DI GIUSEPPE DI GIACOMO E BENJAMIN LERCH
Il turismo crea numerose opportunità di lavoro, che spesso non richiedono un alto livello di istruzione. Tutto ciò influenza le scelte dei giovani in fatto di educazione. Può facilitare l’accesso agli studi, ma può incentivare l’abbandono dell’università.
Turismo e istruzione
Il turismo è un settore chiave dell’economia italiana. Contribuisce all’incirca al 13 per cento del Pil e si stima che nel comparto siano impiegate tra 1,1 e 1,7 milioni di persone, pari a circa il 7 per cento della forza lavoro, con importanti fluttuazioni stagionali e variazioni tra le province italiane.
La maggior parte dei lavori legati al turismo si concentra nel settore dei servizi, come la ristorazione e i servizi alberghieri, dove spesso non è richiesta una laurea. Infatti, come illustrato in figura 2, meno del 7 per cento dei lavoratori nel settore turistico possiede un titolo universitario, mentre circa un terzo non ha conseguito il diploma.
La forte crescita del turismo negli ultimi anni sia in Italia, con oltre 450 milioni di presenze nel 2024, sia a livello globale potrebbe portare molti giovani a interrogarsi sull’opportunità di investire nella propria istruzione universitaria. Qui analizziamo come l’esposizione alle opportunità lavorative nel settore turistico influenzi le scelte educative dei giovani.
In un nostro recente studio abbiamo infatti esplorato queste dinamiche, analizzando l’impatto dei flussi turistici dall’estero sulle iscrizioni universitarie e sul numero di nuovi laureati a livello provinciale in Italia tra il 2010 e il 2019.
Un fenomeno difficile da studiare
L’analisi degli effetti del turismo è stata a lungo trascurata nella letteratura economica, poiché il settore è spesso considerato marginale nelle economie avanzate e la sua valutazione presenta notevoli sfide metodologiche. La forte interconnessione con altri settori economici e con l’andamento dell’economia globale rende complesso isolare gli effetti del turismo, che possono essere facilmente confusi con quelli di altri shock economici.
Per superare queste difficoltà e identificare una relazione causale tra l’afflusso di turisti stranieri e le scelte educative dei giovani italiani, il nostro studio sfrutta una variazione esogena negli arrivi: l’aumento temporaneo del turismo in Italia determinato da uno o più attacchi terroristici all’estero. Poiché questi eventi sono imprevedibili e indipendenti dall’economia locale italiana, offrono un valido metodo per analizzare gli effetti del turismo. Senza entrare nei dettagli, la nostra misura sfrutta il principio secondo cui un attentato terroristico in un paese estero, come la Francia, provoca una riduzione dei flussi turistici verso quella destinazione e, probabilmente, un aumento verso altre alternative, tra cui l’Italia. All’interno del nostro paese, le zone con una composizione turistica simile a quella francese saranno quelle su cui i flussi si orienteranno, poiché i turisti tendono a preferire le aree già popolari tra i loro connazionali. La figura 3 illustra graficamente questa logica.
Questa misura di esposizione agli attacchi terroristici predice in modo efficace l’aumento degli arrivi nelle province italiane. La figura 4 mostra l’andamento dell’effetto della nostra misura sui flussi turistici provinciali nei periodi precedenti e successivi allo shock. Al tempo zero, in corrispondenza dell’attacco terroristico, gli arrivi aumentano. Tuttavia, l’effetto, come lo shock che lo genera, è temporaneo e si attenua nell’arco di un paio d’anni.
Calano iscrizioni e lauree
Lo studio mostra che un aumento dei flussi turistici in una provincia italiana aumenta l’occupazione nel settore turistico. Le nostre stime indicano che un incremento di 21mila turisti, pari all’aumento medio annuo registrato a livello provinciale tra il 2010 e il 2019, genera 18 nuovi posti di lavoro nel settore. Tuttavia, l’espansione dell’occupazione in un comparto a bassa qualifica, che raramente richiede una laurea, ha determinato un aumento del costo opportunità dell’istruzione universitaria, ossia il reddito a cui uno studente rinuncia proseguendo gli studi. Di conseguenza, si registra una riduzione temporanea delle iscrizioni all’università di circa quattro studenti per provincia (figura 5). L’effetto è particolarmente pronunciato nelle iscrizioni a corsi di materie umanistiche e scienze sociali. La nostra ricerca evidenzia poi che la crescita del turismo riduce il numero di nuovi laureati (figura 5), un fenomeno riconducibile sia alla crescita degli abbandoni universitari sia a un allungamento dei tempi di completamento degli studi.
La ricerca mostra che gli incrementi temporanei dei flussi turistici non sempre hanno effetti persistenti sulle scelte educative (figura 5). Come documentato nel paper, è particolarmente evidente tra gli uomini, che posticipano gli studi universitari per sfruttare le condizioni favorevoli nel mercato del lavoro, ma spesso li riprendono in un secondo momento. Al contrario, per le donne l’impatto appare più duraturo: una volta interrotto il percorso universitario, è meno probabile che riprendano gli studi, anche quando il boom turistico si attenua, con potenziali implicazioni a lungo termine per la partecipazione femminile al mercato del lavoro qualificato.
L’obiettivo di aumentare il numero dei laureati
Lo studio evidenzia come shock economici positivi, come l’aumento dei flussi turistici, possano comportare costi inattesi. Tuttavia, la natura aggregata dei dati analizzati nella nostra ricerca non permette di determinare se la decisione di abbandonare il percorso educativo sia ottimale o meno per gli individui coinvolti. Ciò che è certo è che i risultati contrastano con gli obiettivi strategici dell’Italia, che registra una quota di laureati nella fascia 25-34 anni inferiore di 15 punti percentuali rispetto alla media europea. Il paese mira ad aumentare il numero di laureati, in linea con la Risoluzione del Consiglio europeo e con le priorità di investimento dei fondi europei relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Fonte: Lavoce è di tutti: sostienila!