aule fatiscenti, trasporti inefficienti e costi che scoraggiano persino i più motivati. E il diritto al lavoro? Quello dignitoso, con una paga che permetta di vivere e non solo di sopravvivere? È un fantasma. Troppi giovani lasciano la Sicilia, non per mancanza di voglia, ma per mancanza di opportunità.
Questa non è una semplice questione di bollette o di tasse. È una questione di diritti mancati. È la fatica quotidiana di chi si sente abbandonato, di chi paga il prezzo più alto per vivere in una regione che dovrebbe essere il cuore del Mediterraneo e invece è spesso la periferia d’Europa.
Ma noi, i Siciliani, non siamo rassegnati. Siamo abituati a lottare. Ecco perché dobbiamo smettere di raccontarci che “è andata così” e iniziare a pretendere risposte. Perché il costo della vita non può essere più alto del valore della nostra vita. Perché una pensione deve bastare per vivere, e non solo per sopravvivere. E perché la salute, lo studio e il lavoro non sono concessioni: sono diritti.