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Francia, esplode la protesta degli studenti: quasi 2.000 arresti in un giorno, 400 scuole chiuse

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Dalle richieste di più docenti e classi meno affollate agli incendi e agli scontri con la polizia. Il governo Lecornu convoca una riunione di crisi. Il 6 ottobre nuova mobilitazione nazionale

PARIGI – La protesta degli studenti scuote la Francia e si trasforma in una delle più difficili emergenze di ordine pubblico degli ultimi mesi. Circa 400 istituti scolastici sono rimasti chiusi venerdì 2 ottobre, dopo una giornata segnata da blocchi, incendi, vandalismi e scontri con le forze dell’ordine.

Il movimento, nato nella regione parigina e successivamente estesosi al resto del Paese, parte da rivendicazioni precise: riduzione del numero di studenti nelle classi, assunzione di docenti, sostituzione degli insegnanti assenti e interventi urgenti sugli edifici scolastici. Il primo ottobre sono stati interessati dalla mobilitazione 1.027 licei, su circa 3.700, mentre 222 sono stati oggetto di blocchi.

La protesta si è inoltre allargata alle università: nella mattinata del primo ottobre risultavano parzialmente bloccati 29 atenei, secondo l’Union étudiante.

Quasi duemila arresti in ventiquattr’ore

Il dato che restituisce la dimensione dell’escalation è quello degli arresti.

Il ministero dell’Interno francese ha comunicato 1.949 fermi nella sola giornata del primo ottobre, principalmente per violenze, assembramenti e aggressioni o altri reati ai danni di persone depositarie dell’autorità pubblica. Nella stessa giornata sono rimasti feriti 305 tra poliziotti e gendarmi.

Il ministero dell’Istruzione ha inoltre indicato 65 membri del personale scolastico e 170 studenti feriti.

Numeri che hanno spinto il governo a distinguere tra le rivendicazioni degli studenti e le azioni violente verificatesi durante alcune manifestazioni.

Incendi e assalti agli istituti

Particolarmente gravi gli episodi registrati in diverse città.

A Nantes un incendio ha devastato la hall del liceo Nelson-Mandela. Nella stessa città sono stati segnalati incendi di cassonetti, lanci di oggetti e mortai pirotecnici, interventi della polizia e diversi arresti.

Disordini e incendi sono stati registrati anche in altre zone del Paese, mentre la mobilitazione ha interessato città come Marsiglia, Strasburgo e Tolosa. Reuters riferisce che alcuni episodi hanno assunto caratteristiche molto diverse dalle manifestazioni pacifiche inizialmente promosse dagli studenti.

La situazione ha indotto il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray a disporre la chiusura di poco più di 400 istituti, con lezioni a distanza, mantenendo contemporaneamente aperto il confronto con studenti e famiglie.

Lecornu convoca la riunione di crisi

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una riunione interministeriale di crisi e chiesto ai componenti del governo di concentrarsi sulla gestione dell’emergenza.

Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha adottato una linea di fermezza nei confronti delle violenze, sostenendo che una parte degli autori dei disordini potrebbe non appartenere realmente al movimento studentesco.

Parallelamente, anche il comportamento delle forze dell’ordine è sottoposto a verifica in relazione ad alcuni episodi contestati.

La crisi presenta quindi due dimensioni che il governo deve affrontare contemporaneamente: garantire l’ordine pubblico e rispondere alle richieste provenienti dal mondo scolastico.

Il governo apre alle richieste degli studenti

Un primo segnale politico è già arrivato.

L’esecutivo ha deciso di cancellare dal progetto di bilancio la misura che prevedeva per gli studenti non beneficiari di borsa di studio il pagamento di 178 euro per l’iscrizione ai BTS e 270 euro per le classi preparatorie alle Grandes Écoles.

Geffray ha inoltre programmato incontri con le organizzazioni studentesche e con le associazioni dei genitori. Il presidente dell’Union syndicale lycéenne, Ryad Rani, chiede soprattutto un reclutamento massiccio di insegnanti e un piano d’emergenza per gli edifici scolastici.

Lo scontro politico

La protesta è diventata inevitabilmente anche terreno di confronto politico.

Settori del governo e della maggioranza attribuiscono alla sinistra radicale un ruolo nell’alimentare la mobilitazione. Reuters riferisce che le autorità collegano l’origine politica di parte del movimento anche ad ambienti vicini a La France Insoumise. Il partito respinge questa ricostruzione e sostiene invece la natura autonoma delle rivendicazioni degli studenti.

La distinzione resta essenziale: l’esistenza di episodi violenti è documentata, mentre l’attribuzione della responsabilità politica complessiva del movimento è oggetto di scontro tra governo e opposizione.

Il 6 ottobre nuova giornata nazionale

La crisi, dunque, non sembra destinata a chiudersi con la serrata del 2 ottobre.

L’Union syndicale lycéenne e l’Union étudiante hanno convocato per martedì 6 ottobre una nuova giornata nazionale di mobilitazione. Alla protesta hanno annunciato il proprio sostegno anche organizzazioni sindacali del personale pubblico e dell’istruzione.

La Francia si prepara così a un’altra giornata ad alta tensione. Al governo Lecornu spetta ora il tentativo più difficile: isolare le componenti responsabili delle violenze senza trasformare un problema di ordine pubblico in una risposta esclusivamente repressiva, mentre rimangono sul tavolo le questioni che hanno originato la protesta — carenza di insegnanti, sovraffollamento delle classi, condizioni degli edifici e risorse destinate alla scuola pubblica.