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IL FILOSOFO DEL GIORNO — 26 SETTEMBRE MARTIN HEIDEGGER

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L’uomo, il tempo e la domanda dimenticata sull’essere

«Perché vi è, in generale, l’essente e non il nulla?»

Il 26 settembre 1889, a Messkirch, nel Baden-Württemberg, nasceva Martin Heidegger, uno dei filosofi che più profondamente hanno influenzato il pensiero del Novecento.

Pochi pensatori hanno esercitato un’influenza così vasta e, contemporaneamente, suscitato controversie così profonde.

Heidegger ha modificato il modo di pensare l’esistenza, il tempo, la morte, la tecnica e il rapporto dell’uomo con il mondo.

Ma sulla sua biografia pesa anche un fatto storico che non può essere separato dalla discussione sulla sua eredità intellettuale: l’adesione al Partito nazista nel 1933 e il suo coinvolgimento politico durante il rettorato dell’Università di Friburgo.

Studiare Heidegger significa quindi confrontarsi contemporaneamente con la grandezza di alcune delle sue domande filosofiche e con le responsabilità e contraddizioni della sua vicenda personale.

LA DOMANDA PIÙ SEMPLICE E PIÙ DIFFICILE

Heidegger parte da una domanda apparentemente elementare:

che cosa significa essere?

Secondo lui, la filosofia occidentale aveva progressivamente dimenticato proprio questa domanda.

Ci occupiamo continuamente delle cose che esistono.

Degli uomini.

Degli oggetti.

Della natura.

Delle istituzioni.

Ma raramente ci chiediamo cosa significhi propriamente che qualcosa sia.

È da questa domanda che nasce il progetto filosofico di Heidegger.

ESSERE E TEMPO

Nel 1927 pubblica il suo capolavoro:

Essere e tempo.

È uno dei testi più importanti e difficili della filosofia contemporanea.

Al centro dell’opera non troviamo un uomo astratto.

Troviamo l’essere umano concreto, immerso nel mondo.

Heidegger lo chiama Dasein, termine generalmente tradotto con “esserci”.

L’uomo non osserva il mondo semplicemente dall’esterno.

Ci è già dentro.

Lavora.

Ama.

Sceglie.

Sbaglia.

Costruisce relazioni.

Progetta il futuro.

Ricorda il passato.

E soprattutto sa che un giorno morirà.

NOI SIAMO TEMPO

Qui Heidegger compie uno dei passaggi più affascinanti del suo pensiero.

Il tempo non è semplicemente qualcosa che misuriamo con un orologio.

La nostra stessa esistenza è temporale.

Viviamo continuamente tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.

L’essere umano è quindi un progetto.

Non siamo qualcosa di definitivamente concluso.

Siamo continuamente proiettati verso possibilità future.

Ed è proprio questa apertura al possibile che rende possibile la libertà.

VIVERE COME “GLI ALTRI”

Ma spesso rinunciamo a questa libertà.

Heidegger descrive una condizione sorprendentemente moderna.

Facciamo quello che “si” fa.

Pensiamo quello che “si” pensa.

Compriamo quello che “si” compra.

Diciamo quello che “si” dice.

È il dominio impersonale del “Si”.

L’individuo rischia così di vivere secondo aspettative, abitudini e opinioni collettive senza chiedersi veramente quale sia la propria esistenza.

È uno dei motivi per cui Heidegger continua a essere letto nell’epoca dei social network e della comunicazione di massa.

La domanda rimane attualissima:

quanto di ciò che pensiamo è veramente nostro?

LA MORTE NON È SOLTANTO LA FINE

Per Heidegger la consapevolezza della morte possiede un significato filosofico fondamentale.

L’uomo è un essere-per-la-morte.

Non significa vivere ossessionati dalla fine.

Significa comprendere che il nostro tempo è limitato.

Nessuno può morire al nostro posto.

La morte rende quindi radicalmente personale la nostra esistenza.

Sapere che il tempo non è infinito può sottrarci alla superficialità.

