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«Il Pentagono non può mettere al bando Anthropic»: per la giudice fu una ritorsione arbitraria e illegittima

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Il tribunale federale annulla la designazione dell’azienda come rischio per la sicurezza. Al centro dello scontro, l’impiego dell’intelligenza artificiale nella sorveglianza e nei sistemi d’arma autonomi
Una giudice federale statunitense ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui il Pentagono aveva inserito Anthropic, società sviluppatrice dei modelli di intelligenza artificiale Claude, nella lista dei soggetti considerati un rischio per la catena di approvvigionamento della difesa.
Secondo la giudice distrettuale Rita F. Lin, la decisione del segretario alla Difesa Pete Hegseth era «illegale e priva di fondamento», oltre che arbitraria e capricciosa secondo i criteri del diritto amministrativo americano. Il provvedimento avrebbe rappresentato una ritorsione contro Anthropic per le posizioni pubblicamente espresse sull’impiego militare dell’intelligenza artificiale.
La sentenza rende permanente la sospensione delle sanzioni già disposta nel mese di marzo e impedisce alle agenzie federali coinvolte nella causa di applicare l’ordine presidenziale che vietava l’utilizzo dei prodotti Anthropic. Il Governo potrà presentare appello.
Lo scontro sull’utilizzo militare di Claude
Il conflitto tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa era esploso dopo il rifiuto dell’azienda di accettare condizioni contrattuali che avrebbero consentito l’impiego dei suoi modelli per qualsiasi finalità considerata legalmente lecita dal Governo.
Anthropic aveva posto due limiti: l’utilizzo di Claude per programmi di sorveglianza interna di massa e l’integrazione in sistemi d’arma autonomi capaci di selezionare o colpire obiettivi senza un adeguato controllo umano.
L’azienda sostiene che gli attuali modelli di intelligenza artificiale non siano sufficientemente affidabili per assumere decisioni autonome in scenari militari e che la sorveglianza generalizzata possa violare i diritti fondamentali. Il Pentagono replica che un fornitore privato non può riservarsi il potere di limitare le operazioni delle Forze armate dopo avere messo a disposizione la propria tecnologia.
La contestata accusa di “rischio per la catena di approvvigionamento”
Hegseth aveva classificato Anthropic come un rischio per la sicurezza della catena di approvvigionamento militare. Si tratta di uno strumento concepito per proteggere i sistemi della difesa da infiltrazioni, sabotaggi o interferenze ostili e utilizzato, in precedenza, soprattutto contro aziende straniere.
Per la giudice, il Pentagono non ha presentato elementi capaci di dimostrare che Anthropic intendesse sabotare i propri modelli o compromettere le operazioni militari. La designazione sarebbe stata motivata dall’atteggiamento critico assunto dall’azienda nei confronti del Governo, non da una minaccia concreta alla sicurezza nazionale.
«Il semplice richiamo alla sicurezza nazionale non costituisce un’autorizzazione illimitata a punire chi critica il Governo», ha stabilito Lin nella decisione.
Libertà di espressione e diritto alla difesa
Il tribunale ha riconosciuto una violazione del Primo emendamento, che tutela la libertà di espressione, perché il Governo avrebbe colpito Anthropic per le sue dichiarazioni pubbliche. È stata inoltre accertata una violazione del Quinto emendamento: prima dell’inserimento nella lista, l’azienda non avrebbe ricevuto un’adeguata comunicazione né la possibilità di contestare le accuse.
La giudice ha rilevato anche il mancato rispetto delle procedure previste dalla normativa, compreso l’obbligo di valutare misure meno invasive prima di applicare una sanzione potenzialmente capace di provocare miliardi di dollari di perdite e gravi danni reputazionali.
Una sentenza destinata a fare scuola
Il caso supera il confronto tra una singola azienda e il Pentagono. La decisione pone un limite al potere dell’amministrazione di escludere dai contratti pubblici le imprese tecnologiche che sollevano obiezioni etiche o di sicurezza.
Allo stesso tempo, rimane aperta la questione di fondo: chi debba stabilire i confini dell’intelligenza artificiale militare. Le aziende che sviluppano i modelli, il Governo che li acquista, il Congresso o un sistema di regole condivise e sottoposto a controllo democratico?
Anthropic ha accolto positivamente la sentenza e ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni statunitensi per un impiego responsabile dell’intelligenza artificiale nella sicurezza nazionale. Resta però pendente un secondo procedimento giudiziario relativo a un’altra designazione del Pentagono, potenzialmente capace di escludere la società anche dai contratti civili federali.