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Crisi d’impresa, Finocchiaro: «Non diventi un business sulla pelle di cittadini e aziende indebitate»

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Il presidente di Confedercontribuenti chiede compensi sostenibili, piena trasparenza sui costi e un atteggiamento collaborativo dell’Agenzia delle Entrate: «L’obiettivo delle procedure deve essere il risanamento, non l’aggravamento del debito»

«Le procedure per affrontare la crisi d’impresa e il sovraindebitamento non possono trasformarsi in un business riservato a professionisti e associazioni, finanziato sulla pelle di cittadini e imprenditori già in grave difficoltà economica». Lo afferma Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Secondo Finocchiaro, gli strumenti previsti dalla legge rappresentano un’opportunità importante per salvare imprese ancora produttive, tutelare i posti di lavoro e consentire alle famiglie sovraindebitate di recuperare una prospettiva di normalità. Il loro accesso, tuttavia, rischia di essere compromesso da costi iniziali, parcelle e tariffe spesso incompatibili con le effettive condizioni economiche del debitore.

«I professionisti chiamati a gestire queste procedure svolgono un’attività complessa e devono essere remunerati adeguatamente. Ma i compensi devono essere proporzionati all’indebitamento, al reddito disponibile e alla reale capacità di pagamento. Chi non riesce più a pagare mutui, fornitori, imposte o contributi non può essere costretto a contrarre nuovi debiti soltanto per accedere a una procedura di risanamento».

Confedercontribuenti propone l’introduzione di criteri tariffari chiari, trasparenti e uniformi, accompagnati dalla possibilità di rateizzare i compensi. Occorre inoltre garantire una valutazione preliminare gratuita o a costo contenuto, affinché il cittadino o l’imprenditore possa conoscere, prima di assumere qualsiasi impegno, la fattibilità della procedura, i suoi costi complessivi e i risultati concretamente raggiungibili.

«Non servono fabbriche di pratiche né promesse irrealizzabili. Servono competenza, responsabilità e una verifica rigorosa della sostenibilità dei piani. Le associazioni non possono limitarsi a intercettare il disagio economico per poi indirizzare le persone verso percorsi costosi e incerti», sottolinea Finocchiaro.

Un richiamo preciso viene rivolto anche all’Agenzia delle Entrate e agli enti della riscossione.

«L’amministrazione finanziaria deve tutelare il credito pubblico, ma non può mettersi di traverso davanti a proposte serie, documentate e concretamente sostenibili. Opposizioni pregiudiziali, rigidità burocratiche e ritardi nelle risposte rischiano di far fallire imprese che potrebbero essere salvate, riducendo anche le possibilità dello Stato di recuperare almeno una parte dei propri crediti».

Per Confedercontribuenti, l’interesse pubblico non consiste nel pretendere somme che il debitore non potrà mai versare, ma nel favorire accordi realistici che consentano la continuità delle attività economiche, la tutela dell’occupazione e il graduale rientro dall’esposizione fiscale.

«La crisi d’impresa non deve diventare un nuovo mercato per pochi. Deve essere uno strumento di legalità economica e di ripartenza. Chiediamo al Governo un tavolo con associazioni realmente rappresentative, ordini professionali, magistratura e amministrazione finanziaria per definire tariffe sostenibili, controlli efficaci e tempi certi. Salvare un’impresa sana dalla morsa dei debiti significa salvare lavoro, competenze e risorse per l’intera collettività», conclude Finocchiaro.