Ci costringe a scegliere.

E ogni scelta esclude altre possibilità.

La consapevolezza della morte può quindi diventare una chiamata all’autenticità.

L’ANGOSCIA

Un’altra parola fondamentale è angoscia.

Non coincide semplicemente con la paura.

La paura ha normalmente un oggetto: abbiamo paura di qualcosa.

Nell’angoscia, invece, viene meno la sicurezza del mondo quotidiano.

Le cose perdono improvvisamente la loro familiarità.

Ed emerge la precarietà della nostra esistenza.

È un’esperienza destabilizzante.

Ma può anche diventare filosoficamente rivelatrice.

Perché ci costringe a guardarci senza le rassicurazioni della quotidianità.

HEIDEGGER E LA TECNICA

Negli anni successivi Heidegger dedica sempre maggiore attenzione alla tecnologia.

E qui il suo pensiero sembra parlare direttamente al XXI secolo.

Il problema, per lui, non consiste semplicemente nell’esistenza delle macchine.

La tecnica moderna modifica il modo nel quale guardiamo il mondo.

La natura rischia di apparire esclusivamente come una risorsa.

Una foresta diventa legname.

Un fiume diventa energia.

La terra diventa materia da sfruttare.

E persino l’uomo può trasformarsi in una risorsa da utilizzare.

È una riflessione che oggi può essere riletta alla luce dell’intelligenza artificiale, dei big data e della trasformazione digitale.

Quando tutto diventa misurabile, calcolabile e utilizzabile, rimane qualcosa che sfugge al calcolo?

LA GRANDE OMBRA DEL NAZISMO

Non è possibile raccontare Heidegger ignorando il 1933.

Dopo l’ascesa di Hitler al potere, Heidegger aderì al Partito nazista e divenne rettore dell’Università di Friburgo.

Il suo rapporto con il nazionalsocialismo ha generato un dibattito enorme che continua ancora oggi.

La pubblicazione dei cosiddetti Quaderni neri ha inoltre alimentato la discussione sulla presenza di elementi antisemiti nel suo pensiero e sulla relazione tra la sua filosofia e le sue scelte politiche.

La questione non può essere liquidata né cancellando Heidegger dalla storia della filosofia né separando automaticamente l’opera dall’uomo.

È necessario leggere criticamente entrambi.

Un grande filosofo può compiere scelte politiche gravemente compromettenti.

La profondità intellettuale non garantisce automaticamente la saggezza morale.

Ed è forse questa una delle lezioni più difficili che la vicenda di Heidegger ci consegna.

PERCHÉ LEGGERLO OGGI

Perché viviamo immersi nella tecnologia.

Perché siamo continuamente distratti.

Perché spesso deleghiamo agli altri persino la costruzione delle nostre opinioni.

Perché misuriamo quasi tutto attraverso numeri, prestazioni e risultati.

E perché, nonostante la straordinaria quantità di informazioni di cui disponiamo, continuiamo a confrontarci con le stesse domande fondamentali:

Chi sono?

Quanto del mio tempo sto realmente scegliendo?

Sto vivendo secondo le mie possibilità oppure secondo ciò che gli altri si aspettano da me?

La tecnologia è ancora uno strumento dell’uomo o sta progressivamente modificando il modo stesso in cui l’uomo comprende il mondo?

Heidegger non offre risposte semplici.

Ci obbliga soprattutto a formulare meglio le domande.

IL PENSIERO DEL GIORNO

La vita autentica comincia quando comprendiamo che il nostro tempo non è infinito.

Non è una formula per diventare pessimisti.

È un invito a scegliere.

Perché proprio il limite rende prezioso il tempo.

E sapere che non possiamo fare tutto ci costringe a domandarci che cosa meriti davvero di essere fatto.

MARTIN HEIDEGGER

Messkirch, 26 settembre 1889 – Friburgo, 26 maggio 1976

Il filosofo che trasformò il tempo, l’esistenza e la domanda sull’essere in alcuni dei grandi problemi del pensiero contemporaneo.