GERMANIA, IL 44% DELL’AfD CAMBIA TUTTO: IL CORDONE SANITARIO NON BASTA PIÙ
La vittoria in Sassonia-Anhalt segna un passaggio storico. AfD conquista operai, autonomi, città e astensionisti mentre la CDU precipita. Isolare l’estrema destra può impedirle di governare, ma non risponde alla domanda fondamentale: perché milioni di cittadini la scelgono? Il risultato della Sassonia-Anhalt non può essere archiviato come l’ennesima avanzata dell’ultradestra tedesca.
Il 44% ottenuto dall’AfD cambia la natura stessa del problema politico.
Alternativa per la Germania non è più soltanto il partito della protesta, delle periferie arrabbiate o di una minoranza radicalizzata.
Nel Land orientale è diventata il primo partito con un vantaggio enorme sulla CDU, ferma al 17%.
E soprattutto ha conquistato consenso trasversalmente.
È questo il dato che dovrebbe preoccupare maggiormente Berlino.
DAL 33% AL 61% TRA GLI OPERAI
C’è un numero che racconta più di tutti gli altri ciò che sta accadendo.
Secondo l’analisi del voto basata sui dati Infratest dimap riportata dal Tagesspiegel, tra gli operai della Sassonia-Anhalt AfD è passata dal 33% al 61%.
Non basta.
Sfiora il 40% tra gli impiegati e ottiene la maggioranza assoluta tra i lavoratori autonomi.
È diventata la prima forza politica in tutte le categorie professionali.
Questo significa che qualcosa di molto profondo si è rotto nella rappresentanza politica tedesca.
Il voto radicale non arriva più soltanto dalle fasce marginali della società.
Arriva dal lavoro.
Dalle piccole imprese.
Dagli autonomi.
Da persone che producono reddito ma percepiscono insicurezza economica e sociale.
E proprio la Sassonia-Anhalt presenta gli stipendi medi più bassi della Germania.
Il legame tra questione sociale e voto radicale non può quindi essere ignorato.
NON È PIÙ SOLTANTO UN VOTO RURALE
Cade anche un altro luogo comune.
L’AfD non vince soltanto nelle campagne o nelle aree economicamente depresse dell’Est.
Nel circondario di Magdeburgo supera il 38%.
La campagna di Ulrich Siegmund ha conquistato elettori nelle città e ha soprattutto mobilitato cittadini che precedentemente non votavano.
L’affluenza vicina all’80% rende ancora più significativo il risultato.
Non siamo davanti a una vittoria prodotta dall’astensionismo degli avversari.
Una parte enorme dell’elettorato è andata alle urne proprio per votare AfD.
IL PROBLEMA DELLA CDU
Il grande sconfitto politico è Friedrich Merz.
La CDU governa la Sassonia-Anhalt da 24 anni e precipita al 17%.
Ma il problema per il cancelliere va molto oltre Magdeburgo.
Merz aveva promesso di recuperare gli elettori che negli ultimi anni avevano abbandonato i cristiano-democratici per AfD.
Il risultato sembra raccontare esattamente il contrario.
È AfD che continua a sottrarre elettori alla CDU.
Ed è qui che nasce il dilemma esistenziale del centrodestra tedesco.
Spostarsi ulteriormente a destra rischia di legittimare l’agenda dell’AfD senza recuperarne gli elettori.
Spostarsi verso il centro rischia invece di lasciare ancora più spazio sulla destra.
Non esiste una soluzione semplice.
IL BRANDMAUER
Per decenni la politica tedesca ha utilizzato un principio chiarissimo nei confronti dell’estrema destra:
nessuna collaborazione.
È il Brandmauer, il muro tagliafuoco.
La ragione storica è comprensibile e profondissima.
La Germania possiede una responsabilità particolare verso la propria storia e la tutela della democrazia.
Inoltre, la sezione dell’AfD della Sassonia-Anhalt è stata classificata come estremista dai servizi di sicurezza interni.
Il cordone sanitario ha dunque solide motivazioni democratiche.
Ma il risultato del 6 settembre apre una questione nuova.
Un cordone sanitario può impedire a un partito di entrare al governo. Non può impedire agli elettori di votarlo.
Quando quel partito arriva al 44%, la strategia dell’isolamento istituzionale non può più rappresentare l’intera risposta politica.
Serve capire perché è arrivato al 44%.
IL PARADOSSO DEMOCRATICO
La situazione della Sassonia-Anhalt potrebbe produrre un risultato paradossale.
AfD è nettamente il primo partito, ma non possiede da sola la maggioranza necessaria per governare.
Tutte le altre principali forze politiche rifiutano una coalizione.
Potrebbe quindi nascere un governo guidato da una CDU che ha ottenuto meno della metà dei voti dell’AfD.
