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Fisco, boom di controlli: triplicate le indagini sui conti correnti Finocchiaro (Presidente Confedercontribuenti): «Siamo di fronte a uno Stato di polizia fiscale»

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L’incremento delle indagini finanziarie e dei controlli sui conti correnti di cittadini e imprese riaccende il dibattito sul delicato equilibrio tra lotta all’evasione fiscale e tutela dei diritti dei contribuenti.

Secondo i dati più recenti, le verifiche sui rapporti bancari e finanziari hanno registrato un significativo aumento, alimentando preoccupazioni nel mondo delle imprese, dei professionisti e dei contribuenti. Un fenomeno che, se da un lato viene giustificato dall’Amministrazione finanziaria come strumento di contrasto all’evasione, dall’altro solleva interrogativi sul rispetto dei principi di proporzionalità, trasparenza e garanzia del contraddittorio.

«Siamo arrivati a una situazione che rischia di trasformare il rapporto tra cittadino e Stato in un rapporto di sospetto permanente», denuncia Carmelo Finocchiaro, Presidente di Confedercontribuenti. «L’aumento esponenziale delle indagini sui conti correnti e delle richieste di giustificazione per ogni movimento bancario alimenta la sensazione di vivere in uno Stato di polizia fiscale piuttosto che in uno Stato di diritto».

Il nodo delle indagini finanziarie

Le indagini finanziarie rappresentano uno degli strumenti più incisivi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Attraverso l’accesso ai dati bancari, l’Amministrazione può ricostruire movimenti, versamenti, prelevamenti e operazioni finanziarie dei contribuenti.

Negli anni, la giurisprudenza ha più volte chiarito che tali strumenti devono essere utilizzati nel rispetto delle garanzie costituzionali e dei diritti di difesa. Tuttavia, molti contribuenti lamentano accertamenti fondati su presunzioni che spesso finiscono per trasferire sul cittadino l’onere di dimostrare la liceità di ogni singola operazione.

Imprese sotto pressione

Particolarmente esposte risultano le piccole e medie imprese, che spesso si trovano a dover ricostruire movimenti bancari risalenti a diversi anni prima, con costi amministrativi e professionali rilevanti.

«La lotta all’evasione è un dovere dello Stato e nessuno la mette in discussione», prosegue Finocchiaro. «Ma non si può trasformare ogni imprenditore, artigiano o professionista in un potenziale evasore da sorvegliare costantemente. Occorre ristabilire un rapporto di fiducia tra fisco e contribuente».

Serve una riforma del rapporto Fisco-contribuente

Confedercontribuenti chiede una revisione profonda delle procedure di controllo, puntando su:

maggiore contraddittorio preventivo;

tempi certi delle verifiche;

riduzione delle presunzioni automatiche;

rafforzamento delle garanzie difensive;

utilizzo dei controlli basato su effettivi indicatori di rischio;

semplificazione degli adempimenti fiscali.

Una questione di libertà economica

Il tema non riguarda soltanto il gettito fiscale. Riguarda il modello di rapporto che si intende costruire tra Stato, cittadini e imprese.

Uno Stato moderno deve certamente contrastare evasione ed elusione, ma deve farlo senza comprimere eccessivamente le libertà economiche e senza alimentare un clima di diffidenza generalizzata. La vera sfida è costruire un sistema fiscale capace di coniugare efficacia dei controlli, certezza del diritto e rispetto delle garanzie individuali.

Per Confedercontribuenti, la strada da percorrere è quella di un fisco autorevole ma non oppressivo, che persegua gli evasori reali senza trasformare milioni di contribuenti onesti in sospettati permanenti.