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Il filosofo del giorno, 21 agosto: Piero Martinetti, la coscienza che disse no al fascismo

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Pensatore della libertà morale e della spiritualità razionale, fu l’unico professore universitario di filosofia a rifiutare il giuramento di fedeltà al regime. Le sue opere interrogano ancora il rapporto tra coscienza, religione e potere
Il filosofo del 21 agosto è Piero Martinetti, nato a Pont Canavese il 21 agosto 1872 e morto nel 1943. Docente di Filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, fu uno dei maggiori esponenti del cosiddetto idealismo religioso italiano.
La sua filosofia non rimase confinata nelle aule universitarie. Nel 1931, quando il regime impose ai docenti il giuramento di fedeltà al fascismo, Martinetti preferì perdere la cattedra anziché tradire le proprie convinzioni.
Fu uno dei dodici professori universitari italiani che rifiutarono il giuramento e l’unico tra i docenti di filosofia. La Statale di Milano, dove insegnò per venticinque anni, ha successivamente intitolato a lui il proprio Dipartimento di Filosofia.
Una filosofia vissuta
Per Martinetti la filosofia non era soltanto una disciplina teorica, ma una maniera di vivere. Il pensiero doveva tradursi in comportamento e la verità non poteva essere separata dalla coerenza morale.
Per questo il suo rifiuto del giuramento fascista non fu un gesto occasionale né una scelta di appartenenza politica. Martinetti rimase sempre indipendente dai partiti e dalle ideologie. Fu critico verso il fascismo, ma anche verso il dogmatismo marxista, il nazionalismo, la guerra e le degenerazioni della democrazia parlamentare.
Quando il rettore cercò di persuaderlo a prestare giuramento, rispose che avrebbe dovuto sacrificare la sincerità del giuramento oppure le proprie convinzioni morali. Entrambe, per lui, erano inviolabili. La lettera è conservata dalla Fondazione Piero Martinetti⁠�.
Collocato forzatamente a riposo, si ritirò nella casa di Spineto, vicino a Castellamonte, continuando a studiare, scrivere e collaborare con la Rivista di filosofia.
Il primato della coscienza
Il centro del pensiero martinettiano è la coscienza. L’essere umano vive nel mondo materiale e fenomenico, ma possiede la capacità di orientarsi verso una realtà morale superiore.
Martinetti riprende il criticismo di Immanuel Kant, l’etica di Spinoza e alcuni elementi della filosofia di Schopenhauer. Non accetta però passivamente nessuno di questi sistemi. Cerca una via personale nella quale ragione ed esperienza religiosa possano incontrarsi.
La conoscenza razionale ci mostra i limiti del mondo sensibile. La coscienza morale, invece, apre alla possibilità di un ordine spirituale più alto. La religione autentica non consiste quindi nell’obbedienza a formule imposte, ma in una trasformazione interiore.
La libertà non è arbitrio
Uno dei temi fondamentali della sua ricerca è la libertà. Martinetti rifiuta l’idea che essere liberi significhi poter fare qualsiasi cosa.
La vera libertà consiste nella capacità di sottrarsi agli impulsi immediati e orientare la propria condotta verso il bene. Non è assenza di regole, ma obbedienza consapevole alla legge morale riconosciuta dalla coscienza.
Una persona è tanto più libera quanto meno è dominata da paura, interesse personale, conformismo e desiderio di potere. Questa concezione permette di comprendere il suo comportamento durante il fascismo: giurare per conservare la cattedra avrebbe significato scegliere la convenienza contro la libertà interiore.
Una religione senza dogmi
Martinetti non aderiva alla religione cattolica e si dichiarava estraneo alle istituzioni ecclesiastiche. Era però profondamente interessato all’esperienza religiosa.
Distingueva la spiritualità autentica dalle religioni trasformate in apparati di potere. Quando una Chiesa pretende di imporre dogmi, reprimere il pensiero o controllare le coscienze, secondo Martinetti tradisce il nucleo morale della religione.
Immaginava una “Chiesa invisibile”: una comunità spirituale senza confini confessionali, capace di riunire le persone che cercano la verità, la giustizia e il bene indipendentemente dalla tradizione religiosa di appartenenza.
La ragione e la fede non sono necessariamente nemiche. La ragione purifica la religione dalla superstizione; la fede indica alla ragione una dimensione morale che il semplice calcolo razionale non riesce a esaurire.
Gesù come maestro morale
In Gesù Cristo e il cristianesimo, Martinetti separa il messaggio originario di Gesù dalla successiva costruzione dogmatica e istituzionale.
Gesù viene interpretato soprattutto come testimone di una legge morale universale. Il Regno annunciato nei Vangeli non sarebbe principalmente una realtà politica o un evento futuro, ma una trasformazione della coscienza.
Il cristianesimo storico avrebbe progressivamente sostituito questa spiritualità con dogmi, gerarchie e forme di controllo. L’opera, pubblicata nel 1934, fu sequestrata dalle autorità fasciste e successivamente inserita nell’Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica.
