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Essere multitasking rappresenta davvero un’evoluzione per l’essere umano?

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MdL Giuseppe Milazzo Esperto in Orientamento Professionale e Selezione del Personale
Oggi voglio porvi una domanda che sembra scontata, ma che nasconde una trappola: essere multitasking è davvero un’evoluzione? Viviamo in un’epoca che esalta la velocità, la sovrapposizione di compiti, la risposta immediata. Ma da Esperto orientatore professionale e selezione del personale, vi dico: il multitasking non è un’evoluzione, è un’illusione adattiva.
Partiamo dalla scienza. Il nostro cervello non è fatto per elaborare più flussi complessi in simultanea. Quello che chiamiamo multitasking è, in realtà, task switching: un continuo saltare da un’attività all’altra, con un costo energetico altissimo. Ogni cambio di contesto richiede fino a 20 minuti per ritrovare piena concentrazione. E gli studi mostrano che la produttività cala del 40%. Non è evoluzione: è dispersione.
Ma allora perché crediamo di essere più efficienti? Perché il multitasking ci dà una gratificazione immediata: il cervello rilascia dopamina a ogni piccolo stimolo completato, creando una dipendenza simile a quella dei social network. Ci sentiamo occupati, attivi, indispensabili. Ma stiamo confondendo fare tante cose con fare bene una cosa.
E qui arriva il punto cruciale per il vostro futuro, cari studenti e professionisti. Il mondo del lavoro non premia chi sa fare mille cose male. Premia chi sa discernere. Le aziende cercano persone capaci di attenzione profonda, di pensiero critico, di risoluzione complessa. Il vero specialista non è chi risponde a cinque chat mentre scrive una relazione: è chi sa spegnere le notifiche e dedicare 45 minuti di focus assoluto a un problema.
Allora, dov’è l’evoluzione? Non nell’essere più veloci, ma nell’essere più consapevoli. L’evoluzione umana è sempre stata legata alla capacità di adattare l’ambiente ai nostri limiti, non di forzare i nostri limiti fino a romperli. Il multitasking è una richiesta culturale, non biologica. E come tale, possiamo e dobbiamo gestirla.
Il mio consiglio da esperto è questo: praticate il monotasking strategico. Pianificate la vostra giornata a blocchi: un’ora per lo studio, un’ora per le comunicazioni, una pausa vera. Imparate a dire “no” all’urgenza fittizia. E allenate la vostra attenzione come un muscolo, perché è lì che si gioca la vostra unicità.
In conclusione: essere multitasking non ci rende superuomini, ci rende frammentati. La vera evoluzione è riscoprire il potere della lentezza, della profondità, della presenza. In un mondo che grida “fai di più”, il coraggio più grande è dire: “ora faccio una cosa sola, e la faccio bene”.