È perfettamente possibile in una democrazia parlamentare.
Ma politicamente apre una questione delicatissima.
AfD potrebbe utilizzare l’esclusione dal governo come ulteriore carburante elettorale:
«Ci votate, vinciamo, ma gli altri si coalizzano per impedirci di governare».
È una narrazione potentissima.
E potrebbe trasformare il Brandmauer da strumento di contenimento a strumento involontario di propaganda dell’AfD.
L’INCOGNITA WAGENKNECHT
Esiste inoltre una variabile sorprendente.
Il BSW di Sahra Wagenknecht potrebbe diventare decisivo.
Se i suoi cinque deputati sostenessero i 39 dell’AfD, si raggiungerebbero 44 seggi, oltre la maggioranza assoluta fissata a 42.
Per ora non esiste un accordo e sarebbe sbagliato presentarlo come scenario acquisito.
Ma il semplice fatto che possa essere discusso dimostra quanto il sistema politico tedesco stia entrando in territorio inesplorato.
Una convergenza tra destra radicale e sinistra populista rappresenterebbe infatti la rottura definitiva degli schemi tradizionali.
IMMIGRAZIONE, ECONOMIA, SICUREZZA
Per comprendere l’AfD bisogna evitare due errori opposti.
Il primo sarebbe normalizzarne le componenti estremiste.
Il secondo sarebbe pensare che definire estremista il partito sia sufficiente a spiegare perché milioni di persone lo votano.
Gli elettori stanno inviando messaggi su immigrazione, sicurezza, salari, costo dell’energia, stagnazione economica e distanza dalle élite politiche.
Alcune paure possono essere amplificate o strumentalizzate.
Ma ignorarle non le farà scomparire.
Antonio Villafranca dell’ISPI individua esattamente il problema quando invita i moderati ad ascoltare i timori, «veri o presunti», dei cittadini e ad andare oltre gli steccati ideologici.
È probabilmente questa la lezione più importante di Magdeburgo.
IL 20 SETTEMBRE ARRIVA IL SECONDO TEST
La Germania avrà pochissimo tempo per metabolizzare il risultato.
Il 20 settembre voterà il Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
Ancora Germania orientale.
Ancora AfD favorita.
Se dopo il 44% in Sassonia-Anhalt arrivasse una seconda vittoria netta, non potremmo più parlare di un’anomalia regionale.
Diventerebbe una tendenza politica nazionale.
E Alice Weidel ha già fissato l’obiettivo:
40% alle elezioni federali del 2029.
Oggi può sembrare un’ambizione enorme.
Dopo il risultato della Sassonia-Anhalt, liquidarla come impossibile sarebbe però un errore.
LA LEZIONE PER L’EUROPA
Quello che accade in Germania non riguarda soltanto la Germania.
In molti Paesi europei i tradizionali sistemi politici stanno perdendo la capacità di rappresentare parti significative della società.
Le destre radicali intercettano paura dell’immigrazione, impoverimento del ceto medio, insicurezza, sfiducia nelle istituzioni e rifiuto delle élite.
La risposta non può essere inseguirle sul loro terreno.
Ma non può nemmeno essere limitarsi a definirle impresentabili.
Perché esiste una differenza fondamentale tra isolare un partito e riconquistare i suoi elettori.
Il primo obiettivo si raggiunge attraverso gli accordi parlamentari.
Il secondo richiede politica.
Richiede salari.
Crescita.
Sicurezza.
Servizi pubblici funzionanti.
Politiche migratorie credibili.
Quartieri nei quali lo Stato sia presente.
Una transizione ecologica che non venga percepita come un costo imposto alle famiglie e alle imprese.
E soprattutto una classe dirigente capace di tornare a parlare con chi oggi pensa di non essere più ascoltato.
IL MURO NON BASTA
Il 44% dell’AfD in Sassonia-Anhalt rappresenta dunque una cesura.
La Germania può continuare legittimamente a mantenere il proprio cordone sanitario.
Ma deve contemporaneamente costruire qualcosa dall’altra parte del muro.
Una risposta politica.
Perché quando un partito radicale conquista il 61% degli operai, la maggioranza degli autonomi e diventa primo partito anche nelle città, non siamo più davanti semplicemente alla radicalizzazione di una minoranza.
Siamo davanti alla crisi della rappresentanza dei partiti tradizionali.
Ed è qui che la lezione tedesca diventa europea:
le democrazie non difendono se stesse soltanto impedendo agli estremisti di governare.
Le difendono soprattutto tornando a convincere i cittadini che le istituzioni democratiche sono capaci di migliorare concretamente le loro vite.
Se i moderati europei non comprenderanno questa differenza, altri muri cadranno.
E dopo Magdeburgo, la breccia è già aperta.