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Grano, prezzi ai massimi da tre anni: la guerra del Mar Nero minaccia la sicurezza alimentare globale

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Quotazioni internazionali in forte aumento, mentre in Russia e Ucraina i prezzi interni crollano. Il blocco dei porti intrappola i raccolti e mette in difficoltà soprattutto Africa e Medio Oriente
Il grano torna al centro delle tensioni economiche e geopolitiche mondiali. Le quotazioni internazionali hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi tre anni, spinte dagli attacchi alle infrastrutture del Mar Nero, dalla riduzione delle esportazioni ucraine e dall’aumento dei costi di carburanti, fertilizzanti e trasporto.
I contratti sul grano trattati a Chicago hanno superato i 7,60 dollari per bushel, con un incremento di circa il 30% dalla fine di giugno. Il 27 agosto il mercato ha registrato un ulteriore rialzo, confermando una tendenza che rischia di trasferirsi sui prezzi di pane, pasta, farine e mangimi. �
wsj.com +1
Il dato del 35% dall’inizio dell’anno, pur segnalato da alcune rilevazioni, deve essere riferito allo specifico contratto e alla valuta considerata. Il quadro verificabile indica comunque un aumento molto consistente e il ritorno delle quotazioni ai massimi dal 2023.
Russia e Ucraina, il granaio bloccato dalla guerra
Russia e Ucraina assicurano insieme oltre un quarto delle esportazioni mondiali di grano. Non rappresentano invece un terzo della domanda globale: la quota vicina al 30% riguarda gli scambi internazionali, non il consumo complessivo.
La rilevanza dei due Paesi rende ogni attacco a porti, silos, navi e collegamenti ferroviari capace di provocare conseguenze immediate sui mercati internazionali. �
wsj.com +1
Dopo una fase di relativa protezione delle rotte commerciali, lo scontro si è esteso nuovamente alle infrastrutture cerealicole. La Russia ha intensificato gli attacchi contro i porti ucraini; Kiev, a sua volta, ha colpito terminali, raffinerie e strutture logistiche russe.
Il Mar Nero è diventato così un vero fronte economico della guerra.
Esportazioni ucraine precipitate del 75%
Nelle prime due settimane di agosto le esportazioni ucraine di cereali sono diminuite di circa il 75% rispetto allo stesso periodo del 2025. Attraverso il Mar Nero passa normalmente quasi il 90% delle esportazioni ucraine di grano, mais, semi oleosi e prodotti collegati.
Gli attacchi hanno allontanato armatori e assicuratori, riducendo drasticamente il traffico nei porti di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi. Le spedizioni marittime, che in condizioni normali raggiungevano circa sei milioni di tonnellate al mese, sarebbero scese intorno alle 500 mila tonnellate. �
reuters.com +3
Le rotte alternative attraverso il Danubio, la ferrovia e i corridoi europei non dispongono della capacità necessaria per sostituire integralmente i porti marittimi. Sono inoltre più lente e costose.
Sessanta milioni di tonnellate senza sufficienti spazi di stoccaggio
Nonostante la guerra, l’Ucraina prevede per il 2026 un raccolto cerealicolo di circa 60 milioni di tonnellate. Quello che potrebbe apparire un risultato positivo rischia però di trasformarsi in un problema.
I silos si stanno riempiendo e la carenza di capacità di stoccaggio potrebbe raggiungere gli 11 milioni di tonnellate. Se le esportazioni non riprenderanno, una parte consistente del nuovo raccolto non avrà acquirenti né depositi disponibili. �
Ukrainska Pravda +1
Gli agricoltori ucraini vendono quindi a prezzi molto bassi, spesso insufficienti a coprire i costi di produzione. Senza liquidità non potranno acquistare sementi, fertilizzanti e carburante per la prossima stagione.
Il paradosso: prezzi mondiali in aumento, agricoltori locali in crisi
La situazione produce una grave distorsione. Sui mercati internazionali il grano diventa più caro perché gli importatori temono una riduzione dell’offerta. Dentro Russia e Ucraina, invece, l’impossibilità di esportare determina un eccesso di prodotto e il crollo delle quotazioni agricole.
Anche la Russia dispone di un raccolto superiore a 100 milioni di tonnellate, ma le difficoltà nei porti meridionali stanno creando eccedenze e pressioni al ribasso. Mosca valuta l’uso di rotte baltiche, caspiche e artiche, che comportano tuttavia costi molto maggiori.
Organizzazioni agricole russe arrivano a proporre una riduzione delle semine invernali, temendo che un nuovo raccolto abbondante aggravi ulteriormente la crisi. �
reuters.com
Il consumatore mondiale paga di più, mentre il produttore locale incassa meno: tra i due estremi aumentano i costi logistici, assicurativi e finanziari generati dalla guerra.
Medio Oriente, carburanti e fertilizzanti aggravano la crisi
Il conflitto mediorientale aggiunge un secondo fattore di instabilità. Le difficoltà nella navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz hanno fatto aumentare petrolio, diesel, trasporto marittimo e fertilizzanti.
Il diesel è indispensabile per trattori, mietitrebbie, pompe di irrigazione e trasporto dei raccolti. I fertilizzanti azotati dipendono largamente dal gas naturale. L’aumento simultaneo di queste voci riduce la redditività degli agricoltori e spinge verso l’alto il costo finale degli alimenti. �
reuters.com +2
La guerra ucraina e quella mediorientale, apparentemente separate, finiscono così per incontrarsi nei campi agricoli e sulle tavole dei consumatori.
Africa e Asia davanti al rischio maggiore
I Paesi più esposti sono quelli fortemente dipendenti dalle importazioni. Egitto, Tunisia, Giordania, Indonesia e numerosi Stati africani acquistano tradizionalmente grandi quantità di cereali provenienti dal Mar Nero.
Le alternative esistono, ma costano di più. Il grano australiano può raggiungere i 320 dollari per tonnellata, contro i 260-280 dollari delle forniture del Mar Nero. Per i Paesi con poche riserve valutarie questa differenza può diventare insostenibile. �
reuters.com
Il pericolo non è necessariamente una carenza fisica immediata di grano a livello mondiale. Il rischio più concreto è che milioni di persone non possano più permetterselo.
Una crisi che richiede risposte internazionali
La comunità internazionale dovrebbe lavorare per proteggere le rotte commerciali civili, rafforzare i corridoi alternativi e sostenere i Paesi importatori più vulnerabili. Anche l’Unione europea deve potenziare le “corsie di solidarietà”, riducendo ostacoli burocratici e colli di bottiglia ferroviari e portuali.
Il grano non può essere trasformato in un’arma di guerra. Quando vengono colpiti un porto, un silo o una nave carica di cereali, le conseguenze non restano confinate tra Russia e Ucraina: raggiungono immediatamente famiglie, agricoltori e imprese di tutto il mondo.
La crescita dei prezzi è dunque molto più di un fenomeno finanziario. È il segnale di una sicurezza alimentare globale sempre più fragile, nella quale guerre, crisi climatica, energia e speculazione si alimentano reciprocamente.