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Dl Lavoro: salario giusto, sgravi under 35 e rider

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Il Senato ha confermato la fiducia sul decreto Lavoro con 94 voti a favore, 61 contrari e 2 astenuti. Il provvedimento, già licenziato dalla Camera, diventa così legge.
Il testo ruota principalmente attorno all’introduzione del salario “giusto”, ovvero un trattamento economico complessivo con retribuzioni non inferiori ai minimi tabellari stabiliti dai principali contratti collettivi nazionali. Il decreto si configura, insomma, anche come una risposta politica del governo alla questione del salario minimo portata avanti dalle minoranze, che negli scorsi anni hanno depositato un testo che parlava di minimo 9 euro l’ora.
“Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora, favorire nuove occupazioni, premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità. Lo facciamo introducendo il principio del salario giusto e intervenendo sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi, incentivando le assunzioni per giovani e donne, favorendo la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastando sfruttamento e caporalato digitale”, commenta sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il decreto proroga fino al 31 dicembre la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato degli under 35. L’incentivo, che vale per un periodo di 24 mesi, consiste in uno sgravio totale fino a 500 euro mensili se gli assunti sono privi di lavoro e rientrano tra i soggetti svantaggiati. Lo sgravio si amplia fino a 650 euro se l’assunzione ricade nella Zes Unica.
Disposto uno sgravio contributivo fino all’1% nel limite di 50mila euro annui per le annualità 2026-2028 a beneficio delle aziende che favoriscono la conciliazione lavoro-famiglia.
Il provvedimento contiene anche delle norme che prevedono maggiori tutele per i rider contro il caporalato digitale: verifica dell’identità on line, trasparenza dell’algoritmo.
Quanto alla previdenza complementare, torna al 50% la quota che può essere percepita in capitale al momento del pensionamento, la manovra la aveva portata fino al 60% del montante contributivo. (AGI)