Martinetti subì dunque contemporaneamente la censura del regime e quella ecclesiastica.
La pietà verso gli animali
Un aspetto sorprendentemente moderno del suo pensiero riguarda gli animali. Martinetti considerava la capacità di soffrire e la partecipazione alla vita elementi sufficienti per riconoscere agli animali una dignità morale.
Condannava la crudeltà, lo sfruttamento e l’indifferenza nei loro confronti. La compassione non doveva fermarsi ai confini della specie umana, ma estendersi a ogni essere capace di provare dolore.
Il rispetto degli animali diventa una prova della qualità morale dell’uomo. Una società che normalizza la sofferenza degli esseri più vulnerabili finisce inevitabilmente per indebolire anche il rispetto tra le persone.
Queste riflessioni, raccolte successivamente in Pietà verso gli animali, anticipano molti temi dell’attuale filosofia animalista.
Le opere principali
Il sistema Sankhya – 1897
Nato dalla sua tesi di laurea, è uno studio sulla filosofia indiana e, in particolare, sul sistema Sāṃkhya.
L’opera testimonia l’interesse precoce di Martinetti per il pensiero orientale. Il filosofo vi trova una concezione della liberazione spirituale ottenuta attraverso la conoscenza e il distacco dalle apparenze del mondo.
Introduzione alla metafisica – 1904
È la prima grande esposizione sistematica del suo pensiero. Martinetti analizza il problema della conoscenza e il rapporto tra la realtà percepita e il fondamento spirituale dell’esistenza.
Il mondo dell’esperienza non viene negato, ma interpretato come manifestazione incompleta di una realtà più profonda.
Breviario spirituale – 1922-1923
Pubblicato inizialmente in forma anonima, raccoglie riflessioni sulla vita morale, sulla solitudine, sul dolore e sul perfezionamento interiore.
È probabilmente il testo più accessibile per avvicinarsi a Martinetti. Non richiede una conoscenza specialistica della filosofia e può essere letto come un manuale di disciplina spirituale laica.
Saggi e discorsi – 1926
Riunisce interventi su filosofia, religione, educazione e problemi culturali. Mostra il carattere indipendente del pensiero martinettiano e la sua opposizione a ogni forma di conformismo intellettuale.
La libertà – 1928
È una delle opere filosoficamente più impegnative. Martinetti affronta il rapporto tra determinismo, responsabilità e autonomia morale.
La libertà non consiste nella casualità delle decisioni, ma nella progressiva liberazione dell’individuo dalla dipendenza dagli impulsi e dagli interessi immediati.
Ragione e fede – 1934, ampliato nel 1942
L’opera indaga il rapporto tra conoscenza razionale ed esperienza religiosa. Martinetti critica sia il dogmatismo delle Chiese sia il materialismo incapace di riconoscere la dimensione spirituale dell’esistenza.
La religione, quando è autentica, rappresenta per lui la forma più alta della vita morale.
Gesù Cristo e il cristianesimo – 1934
È la sua opera religiosa più importante e controversa. Distingue il messaggio etico di Gesù dalla struttura dogmatica costruita successivamente dalle istituzioni ecclesiastiche.
Il libro venne sequestrato dalla prefettura e condannato dal Sant’Uffizio.
Il Vangelo – 1936
Martinetti propone una lettura filosofica e morale dei testi evangelici. Non cerca di difenderne l’autorità soprannaturale, ma di individuare il nucleo universale dell’insegnamento di Gesù.
Spinoza – pubblicazione postuma
Lo studio mette in evidenza l’importanza del filosofo olandese nella formazione di Martinetti. Di Spinoza apprezza l’unità della realtà, il rigore razionale e l’idea che la libertà nasca dalla comprensione della necessità.
Pietà verso gli animali – raccolta postuma
Riunisce scritti dedicati alla dignità degli animali e alla responsabilità morale dell’uomo. È un testo breve, ma estremamente attuale per il dibattito sull’etica animale.
Da quale opera cominciare
Per un primo incontro con Martinetti, il percorso migliore è:
Breviario spirituale, per comprenderne l’etica;
Pietà verso gli animali, per scoprirne la modernità;
La libertà, per entrare nel cuore della sua filosofia;
Gesù Cristo e il cristianesimo, per approfondire la critica religiosa;
Introduzione alla metafisica, per affrontarne il sistema teoretico.
Perché leggerlo oggi
Martinetti insegna che la libertà non si misura dalle dichiarazioni, ma dal prezzo che siamo disposti a pagare per restare fedeli alla coscienza.
In un’epoca nella quale il potere pretendeva obbedienza, scelse la perdita della cattedra. Quando le istituzioni religiose esigevano conformità, difese una spiritualità libera. In una cultura fondata sul dominio dell’uomo sulla natura, riconobbe dignità morale agli animali.
Il suo pensiero ci lascia una domanda ancora attuale: siamo realmente liberi quando seguiamo la maggioranza, oppure quando abbiamo il coraggio di dire no?
Biografia e bibliografia: Treccani⁠�, Fondazione Piero Martinetti⁠�, Università Statale di Milano⁠�.