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Germania al voto: il test che interroga la democrazia europea

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In Sassonia-Anhalt l’AfD oltre il 40% nei sondaggi. Per la prima volta dal dopoguerra una forza dell’estrema destra potrebbe conquistare il governo di un Land. Non è soltanto un’elezione regionale: oggi si misura la capacità della democrazia tedesca di rispondere alla paura senza rinunciare ai propri valori.

BERLINO, 6 settembre 2026 – Oggi in Germania non si vota semplicemente per rinnovare un Parlamento regionale. In Sassonia-Anhalt, circa 1,69 milioni di elettori sono chiamati alle urne dalle 8 alle 18 per un’elezione destinata ad avere conseguenze politiche ben oltre i confini del Land.

Al centro della sfida c’è l’Alternative für Deutschland (AfD). Gli ultimi sondaggi la collocano sopra il 40%, nettamente davanti alla CDU del cancelliere Friedrich Merz, indicata intorno al 23%. Se riuscisse a trasformare questo consenso in potere esecutivo, sarebbe un passaggio senza precedenti nella Germania del dopoguerra.

Ed è proprio qui che l’appuntamento elettorale assume una dimensione europea.

Il confine della democrazia

La democrazia significa innanzitutto accettare il voto degli elettori. Anche quando il risultato non piace.

Ma una democrazia matura deve contemporaneamente interrogarsi sulle idee che conquistano consenso.

Il punto non è quindi negare il diritto dell’AfD a partecipare alla competizione politica. Il punto è comprendere perché una parte così consistente dell’elettorato sia attratta da una proposta caratterizzata da nazionalismo, forte opposizione all’immigrazione e posizioni radicali sull’identità tedesca. Reuters descrive la campagna del candidato Ulrich Siegmund proprio come fortemente incentrata su nazionalismo e immigrazione.

C’è poi un elemento istituzionale impossibile da ignorare: secondo la Tagesschau, la sezione dell’AfD della Sassonia-Anhalt è classificata dall’Ufficio per la protezione della Costituzione del Land come estremista di destra accertata.

È questo che rende il voto diverso da una normale alternanza fra conservatori, socialdemocratici o liberali.

Immigrazione, paura e identità

L’immigrazione è diventata uno dei terreni sui quali l’AfD ha costruito la propria crescita.

Una parte dell’elettorato tedesco chiede maggiore controllo delle frontiere, sicurezza e politiche migratorie più severe. Sono questioni politiche legittime e sarebbe un errore lasciare che soltanto le forze radicali se ne occupassero.

Il confine viene superato quando il problema dell’immigrazione diventa generalizzazione contro lo straniero, quando l’identità nazionale viene costruita contro qualcuno e quando persone diverse per origine o religione vengono rappresentate come incompatibili con la comunità nazionale.

Le preoccupazioni non sono astratte. Alla vigilia del voto, rappresentanti delle comunità migranti e delle minoranze hanno espresso timori per alcune proposte dell’AfD, comprese politiche di deportazione e modifiche alle politiche d’integrazione.

La lezione della Germania

Proprio la Germania conosce meglio di qualsiasi altro Paese europeo cosa possa accadere quando crisi economica, paura, nazionalismo e ricerca del nemico finiscono per alimentarsi reciprocamente.

Questo non significa sostenere che la Germania del 2026 sia la Germania degli anni Trenta.

Sarebbe storicamente sbagliato.

Significa però ricordare che la democrazia non è irreversibile.

Non basta avere elezioni, parlamenti e costituzioni. Una democrazia vive anche attraverso il pluralismo, l’indipendenza delle istituzioni, la libertà dell’informazione e il riconoscimento della dignità delle minoranze.

Anche i democratici devono interrogarsi

Ma sarebbe troppo facile fermarsi alla condanna dell’estrema destra.

Se oltre quattro elettori su dieci arrivano a scegliere l’AfD, la politica democratica deve chiedersi perché.

Perché tanti cittadini dell’Est si sentono ancora marginalizzati?

Perché cresce la sfiducia nelle istituzioni?

Perché immigrazione, costo della vita, sicurezza e trasformazioni economiche producono tanta inquietudine?

Perché i partiti tradizionali non riescono più a rappresentare una parte così ampia della società?

Demonizzare gli elettori non risolve nulla. Combattere xenofobia ed estremismo significa anche dare risposte concrete alle paure che li alimentano.

Un voto che riguarda tutta l’Europa

Sarebbe quindi sbagliato considerare la Sassonia-Anhalt una lontana provincia della Germania orientale.

Quello che accade oggi a Magdeburgo riguarda Berlino, Roma, Parigi, Bruxelles e l’intera Unione europea.

Perché la stessa domanda attraversa molte democrazie occidentali: cosa accade quando la rabbia verso il sistema diventa più forte della fiducia nel sistema?

La risposta non può essere restringere la democrazia.

Deve essere esattamente il contrario: renderla più forte, più credibile, più capace di ascoltare e più efficace nel governare.

Oggi la Germania vota.

Domani conteremo i voti.

Ma la domanda più importante resterà anche dopo la chiusura delle urne:

può l’Europa rispondere alla paura senza consegnarsi alla xenofobia e al nazionalismo radicale?

È questa la vera posta in gioco del 6 settembre.

QdC – Quotidiano dei Contribuenti
La democrazia non si difende soltanto ricordando la storia. Si difende impedendo che le paure del presente diventino gli errori del futuro.