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Emma Bonino, addio alla ragazza di Bra che sognava gli Stati Uniti d’Europa

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È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Se ne va una delle figure più riconoscibili, combattive e anticonformiste della politica italiana ed europea: radicale, ministra, commissaria europea, protagonista di mezzo secolo di battaglie civili. Una donna che non ha mai smesso di immaginare un’Europa più unita e che, per autorevolezza e storia personale, avrebbe avuto tutte le carte per arrivare al Quirinale.
Nata a Bra, in Piemonte, il 9 marzo 1948, Emma Bonino ha attraversato la storia della Repubblica senza mai scegliere la strada più comoda. L’incontro con Marco Pannella e con il Partito Radicale trasformò la sua vita in una lunga stagione di militanza.
Divorzio, aborto, diritti delle donne, libertà individuali, giustizia, carceri, lotta alla pena di morte, diritti umani: Bonino ha combattuto battaglie che spesso cominciavano quando erano ancora minoritarie e impopolari.
Ma ridurla alle sole battaglie radicali sarebbe ingiusto. La sua dimensione era profondamente europea e internazionale. È stata commissaria europea, parlamentare europea, ministra per le Politiche europee e poi ministra degli Esteri. Portava nella politica italiana un’idea precisa: l’Europa non doveva rimanere soltanto un’unione economica di Stati, ma diventare una vera comunità politica.
Il sogno europeo
Gli Stati Uniti d’Europa sono stati probabilmente il grande sogno politico della sua vita.
Per Bonino sovranità europea, diritti individuali e Stato di diritto erano parti dello stesso progetto. Un’Europa incapace di decidere insieme su politica estera, difesa, immigrazione ed economia sarebbe rimasta, nella sua visione, incompiuta.
Una posizione che oggi, davanti alle guerre e alle nuove tensioni geopolitiche, assume un significato ancora maggiore.
Una donna libera
La vita di Emma Bonino è stata anche una storia personale fuori dagli schemi. Gli affetti, le amicizie, le passioni e i dolori non furono mai utilizzati per costruire un personaggio pubblico.
Perfino la malattia, quando nel 2015 annunciò di avere un tumore al polmone, venne affrontata pubblicamente senza retorica. Continuò a partecipare alla vita politica e alle sue battaglie.
Negli ultimi giorni le sue condizioni si erano nuovamente aggravate. Era stata ricoverata per una crisi respiratoria; ancora il 10 settembre era stata trasferita dalla terapia intensiva in una struttura privata, con un quadro clinico definito delicato.
Quel Quirinale mai raggiunto
Più volte il nome di Emma Bonino è stato indicato tra quelli possibili per la Presidenza della Repubblica.
Non arrivò mai al Colle.
Eppure pochi politici italiani potevano vantare contemporaneamente la sua esperienza parlamentare, europea, governativa e internazionale.
Si poteva essere in disaccordo con molte delle sue battaglie. Ed è proprio questo il punto: Emma Bonino non ha mai costruito la propria storia cercando di essere unanimemente approvata.
Il Quirinale avrebbe potuto rappresentare il riconoscimento istituzionale di una vita trascorsa nelle istituzioni senza rinunciare alla libertà di contestarle.
L’eredità
Oggi non scompare soltanto una protagonista della politica italiana.
Scompare una rappresentante di quella generazione per la quale la politica era innanzitutto battaglia di idee, militanza, rischio personale e capacità di sostenere una posizione anche quando sembrava destinata alla sconfitta.
Dalla ragazza di Bra alla Commissione europea, dal Partito Radicale alla Farnesina, dalle campagne per i diritti civili alla difesa dell’integrazione europea, Emma Bonino ha percorso una strada difficilmente replicabile.
Rimane soprattutto il suo sogno più grande: un’Europa capace di diventare finalmente una comunità politica, democratica e federale.
Emma Bonino non vedrà quegli Stati Uniti d’Europa per i quali ha combattuto.
Ma se un giorno nasceranno davvero, una parte della loro storia porterà inevitabilmente anche il suo nome.
Addio Emma. Ragazza di Bra, radicale, europea. Una donna libera fino alla fine.