Nel cuore dell’Europa baltica esiste un luogo nel quale è ancora possibile e fisicamente nella storia dell’energia nucleare sovietica. È la , spesso descritta come la “sorella di Chernobyl” per la tecnologia dei suoi reattori.
Una precisazione è necessaria: la centrale non si trova in Lettonia, ma in Lituania, nei pressi della città di Visaginas e relativamente vicino ai confini con Lettonia e Bielorussia.
Oggi l’impianto non produce più energia. È impegnato in un lunghissimo e complesso processo di smantellamento, ma una parte della struttura può essere visitata attraverso programmi organizzati e sottoposti a rigide procedure di sicurezza.
A rendere Ignalina eccezionale sono soprattutto i suoi due reattori RBMK-1500.
Appartengono alla stessa famiglia tecnologica degli RBMK utilizzati nella centrale di Chernobyl, anche se quelli lituani erano una versione di maggiore potenza.
La costruzione della centrale iniziò durante il periodo sovietico. Il primo reattore entrò in funzione nel 1983 e il secondo nel 1987.
Un terzo reattore era previsto, ma la sua costruzione venne interrotta.
Per decenni Ignalina ha rappresentato una componente fondamentale del sistema energetico lituano, arrivando a produrre una quota straordinariamente elevata dell’elettricità nazionale.
L’incidente del 26 aprile 1986 al reattore numero 4 di Chernobyl cambiò radicalmente la percezione internazionale della tecnologia RBMK.
Il disastro mise in evidenza gravi problemi progettuali e di sicurezza della configurazione utilizzata all’epoca, oltre alle responsabilità operative e organizzative che contribuirono all’incidente.
Anche i reattori di Ignalina furono successivamente sottoposti a importanti modifiche di sicurezza.
Dopo l’indipendenza della Lituania dall’Unione Sovietica, tuttavia, il futuro dell’impianto divenne anche una questione europea.
Nel percorso che portò la Lituania nell’Unione Europea, la chiusura dei reattori RBMK di Ignalina diventò uno degli elementi centrali dei negoziati.
Il reattore 1 venne definitivamente spento nel 2004, anno dell’ingresso della Lituania nell’UE.
Il reattore 2 cessò la produzione alla fine del 2009.
Da allora è iniziato un progetto di decommissioning di dimensioni enormi, sostenuto anche finanziariamente dall’Unione Europea.
Non si tratta semplicemente di demolire alcuni edifici. Smantellare una centrale nucleare significa gestire combustibile, materiali radioattivi, componenti contaminati e strutture industriali attraverso procedure che richiedono decenni.
Ed è proprio questo a rendere Ignalina una destinazione straordinaria per chi è interessato a storia, tecnologia e archeologia industriale.
La società che gestisce il decommissioning propone visite ed “expedition” organizzate all’interno dell’impianto, comprese esperienze nelle aree sottoposte a controllo radiologico.
A seconda del programma scelto, il percorso può consentire di osservare alcuni degli ambienti più significativi dell’ex centrale, come la sala turbine, la sala di controllo e altre strutture connesse al reattore.
Non è quindi un parco tematico costruito per ricordare l’Unione Sovietica.
È una vera centrale nucleare in dismissione.
Proprio per questo non si entra liberamente.
Per alcune visite è necessario avere almeno 18 anni, fornire anticipatamente i dati personali richiesti, presentare un documento valido e rispettare tutte le procedure previste per l’accesso alle zone controllate.
Fotografie, telefoni ed effetti personali possono essere sottoposti a restrizioni nelle aree più sensibili.
È consigliabile prenotare con largo anticipo e verificare sempre sul sito ufficiale disponibilità, requisiti e condizioni aggiornate prima di organizzare il viaggio.
La visita diventa ancora più interessante se viene estesa alla vicina .
La città nacque sostanzialmente insieme alla centrale. Durante il periodo sovietico furono trasferiti qui tecnici, ingegneri, operai e famiglie provenienti da diverse repubbliche dell’URSS.
Architettura, urbanistica e composizione sociale conservano ancora oggi le tracce di quella storia.
Visitare Ignalina senza osservare Visaginas significa quindi perdere una parte fondamentale del racconto: la centrale non aveva soltanto bisogno di lavoratori, aveva bisogno di una città intera.
Ignalina rappresenta così qualcosa di molto più complesso di una vecchia centrale.
Racconta contemporaneamente l’industrializzazione sovietica, la Guerra fredda, Chernobyl, l’indipendenza della Lituania, l’allargamento dell’Unione Europea e il gigantesco problema contemporaneo dello smantellamento degli impianti nucleari.
È anche uno dei luoghi nei quali si comprende materialmente quanto fossero monumentali le infrastrutture energetiche progettate dall’URSS.
Per chi visita Lettonia e Lituania, Ignalina può diventare una deviazione decisamente fuori dai normali circuiti turistici.
Non ci sono soltanto centri storici, cattedrali, castelli e paesaggi baltici.
Qui si entra nella storia industriale e geopolitica dell’Europa contemporanea.
Ignalina non è Chernobyl e non ha vissuto il suo disastro. Ma con Chernobyl condivide una parte fondamentale della storia tecnologica dell’Unione Sovietica.
Ed entrare oggi nella sua gigantesca struttura significa osservare da vicino un mondo che sembrava destinato a durare per decenni e che, invece, la storia europea ha completamente trasformato.