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Franceschini racconta la malattia: «Non isolatevi, continuate a vivere»

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Il senatore ed ex ministro della Cultura parla pubblicamente del parkinsonismo con cui convive dal 2020. Il messaggio ai malati: non rinunciare agli affetti, al lavoro e agli obiettivi
Dario Franceschini ha scelto di raccontare pubblicamente una parte profondamente personale della propria vita: la convivenza con una forma di parkinsonismo atipico, diagnosticata nel novembre del 2020.
Il senatore del Partito Democratico ed ex ministro della Cultura ne ha parlato in un’intervista pubblicata il 31 agosto dal Corriere della Sera, spiegando come la patologia incida soprattutto sull’equilibrio e sulla parola.
Ma dal suo racconto emerge soprattutto un messaggio rivolto alle persone che stanno affrontando una situazione simile:
«Non isolatevi, continuate a vivere».
La diagnosi nel 2020
Franceschini racconta che la diagnosi arrivò nel novembre 2020 e rappresentò un momento durissimo.
Il primo pensiero andò alla famiglia, alla moglie e alle figlie.
Alcuni segnali erano stati osservati anche dalle persone che gli stavano vicino. Un amico aveva notato particolari movimenti delle mani, mentre Graziano Delrio, collega di partito e medico, aveva osservato alcuni cambiamenti nel suo modo di camminare.
Da lì gli approfondimenti e la diagnosi.
«Il primo istinto è stato nascondermi»
Affrontare pubblicamente la propria condizione non è stato semplice.
Franceschini ammette che inizialmente avrebbe preferito nascondersi. Parlare della malattia, ancora oggi, gli costa molto.
A convincerlo dell’importanza di raccontare la propria esperienza sono stati anche i medici e il giornalista Vincenzo Mollica.
Da qui la decisione di trasformare una vicenda personale in un messaggio che possa essere utile agli altri.
Continuare ad avere un obiettivo
Franceschini ha scelto di proseguire la propria attività politica e istituzionale.
Il punto centrale della sua testimonianza è proprio questo: una diagnosi non deve necessariamente coincidere con la rinuncia alla propria vita sociale, professionale e affettiva.
Per l’ex ministro è importante continuare ad avere progetti e svegliarsi ogni mattina con qualcosa da realizzare.
È anche un invito alle famiglie e alla società a non considerare la persona soltanto attraverso la sua malattia.
Parkinson e pregiudizi
Franceschini richiama inoltre l’attenzione su un aspetto spesso frainteso: Parkinson e parkinsonismi producono importanti conseguenze motorie e possono modificare la quotidianità di una persona, ma non possono essere automaticamente identificati con una perdita delle capacità cognitive.
È un punto particolarmente importante per chi continua a lavorare e a ricoprire responsabilità pubbliche.
In Italia sono centinaia di migliaia le persone che convivono con Parkinson e parkinsonismi. Dietro i numeri ci sono persone, famiglie, necessità assistenziali e percorsi terapeutici che richiedono una sanità capace di accompagnare il paziente nel tempo.
La sanità non diventi una battaglia ideologica
Nel suo intervento Franceschini affronta anche il tema del Servizio sanitario nazionale, sostenendo che l’assistenza e la tutela della salute non dovrebbero essere affrontate attraverso contrapposizioni ideologiche.
È probabilmente questo uno degli aspetti pubblici più importanti della sua testimonianza.
Una malattia cronica ricorda infatti quanto siano essenziali diagnosi tempestive, ricerca, riabilitazione, assistenza territoriale e sostegno alle famiglie.
Ma il messaggio più forte resta quello personale.
Dopo quasi sei anni dalla diagnosi, Franceschini ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza per dire a chi affronta Parkinson e parkinsonismi che la malattia può cambiare molte cose, ma non deve cancellare la voglia di vivere, progettare, lavorare e restare insieme agli altri.
E proprio il suo invito — «Non isolatevi, continuate a vivere» — va ben oltre la politica e diventa un messaggio di dignità e speranza.
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