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Ferrovie, Donnarumma: un disastro annunciato?

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L’estate 2026 si presenta come uno dei momenti più difficili per il Gruppo Ferrovie dello Stato guidato da Stefano Antonio Donnarumma. Ritardi, cantieri, disagi ai viaggiatori e tensioni politiche stanno alimentando un dibattito sempre più acceso sulla gestione dell’azienda.  

I vertici di FS ricordano che sulla rete ferroviaria sono attivi circa 1.300 cantieri e che il gruppo sta realizzando il più grande programma di investimenti infrastrutturali degli ultimi decenni, sostenuto anche dai fondi del PNRR. Gli investimenti già realizzati superano i 18 miliardi di euro e l’obiettivo dichiarato è arrivare a 25 miliardi entro la fine dell’estate 2026.  

Tuttavia, per milioni di pendolari e viaggiatori il dato che conta è un altro: la qualità del servizio. I continui ritardi, le modifiche alla circolazione e le interruzioni su tratte strategiche stanno generando un crescente malcontento. La situazione è diventata così delicata da spingere il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a convocare i vertici di FS per chiedere spiegazioni e misure correttive.  

A ciò si aggiungono le tensioni interne al gruppo e le recenti dimissioni di figure manageriali di primo piano, elementi che alcuni osservatori interpretano come segnali di una fase complessa per la governance aziendale.  

La questione vera

Definire Donnarumma l’unico responsabile sarebbe probabilmente una semplificazione. Molti dei cantieri oggi aperti derivano da programmi infrastrutturali avviati negli anni precedenti e dall’esigenza di ammodernare una rete ferroviaria che per decenni ha sofferto di carenze manutentive e investimenti insufficienti.  

La vera domanda è un’altra: la pianificazione dei lavori e la gestione dei servizi durante i cantieri sono state all’altezza della sfida?

Se gli investimenti producono benefici solo nel lungo periodo ma nel frattempo il servizio si deteriora pesantemente, il rischio è che cittadini e imprese perdano fiducia nel sistema ferroviario.

Una riflessione

Le Ferrovie dello Stato rappresentano una delle infrastrutture strategiche del Paese. Per questo motivo non basta annunciare miliardi di investimenti: occorre garantire anche efficienza quotidiana, puntualità, comunicazione trasparente e assistenza agli utenti.

L’estate 2026 sarà probabilmente il vero banco di prova per Donnarumma. Se i disagi verranno contenuti e gli investimenti produrranno risultati visibili, la strategia potrà essere rivendicata come una fase difficile ma necessaria. Se invece ritardi e problemi continueranno a crescere, il giudizio politico e dell’opinione pubblica potrebbe diventare molto più severo.