Il presidente di Confedercontribuenti chiede verifiche sulle imprese, sui professionisti incaricati, sulle fideiussioni e sullo stato delle opere pubbliche: «Il Governo presenti tempi certi, dati accessibili e responsabilità precise»
A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 devastò Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e numerosi comuni dell’Italia centrale, il primo dovere delle istituzioni è ricordare le 299 vittime e rispettare il dolore delle comunità. Ma la memoria, sostiene Carmelo Finocchiaro, presidente di Confedercontribuenti, non può trasformarsi nell’ennesima cerimonia priva di risposte concrete.
«La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non utilizzi questo anniversario per una passerella istituzionale. Dopo dieci anni, cittadini, famiglie e imprese non hanno bisogno di promesse o autocelebrazioni: chiedono case ricostruite, opere pubbliche completate, legalità e trasparenza nell’impiego delle risorse dello Stato», dichiara Finocchiaro.
Il sisma interessò un territorio di circa ottomila chilometri quadrati, comprendente 138 comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, provocando danni stimati in circa 28 miliardi di euro. La stessa struttura commissariale ha riconosciuto negli anni l’esistenza di ritardi e di troppe “false partenze”. Nel maggio 2026 è stato presentato il badge digitale di cantiere, destinato a rafforzare tracciabilità e controlli, ma la sua applicazione è stata prevista in maniera graduale, partendo dai cantieri pubblici e privati superiori a 500 mila euro. (Struttura commissariale Sisma 2016�)
Per Confedercontribuenti, gli strumenti annunciati non sono sufficienti se non vengono accompagnati dalla pubblicazione completa e facilmente consultabile dei dati riguardanti imprese affidatarie, subappaltatori, professionisti, garanzie finanziarie, avanzamento dei cantieri, importi liquidati e scostamenti rispetto ai cronoprogrammi.
«Non è accettabile – prosegue Finocchiaro – che una parte dei progetti per la ricostruzione privata rimanga per tempi eccessivi negli studi professionali o nei passaggi burocratici, senza che i proprietari possano conoscere con precisione responsabilità e scadenze. Occorre verificare ogni incarico fermo, distinguendo i ritardi imputabili ai tecnici da quelli determinati dagli uffici o dalla complessità delle procedure».
Particolare preoccupazione riguarda il fenomeno delle fideiussioni contraffatte o emesse da soggetti non autorizzati. Nel 2025 lo stesso commissario Castelli aveva affrontato la questione con l’Ivass, richiamando il rischio rappresentato da documenti falsificati e garanti insolventi. L’Ivass ha inoltre segnalato casi di documenti contraffatti intestati a compagnie estere, compresa una società romena. Ciò, tuttavia, non dimostra automaticamente che simili garanzie siano state impiegate nei cantieri del sisma: proprio per questo Confedercontribuenti domanda una verifica pubblica e puntuale. (Commissario Sisma 2016–Ivass�, Banca d’Italia�)
«Chiediamo che tutte le fideiussioni presentate a garanzia di anticipazioni, contributi e contratti finanziati con denaro pubblico siano controllate direttamente presso gli organismi di vigilanza e gli emittenti. Bisogna accertare se siano state utilizzate garanzie false, contraffatte o prive di effettiva copertura e, in caso affermativo, individuare immediatamente beneficiari, intermediari e responsabilità».
Confedercontribuenti chiede al Governo:
la pubblicazione dello stato di ogni opera pubblica, con importi, affidatari e tempi di completamento;
un’anagrafe accessibile di imprese, subappaltatori e professionisti coinvolti;
la verifica straordinaria di tutte le fideiussioni;
termini vincolanti per la presentazione e l’istruttoria dei progetti privati;
controlli coordinati di Anac, Guardia di finanza, Ivass e strutture antimafia;
una relazione al Parlamento sulle opere ferme, sui ritardi e sulle risorse effettivamente spese.
«La ricostruzione non può rimanere prigioniera della burocrazia, delle inefficienze o di possibili zone grigie. Se il commissario Guido Castelli non è in grado di garantire risultati verificabili, trasparenza pienamente operativa e tempi certi, deve lasciare l’incarico. Il Governo faccia subito chiarezza: quei territori appartengono ai cittadini, non agli apparati, alle clientele o all’illegalità», conclude Finocchiaro.